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L’arte per la rigenerazione urbana e culturale

Un’arte che sempre più spesso si appropria di spazi abbandonati o dismessi, pubblici e privati, per farli rivivere attraverso la produzione artistica e culturale.

Da qualche anno si sta assistendo ad una sempre maggiore appropriazione di spazi pubblici o privati per destinarli alla produzione culturale: da gallerie d’arte allestite su barche, ex bunker o stabilimenti industriali, l’arte porta nuova vita in spazi abbandonati o dal passato difficile, per la riqualificazione urbana e la rigenerazione sociale e culturale.

Si tratta soprattutto di arte di strada, ma non solo: sicuramente la street art, fenomeno con cui è cominciata la riqualificazione di spazi urbani o periferici e la diffusione di un concetto di arte pubblica, condivisa e democratica, ha esteso l’idea che esporre lavori artistici al di fuori delle gallerie non fosse un crimine.

I primi esempi virtuosi sono i lavori di decorazione di spazi pubblici o comunque riconducibili a contesti urbani, quali, tra gli altri, quelli della metropolitana di Stoccolma e dell’Underbelly di Parigi, galleria sotterranea e “segreta” decorata da una decina di street artist che hanno delineato un percorso suggestivo fatto di murales che percorrono tutte le pareti del tunnel.

Ma le iniziative più ardite sono quelle che interessano luoghi veramente non convenzionli: gli artisti norvegesi Urd Pedersen e Liv Ertzei nel 2015 hanno aperto Slursula, una galleria su una barca attraccata al porto di Oslo; mentre Tito’s ARK è un ex-bunker di 6.500 metri quadri, costruito per proteggere il presidente Tito da possibili attacchi nucleari durante la guerra fredda, situato in Bosnia, che si è trasformato in uno spazio espositivo.

Destinato ad accogliere 350 persone dell’élite politica e militare di Tito, fu completato nel 1979 al costo astronomico di 4.6 milioni di dollari, corrispondenti oggi a 10 milioni. Dalle ceneri della guerra il luogo è risorto per ospitare le opere di 44 artisti da tutto il mondo: un tunnel labirintico che si estende per metri e metri, ospitando anche, dal 2017 per la prima edizione, una Biennale di Arti Contempoaree.
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L’arte come strumento di riqualificazione, ma anche di “profanazione”: nella città asturiana di Llanera i graffiti sono arrivati a decorare le pareti della chiesa sconsacrata di Santa Barbara.
Violazione sì, ma salvifica anche in questo caso: l’opera dell’artista Okuda San Miguel ha salvato la basilica dalle condizioni di degrado a cui era abbandonata da anni, grazie soprattutto ad un progetto di fundraising online e dai finanziamenti stanziati dal marchio Redbull, che hanno dato nuova vita alla struttura.

Il santuario è stato trasformato in uno skate park e le sue mura sono state dipinte dai meravigliosi murales dell’artista. Il risultato è un vero gioiello: ogni superficie è stata coperta da volti caleidoscopici in un tripudio di colori sgargianti.

Ma da qualche anno a questa parte sono molti gli spazi che sono stati convertiti a centri di produzione culturale a partire da luoghi abbandonati o dismessi, soprattutto nelle sedi di vecchi stabilimenti: il Centro per l’Arte Contemporanea Winzavod di Mosca ad esempio, nasce da un’ex fabbrica per la produzione e l’imbottigliamento del vino, un complesso post-industrale di grandi dimensioni che ospita oggi diverse gallerie d’arte e fotografia, oltre che studi per artisti.

Artbahnhof a Milano ha sede nell’ex stabilimento produttivo dell’azienda Sozzi Calze: dopo lunghi lavori di rinnovamento e ristrutturazione, lo spazio ha preso vita, contribuendo alla rinascita del quartiere NoLo, uno dei distretti emergenti della città.

L’arte è finalmente pronta per appropriarsi di spazi inutilizzati, ma anche di quelli che sono sotto i nostri occhi ogni giorno; è pronta ad invadere la città e le sue strade, entrare nei luoghi di aggregazione oppure renderli tali: verso un’arte pervasiva, democratica e diffusa.

 


Daniela Ficetola

Redazione Nerospinto

Sito web: www.nerospinto.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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