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Johann Wolfgang von Goethe, Meditazioni sulla Natura

“Se le scimmie arrivassero a provare la noia, potrebbero diventare uomini”. Le acute e argute riflessioni sulla Natura costarono l’indice, e per taluni anche la vita, ai filosofi e ai maestri del pensiero al confine fra età moderna, Rinascimento, Illuminismo.

“Tutte le leggi sono tentativi di approssimarsi alle intenzioni dell’ordine morale cosmico del mondo e della vita”. Alcuni incapparono nel braccio secolare della Chiesa, e per loro fu notte infinita. Da Giordano Bruno a Giulio Cesare Vanini (nel 2019 cadono i 400 anni dall’esecuzione sulla piazza di Tolosa), per i quali la Natura si identificava quasi in un’altra divinità, filologicamente alternativa ma pur’essa ammantata di una sua ricca semantica. Ma i Lumi incalzavano, alla fine prevalsero: si entrò in un’altra civiltà. “Il secolo ha progredito, però ogni singolo individuo deve ricominciare tutto da capo”.

Spirito inquieto, e prima di tutto libero, come solo i tedeschi sanno essere, un paio di secoli dopo J. W. Goethe (1749-1832) volle riflettere di suo, riallacciandosi idealmente sia ai pensatori spinti sui roghi con l’accusa strumentale, talvolta amena, quasi sempre posticcia, di eresia o di stregoneria, che a quelli dell’età arcaica e poi classica greco-romana (da Lucrezio a Virgilio e Columella). “Ne è di voi come del mare a cui si danno tanti nomi diversi, ma che in fondo resta poi sempre acqua salata”. L’opera del poeta romantico tedesco (come di Leopardi) è sconfinata oltre che sommamente polisemica e contaminata. A scuola non ce ne somministrano che dosi esigue, lasciandoci con un’arsura colpevole. “Una pianta singolare è l’olivo. Si presentano come i salici, ma perdono il loro midollo mentre la corteccia si screpola da cima a fondo. Con tutto questo hanno un aspetto vigoroso. Dal legno stesso si vede che l’albero stesso cresce lentamente e che la sua fibra è oltremodo fine. Le foglie son come quelle dei salici, ma i rami ne portano poche”. Destrutturandola, si colgono interfacce che emozionano, riducono al silenzio.

Come queste riflessioni di Goethe (sarebbe bello estrapolare un giorno anche il Leopardi politico), "Meditazioni sulla Natura“ (La contemplazione della Natura è senza fine), Piano B Edizioni, Prato 2018, pp. 160, euro 12, 00 (collana “Elementi”, ottima curatela di Leda Fiaschi). Goethe iniziò a interessarsi della Natura nel 1786 col saggio “Metamorfosi delle piante”. La vedeva come unità in movimento, in formazione. Fosse nato qualche tempo prima, sarebbe finito pure lui dinanzi ai giudici in abito talare (in fondo anche Lutero era tedesco). Sarebbe bastato questo pensiero a ficcargli al collo la mordacchia e fargli trapanare la lingua da un grosso chiodo, ammonimento per gli spiriti liberi e pensanti: “Vorremmo considerare come una grazia della natura il fatto che essa – siccome l’uomo in generale può giungere soltanto a concetti imperfetti – ha permesso all’uomo di soddisfarsi della propria limitatezza”. Un libro godibilissimo e attuale, poiché gli integralismi oggi hanno altre facce e nature, non meno perverse e devastanti laddove trovano adepti e aedi, più perfidi della gramigna.

Francesco Greco

 

Redazione Nerospinto

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