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Mandich: la materia trasmutata attraverso l’energia primitiva

La materia che esplode e torna in vita. E narra quella di un artista artigiano, Jacopo Mandich, che scolpisce e incastona, la storia di ogni materiale e quelle che ne nascono.

Mandich racconta il passato e il futuro attraverso legno e metallo, con l’abilità dello scultore e l’animo del poeta. Jacopo Mandich, romano laureatosi in Scultura presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma, è un artista emergente la cui forza espressiva divampa nel contesto scultoreo contemporaneo assopito.

Secondo il mito australiano sull’origine del mondo -ben sviscerato da Bruce Chatwin nelle Vie dei Canti- gli Antenati, risvegliati dal sole, iniziarono a camminare e, muovendo un passo dietro l’altro, diedero il nome a ogni cosa, cantando ogni albero, ogni pietra, ogni roccia presente in natura, intessendo dei versi e collegando tutti gli elementi del mondo in piste musicali, attribuendo significato a ciascuno di essi.

L’energia primitiva impressa nelle opere di Jacopo Mandich riporta l’attenzione sulla materia che, lavorata dalla mano dell’artista, è in grado di raccontare le vicende del passato, di riportare il proprio contenuto in superficie: la storia primordiale, deposita all’interno delle pietre, del legno, del ferro e dei vari materiali sui quali Mandich interviene, viene liberata dallo scultore, così che gli elementi possano tornare a risuonare di nuovo, in eterno, come i versi degli aborigeni, che “avvolsero il mondo intero in una rete di canto”.

“La materia contiene un enorme potere evocativo, comunicativo e un legame atavico con l’essere umano;

 l’interazione con questo elemento comporta l’ascolto e la trasformazione ed è questa per me l’alchimia,

la trasmutazione dell’essenza eterica dell’elemento.”

Jacopo Mandich instaura un dialogo con la materia e, ascoltandola, lascia che l’istinto lo conduca a realizzare la sua opera: ferro, legno e pietra emanano vibrazioni che echeggiano all’interno dell’artista, capace di tradurre in forma compiuta i suoni suggeriti dalla pietra grezza. Una poetica giocata sui contrasti, riflesso del dualismo che egli stesso sente come urgente dentro di sé: legno e ferro, materiale naturale e materiale industriale, caldo e freddo, forma sinuosa e spigolosa sono elementi legati e cuciti insieme a rappresentare la pluralità della natura.

La sinergia che l’artista riesce a trasmettere nella sua opera richiama l’eterna lotta degli elementi opposti, giungendo infine alla sintesi delle due anime dell’arte: terra e cielo, vecchio e nuovo, istinto e razionalità, apollineo e dionisiaco, dopo essersi affrontati, convivono pacificamente nei detriti messi insieme da Mandich. I materiali opposti si tengono saldamente gli uni agli altri, cuciture senza strappi di due frammenti diversi eppure parti del medesimo intero. L’artista, mediante le sue forme variegate, coglie la molteplicità e la diversificazione degli elementi presenti in natura e racconta il rapporto della dicotomia che caratterizza il mondo e l’uomo che lo abita.

Forme sferiche che con aperture e frammentazioni fanno da eco ad Arnaldo Pomodoro, creature antropomorfe che interagiscono l’una con l’altra e con il fruitore, linee dure intrecciate a curve morbide, ma anche fili di metallo che abbracciano un legno sapientemente lavorato, tanto da apparire come la cera sciolta delle ali di un Icaro volato troppo vicino al sole. È questa l’arte di Jacopo Mandich che, come un giovane alchimista, tenta di conquistare l'onniscienza e creare la panacea universale, per sanare, forse, il dolore che deriva dalla difficoltà di conciliare il dualismo insito nello spirito umano.

Jacopo Mandich, romano, ha risentito dell’atmosfera della città eterna, culla della nostra civiltà. L’energia che permea la sua opera - e che l’artista immette nelle sue sculture mediante un approccio di meditazione e riflessione sul materiale- ha un alone trascendentale e mistico, che rimanda alla primordialità, alle origini, conducendo a un linguaggio essenziale, ludico e talvolta
grottesco.

Le origini, richiamate dall’opera di Mandich, sono dovute non solo alle forme che egli crea, ma anche all’ecosostenibilità dei materiali impiegati, di scarto.

“Utilizzo per lo più materiali di riciclo, scarti, elementi che hanno già passato molte vite e che sono spesso considerati esauriti e senza utilità. Io invece li vedo pieni di risorse, potenzialità e suggestione; mi piace molto lavorare con materiali ai margini della società, mi sembra di gravare meno sulle risorse globali e coadiuvare lo smaltimento riportando alla vita la materia sepolta.”

Dare una nuova possibilità, in un’esplosione di vita giovane.

L’intento dell’artista-alchimista di arrivare alla creazione di una pietra filosofale che garantisca la vita eterna è compiuto. Forse Mandich è un Antenato del nostro tempo, illuminato da una luce che lo guida alla creazione, che lo fa “cantare” con la sua arte e portare alla vita materiali che -da vecchi- assumono una forma appena nata, raccontando una storia mai esistita e un nuovo pezzo di mondo, che riecheggerà per sempre nell’intreccio musicale delle vie dei canti.

 

Per maggiori informazioni: 

http://www.jacopomandich.com/it/

 

 

Daniela Ficetola

 

Redazione Nerospinto

Sito web: www.nerospinto.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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