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I nuovi onnivori – la gioia di mangiare tutto” è l’ultimo libro di Roberta Schira, scrittrice e giornalistica gastronomica, che ha voluto ergersi contro la disinformazione diffusa in ambito culinario.

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Mercoledì, 30 Novembre 2016 11:26

Antica Osteria La Rampina: una cena a quattro mani

Si terrà presso il ristorante Antica Osteria La Rampina di San Giuliano Milanese, l’evento Cucina & Kitchen - due idee di cucina a confronto.

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Roberta Schira è una scrittrice, gourmande, ma soprattutto, “psicologa del gusto”.

Pubblicato in Tête-à-tête
Lunedì, 02 Dicembre 2013 11:00

LO YOGA: TRA TRADIZIONE E VIVERE CONTEMPORANEO

Lo Yoga rappresenta, più che una disciplina, un'esperienza dinamica e interiore di una contemporaneità senza pari.

A differenza dei meri esercizi ginnici lo Yoga tradizionale mette il praticante in una condizione di stabilità e piacere sia fisici che mentali, portandolo a comprendere che ciò che si cerca è sempre all'interno e non all'esterno del proprio essere.

 

Non a caso lo Yoga, nel corso dei secoli, è stato, ed è tutt'ora, una perfetta e felice fusione del Sé con il corpo, i sensi, la mente e l'intelletto. E' una pratica che trascende il fisico pur non dando meno importanza a quest'ultimo; per il raggiungimento di uno stato mentale e psicologico ottimale, il praticante ha bisogno che il proprio corpo sia in perfetta salute.

Le Asana tradizionali, antiche forme che prendono vita sul nostro corpo, sono la chiave d'accesso a uno stato di piacere più profondo permettendo alla mente di fidarsi maggiormente del proprio sistema muscolare e allo stesso tempo di creare spazio in una testa che, spesso è volentieri, è come una stanza affollata da “ciafrusaglie di sorta”.

 

Le Asana che ci sono state tramandate insegnano un altro importante concetto: assumere qualsiasi forma, da un albero a un bastone a un triangolo, quando lo si desidera.

Lo Yoga tradizionale è un metodo di evoluzione spirituale, anche se le sue tecniche possono essere benefiche per il trattamento di molti disturbi e, se sufficienti, sono preferibili alle terapie violente con controindicazioni di genere. Lo spirito dello Yoga è un orientamento alla propria vita che non si interrompe una volta usciti dalla sala di pratica. Per questo i testi classici pongono all'inizio del cammino dello Yoga alcune regole di comportamento fra le quali, molto nota in Occidente, vi è la non-violenza.

 

L'uomo contemporaneo, purtroppo, vive bombardato fin dalla sua nascita da stimoli estremamente invasivi che, man mano, lo allontanano dalle sue meravigliose e innate qualità.

 

Si cerca sempre qualcosa “fuori”,nel mondo esterno, non capendo che, alla fine, una risposta o una soluzione risiedono, e sempre risiederanno, all'interno del proprio corpo, del proprio io, del proprio respiro e della propria mente.

Basta cambiare il punto di vista dal quale si guardano i problemi. Cambiare il “buco della serratura”, spesso troppo piccolo e limitato, dal quale si spiano intimoriti le proprie paure.

Il cittadino contemporaneo ha dis-imparato ad ascoltare i propri sensi e a sfruttarli al massimo per cambiare le proprie vedute e per realizzare che alcune azioni sono meramente dettate da automatismi imposti dalle regole sociali.

 

Lo Yoga, offrendosi come pratica che mira all'evoluzione spirituale umana, non fa altro che aiutare a cambiare lo sguardo con cui osserviamo i problemi, l'udito con cui ascoltiamo la nostra coscienza, la parola con la quale comunichiamo all'esterno, il tatto con cui sentiamo lo stress della vita di tutti i giorni. Lo Yoga non regala una bacchetta magica per risolvere i problemi ma un nuovo modo di guardarli.

Assieme alla pratica ci sarà anche un miglioramento di alcuni problemi legati al nostro corpo fisico, non dimentichiamo che la colonna vertebrale e le fasce muscolari giocano un ruolo chiave nella pratica yogica. E' l'unione di tutte queste parti che fa dello Yoga tradizionale uno strumento preziosissimo nelle società occidentali.

Il praticante riscopre il piacere di ricollegarsi con se stesso, di sviluppare concentrazione e rilassamento che lo aiutano a focalizzare la propria attenzione sul presente, portandolo a uno stato mentale più “arioso” e recettivo.

 

 

 

Namasté,

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando_ Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Molte volte si crede che,per riuscire a cogliere i veri cambiamenti o benefici portati dallo Yoga, il praticante debba assolutamente assumere posizioni complicatissime piuttosto che saper toccare con le punte delle dita i propri piedi, esser snodatissimo, ecc ecc.

 

Ebbene. No, non è affatto così.

 

Sono anche i piccoli gesti, le Asana più semplici e i movimenti più lineari e naturali, a  portare piacere e qualità mentale all'interno del corpo.

Si pensi al fatto che quasi nessun esser umano, tanto meno un uomo occidentale, che non è abituato fin da piccolo alla pratica dello Yoga, può svolgere tutte le Asana della tradizione e quelle di nuova concezione ideate in tempi più moderni.

 

Allora, domando, solo chi è più flessibile o snodato può cogliere i significati della pratica dello Yoga e capirne l'essenza?

 

Ennesimo no. Non è affatto così.

 

La straordinarietà dallo Yoga, o uno dei suoi addendi considerati tali, sta nel fatto che ogni essere umano ,a qualsiasi livello fisico si trovi, riesce ad accedere a uno stato mentale diverso, a un benessere psichico potenziato e anche a una condizione fisica che, man mano, migliora nel tempo.

Perché?

 

Perché la vera differenza della pratica non risiede nel riuscire ad eseguire tutte le posture bensì nell'atteggiamento con cui le si eseguono.

Alcuni atteggiamenti possono essere:

-       realizzare che la dimensione in cui si pratica è il presente

-       tutti e 5 i sensi sono sull'attenti e recettivi

-       attenzione mentale, quasi analitica, sui movimenti e gesti che si compiono

-       visualizzazione dei canali energetici che si attivano respirando

-       attenzione al respiro

-       vacuità della mente nel momento della pratica

 

Ho citato qualche caratteristica fisica per caso?

 

Ennesimo no. Perché il fisico risulta esser uno strumento strettamente dipendente dalla mente e, di conseguenza, anche ai blocchi inconsci che pian piano si sviluppano nella propria vita.

Si può considerare il corpo come un giocattolo e la mente come le batterie che lo attivano: se queste sono scariche il giocattolo va a rilento o si ferma del tutto. Se le batterie non vengono inserite per un tot di tempo si corre il rischio che il gioco non riparta più.

 

Ovviamente non voglio nascondere il fatto che anche una determinata predisposizione fisica può aiutare nella pratica ma attenzione.

Per chi riesce ad eseguire tutte le Asana o la maggior parte di esse il quesito è un altro: quanto si eseguono con consapevolezza? Le Asana sono soggette a un certo grado di automatismo dato che si è arrivati a una certa flessibilità corporea e quindi si possono eseguire anche se si sta pensando a cosa cucinare per cena?

 

Quando Patanjali dice che le Asana devono esser stabili e comode di certo non diceva: si, risveglia il sistema muscolare che poi magari puoi pensare ai fatti tuoi mentre pratichi!

 

E' più recettivo un allievo che sembra un “insetto incriccato” all'esterno ma che lavora bene sulla propria mente che un allievo “circense” che esegue le Asana a comando.

 

Namaste,

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando_ Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Mercoledì, 02 Ottobre 2013 12:30

Risveglio muscolare con lo Yoga

Probabilmente uno degli ostacoli per chi guarda la pratica dello Yoga dall'esterno è sicuramente quello di vedere complicatissime posizioni e contorcimenti vari facendo pensare subito che non ci si potrà mai piegare o esser flessibili abbastanza per eseguire determinate Asana.

 

Complici anche le immagini che raccontano solo di esperti praticanti e non, magari, di una normale casalinga in Trikonasana (la posizione del Triangolo) che trae ugualmente beneficio da un Asana.

 

Il muscolo, tecnicamente parlando, è un fascio di fibre che mediante impulsi nervosi si attivano distendendosi, rilassandosi e contraendosi a seconda delle situazioni alle quali sono sottoposte.

Nel tempo le fibre tendono ad accorciarsi e a rendere “legnosi” piegamenti e movimenti che richiedono elasticità e flessibilità ma anche potenza fisica e uno sforzo al di sopra del normale carico al quale quotidianamente esponiamo i muscoli.

La causa principale del tremolio mentre abbiamo i muscoli in tensione è proprio questa: i muscoli sono corti.

Un muscolo ben sviluppato e visibile non garantisce di certo potenza o elasticità.

Un muscolo in salute è proprio quello che possiede entrambe le caratteristiche.

 

Le Asana si prendono cura del corpo cosidetto “grossolano”, del corpo formato anche dalle nostre fasce muscolari che piano piano vengono stimolate per far riacquisire tonicità e flessibilità ma anche potenza.

Da non dimenticare che le posture dello Yoga vanno a toccare  anche quei muscoli che con la normale attività fisica non prendiamo in considerazione come i muscoli del collo piuttosto che i muscoli interni delle anche. Inoltre pongono l'attenzione sull'allineamento muscolare e della colonna vertebrale in armoniche posizioni che non possono esser considerate mere posizioni ginniche.

Altro motivo di differenziazione, rispetto ai normali esercizi fisici, risiede nel fatto che le Asana sviluppano in noi caratteristiche più profonde ed emotive quali la concentrazione, l'equilibrio mentale e il piacere dell'abbandono del quale molti di noi hanno paura. Affidarsi al proprio sistema muscolare, al proprio corpo, indica un sentimento di fiducia che possiamo portare nella vita di tutti i giorni.

Perché mai dovremmo dar fiducia agli altri se siamo noi stessi i primi a non fidarci di noi stessi?

Provate per credere.

 

Le Asana si occupano della parte più grossolana dell'essere umano, il corpo fisico. Ma ciò non vuol dire che sia meno importante della nostra psiche. Ricordiamoci che il nostro corpo è il tempio del nostro spirito, come scriveva Pavel Nikolaevič Evdokimov, e' il luogo dove ha sede l' Io individuale ed il Se' cosmico, ed esso deve essere sempre in forma, forte, agile e sano.

Il corpo fisico, per lo yogi, non e' un ostacolo sulla via della realizzazione, è piuttosto un mezzo per raggiungere la realizzazione.

 

Morbidamente e con il tempo le Asana insegnano ad avere fede nel proprio corpo e a raggiungere il proprio e personalizzato “risveglio muscolare”. Le fibre dei muscoli principali e secondari vengono trascinate in un' equilibrata distensione che li porta ad esser più ricchi di salute e  in armonia con tutte le altre parti del corpo e dell'anima.

Ad esempio, la contrazione del viso. Capire come rilassare il proprio volto è una vera e propria scoperta: quante volte contraiamo il viso non volendo? E sapete che alcune rughe d'espressione vengono chiamate così proprio perché sono date dalle continue contrazioni, anche inutili alle volte, del nostro viso?

Apparte un vantaggio estetico, il viso rilassato apre delle possibilità e una bellezza tutte da riscoprire.

Si appare più disponibili e aperti al dialogo, il tutto dosato da uno sguardo che, coltivato con Asana come Virabhadrasana, può “bucare” le anime di chi vi sta davanti eliminando le inutili barriere di cui ci facciamo spesso carico e che sono la causa di incomprensioni e veleni mentali.

 

Possiamo sintetizzare le Asana, quindi, come una combinazione di “Azioni” congiunte che portano al risveglio muscolare. Per semplicità vi elenco le principali Azioni sul corpo fisico:

 

1- Azione sul corpo fisico: attraverso una regolare pratica l' intero organismo viene stimolato, vitalizzato e riequilibrato.

 

2- Azione sul rachide: indipendentemente dall'eta' anagrafica la rigidità e l'indebolimento della colonna vertebrale sono sinonimi di invecchiamento. Tutte le posizioni hanno una benefica azione sul rachide che viene fisiologicamente piegato, ruotato, e allungato. La staticità della posizione rivitalizza i gangli nervosi che partono dal rachide stesso. L'allungamento corregge le piccole imperfezioni strutturali garantendone l' elasticità.

 

4- Azione sui muscoli: vengono tonificati tutti i muscoli superficiali e profondi attraverso la combinazione: contrazione-rilassamento- allungamento.

 

5- Azione sulle articolazioni: si sciolgono e si elasticizzano con tempistiche che variano da persona a persona in base al suo background e tipologia fisica. A ogni corpo il suo tempo.

 

6- Azione sulla circolazione: l'effetto benefico sulla circolazione avviene sia con i lunghi stiramenti muscolari che favoriscono il ritorno venoso ( il muscolo si svuota completamente e poi richiama sangue ossigenato), sia con l'aiuto della forza gravitazionale.

 

7- Azione sul sistema endocrino: anche le ghiandole vengono stimolate od inibite a seconda delle necessita' con specifiche Asana.

 

8- Azione sulla respirazione: l'attenzione costante affina sempre più la respirazione che si fa più lenta e regolare, si espelle molta anidride carbonica e si immagazzina più ossigeno con effetto calmante sulla mente.

 

Namasté,

Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Come scrivevo tempo fa su Yogamando, la mia pagina Facebook dedicata al mondo dello yoga e dintorni, esser dritti è un atteggiamento che può esser riportato sia a livello fisico che a livello mentale.

 

Tadasana, la posizione della montagna, perfeziona l'atteggiamento del corpo che normalmente utilizziamo durante l'arco della giornata dal momento in cui ci alziamo a quando andiamo a dormire.

Pestando attenzione a come stiamo in piedi con le braccia lungo i fianchi, semplicemente, vi accorgerete che sicuramente qualcosa è fuori posto: le spalle, il collo, il bacino, le ginocchia o le gambe. Per non parlare della posizione della colonna vertebrale, il pilastro che sorregge il nostro corpo e che ci permette di assumere la posizione eretta sui nostri due piedi.

Tadasana migliora, man mano che si pratica, lo stare in piedi allineando tutte le parti del corpo in un insieme unico e omogeneo che forma una linea armonica che ha come cardini i piedi e il 'Bindu' (il punto più alto del nostro capo).

La Montagna richiama subito nella mente un atteggiamento fermo e radicato a terra, atteggiamento che si riflette anche in uno stato mentale: esser dritti nonostante tutto.

 

Ma cosa vuol dire esser dritti?

Immaginiamo l'ago di una bilancia posizionato nella nostra testa. L'ago quando oscilla troppo a destra o a sinistra crea uno stato di scompenso che sfocia in reazioni mentali 'velenose' per la nostra esistenza, stati che alterano la giusta prospettiva delle cose e che ci fanno compiere le classiche azioni delle quali, pensiamo a posteriori, potevamo farne anche a meno. Tadasana, quindi, ha benefici anche a livello psicologico. La mente è più stabile e meno sottoposta a scompensi originati dai mille stimoli o provocazioni esterne a cui siamo quotidianamente influenzati.

Il corpo è dritto e quando siamo in piedi ad aspettare il tram pensiamo due volte prima di caricare il peso su una gamba piuttosto che sull'altra oppure portare troppo in avanti il bacino piuttosto che chiudere le spalle in una noiosa e antiestetica curva della spina dorsale. La posizione delle spalle, in particolar modo, è un classico sinonimo di chiusura nei confronti dell'ambiente esterno.

Oltre a un miglioramento estetico Tadasana, come molte altre posizioni yogiche, affonda i propri benefici anche a livello psicologico e mentale confermando le Asana come un prezioso strumento a disposizione dell'uomo.

 

 

Namaste Vittorio Pascale Studioso e praticante di Yoga Integrale presso il centro Parsifal di Milano, viale Gorizia 6, Milano Studioso e praticante di Buddismo tibetano Fondatore della pagina Fb Yogamando Hai domande? Vittorio_pascale@alice.i

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Venerdì, 05 Luglio 2013 19:01

Food Design Applicato all'Io/Ego

“Il corpo non è la prigione dell'anima ma il tempio dello Spirito.” (Pavel Nikolaevič Evdokimov).

Con questa frase potrei anche finir qua l’articolo. Ma come mai il corpo è così importante nella pratica dello Yoga? Perché una disciplina che tocca la sfera spirituale pone un accento così forte con la parte più esterna e superficiale dell’essere umano?

Il  Buddhismo, afferma, che il nostro “ego” è composto da un insieme di più parti spazzando via la percezione errata di un sé o di un unico ego che sussiste di per sé o assolutamente immutabile. Difatti asserire “io” nel Buddhismo è un concetto in partenza errato se non si pensa che, come qualsiasi piatto della nostra tradizione mediterranea, è composto da più ingredienti.

Facciamola semplice e facile facile perché fa caldo e il cervello è già in fumo. Il così detto IO (=lasagna) è formato da tante parti (=INGREDIENTI): avete mai visto una lasagna che è prodotta già lasagna all’origine?

Gli ingredienti di base sono le parti esteriori mentre la tecnica di preparazione i 5 sensi per poi proseguire fino al “trucchetto della nonna” che consiste nel tener uniti gli ingredienti tra loro ottenendo un risultato meravigliosamente buono al palato: mozzarella non troppo acquosa, parmigiano, pan grattato o una buona besciamella. Se tutto ciò non è dosato bene una parte prevale sull’altra e rischiamo di avere un piatto troppo “solido” (uomo razionale completamente attaccato alla materia, un cavallo con i paraocchi) o un piatto troppo liquido (uomo completamente perso nel magico mondo dell’irrazionalità, un’Alice imbruttita).

Insomma senza il “trucchetto della nonna” il piatto rischia di diventare malmostoso o troppo leggero per sfamarci.

Tra  i “trucchetti della nonna” posso annoverare discipline antiche e raffinate come la meditazione, la preghiera, i mantra, la recitazione di un rosario e lo Yoga.

Azioni che collegano le diverse parti dell’uomo: che siano due o mille quasi tutte le grandi religioni affermano l’importanza che ha un giusto collegamento tra le diverse parti dell’essere umano; che sia anima e corpo semplicemente, o aggregati di vario genere, il link resta sempre importante e indiscusso nella vita di ogni uomo. Eppure ci sono barriere che tengono le diverse sfere separate…i diversi ingredienti nel congelatore non permettendoci di scongelare e mettere tutto insieme in un armonico insieme.

La radice stessa della parola Yoga significa unione: mettendo alla prova il nostro corpo, combinato con il respiro e la mente e con il continuo susseguirsi di Asana e momenti meditativi il  meccanismo di congelamento automatico si spegne pian piano facendoci godere di una qualità di vita maggiore dominata da una consapevolezza che non immaginavamo neanche. Avere la sensazione di muovere il corpo non solo in gesti meccanici è la grande scoperta/qualità dello Yoga: una scoperta fatta millenni fa e che ancora oggi diviene concetto raffinato e contemporaneo allo stesso tempo; un motivo di ricerca che spinge sempre più a oltrepassare in modo equilibrato i propri limiti non solo fisici ma anche mentali.

Tutti gli uomini partono con ingredienti “buoni” di base che man mano, e con il tempo, tendono a deteriorarsi lasciandoli là a marcire in dispensa oppure scegliendo un libro di ricette sbagliato che non fa dosare bene gli ingredienti. E la paura di tirarli fuori o pensare che non siano abbastanza per la pratica dello Yoga è uno dei limiti che ci poniamo per non incominciare mai o non provare anche se in noi c’è un barlume di voglia di cambiar qualcosa.

Ovviamente non potrà andar bene a primo colpo…o forse si, le vie del Karma sono infinite, ma applicare i giusti principi del Food Design al nostro corpo è un piacere, ma anche un dovere.

Regalare metodi di cottura yogici per i nostri aggregati umani è un modo per viver meglio, per rilassarsi meglio e per cogliere al meglio i nostri momenti felici e affrontare al meglio i nostri momenti di infelicità.

 

Namasté,

Vittorio Pascale

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di

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Martedì, 30 Aprile 2013 14:35

Il massaggio Thai...non è Thai!

Il massaggio thailandese o conosciuto meglio come "massaggio thai" affonda le sue origini in millenni fa.

Questo trattamento, molto amato e ricercato per i suoi benefici a livello muscolare, è in realtà l'unione di altri due tipi di filosofie ancora più antiche.

Infatti il massaggio thailandese racchiude in sé le tecniche proprie dello yoga indiano e della reflessologia cinese.

 

Quello che accade nel massaggio thai, definito anche "massaggio yoga", è appunto uno yoga passivo, ovvero l'operatore fa assumere le posizioni tipiche dell'hata yoga al ricevente.

Non tutti gradiscono sottoporsi a questo tipo di trattamento in quanto, se si è rigidi a livello muscolare, si possono sentire dolori durante gli scioglimenti e le trazioni.

 

Le posizioni della pinza, la locusta, l'arco, il cobra, etc, vengono fatte assumere dal massaggiatore. Durante le sessioni yoga chi pratica queste "Asana" (le posizioni così chiamate in sanscrito) ha la consapevolezza dei propri limiti e pian piano, anche grazie alla respirazione ottiene risultati migliori.

Durante il massaggio thailandese è il massaggiatore che fa assumere le asana e questo a volte può risultare dolorante se i muscoli sono contratti, se non si è elastici, se non si pratica yoga o stretching.

Ovviamente il bravo operatore sa benissimo fino a che punto può spingersi con il suo cliente e il dolore citato prima è quello che si può definire un dolore che fa bene.

 

I benefici che ne seguono sono una incredibile elasticità mai avuta, anche e soprattutto per coloro che non hanno mai fatto esercizio fisico.

Si raggiunge una consapevolezza del proprio corpo, dei propri muscoli e ossa che prima non si aveva in precedenza.

I muscoli sono tonificati, allungati, si respira meglio, si dorme meglio.

Quel dolore che si potrebbe provare durante il trattamento (non è detto che questo accada ovviamente) lascia spazio ad una sensazione di benessere fisico totale.

 

Oltre alle pratiche yoga, i thailandesi hanno anche assorbito molto dalla medicina cinese utilizzando le digitopressioni tipiche della riflessologia sui punti energetici dei meridiani e del piede.

Ciò che infatti si ottiene attraverso le digitopressioni e compressioni, è lo scollamento dei muscoli dalle ossa con relativo miglioramento del movimento ed elasticità, il ripristino della circolazione (soprattutto venosa) e un effetto drenante molto forte.

In particolare, con le digitopressioni e le compressioni l'effetto linfodrenante è potente e anche per questo è un trattamento che le donne prediligono.

 

Contrariamente ai massaggi ayurvedici o californiani, la parte mentale e spirituale non è presente. Il lavoro viene fatto sul corpo fisico ed è comunque un meraviglioso toccasana per la postura, i muscoli contratti e i dolori ad essi associati, la ritenzione idrica, etc.

Il lavoro si esegue per terra su futon, con gli abiti addosso e senza l'utilizzo di olio.

 

WWW.MASSAGGIMILANO.IT

 

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Sono nella sede di Milano del Centro Yoga Satyananda in Via Pergolesi, 9 Milano (MM Caiazzo).

Anno di fondazione: 1986, uno dei centri più vecchi di Milano.

Il Centro è un cameo “nascosto” in un cortile interno di un palazzo dei primi del '900. Entrando, fin da subito si ha l'idea di esser in un posto accogliente, in un'altra dimensione che richiama la mente a un raccoglimento e al silenzio.

Oggi chiacchiero con Virananda, uno dei maestri di Yoga del Centro.

 

Biografia

Virananda si è avvicinato allo yoga all'età di 20 anni, sono 52 anni che è in costante contatto con il mondo che ruota intorno a questa disciplina.

Il primo contatto è avvenuto in seguito a un piccolo esaurimento: in quel periodo lavorava e studiava e alla fine della giornata avvertiva sempre dei forti mal di testa.

In un'edicola vide e comprò un libro di Carlo Patrian e iniziò a frequentare il suo centro non smettendo più.

A Mantova, nel 1980, incontrò una serie di persone che l'hanno accolto appieno nel mondo dello Yoga.

Nel 1986, al decennale della Federazione Italiana Yoga (FIY), ha conosciuto Swami Satyananda "innamorandosi" di lui come maestro. E' stato in India nel suo Ashram prendendo tutte le iniziazioni Sannyasa e lo segue tutt'ora.

L'approccio iniziale è scaturito da un piccolo malessere, un lieve disturbo che poi incarna le motivazioni che portano le persone a fare yoga: un senso di disagio personale, di insoddisfazione, qualche dolore dovuto agli anni che passano.

 

DOMANDE

 

V: Qual è la sua visione personale dello Yoga? Cos’è per Virananda lo Yoga?

Vi: E' tutto.

Lo Yoga è una scienza di vita, una filosofia. Lo Yoga non coinvolge soltanto l'aspetto fisico e energetico, ma tutta la vita: i rapporti con la famiglia, gli amici e con il proprio partner cambiano completamente.

E cambiano in bene sotto certi aspetti e in “male” sotto altri: si comincia a fare una stretta selezione degli amici, ci si isola perché si capisce che certi atteggiamenti automatici della nostra vita e di alcuni rapporti non hanno alcun senso. Ha senso lavorare su se stessi e andare avanti nella ricerca a cui lo Yoga ci sottopone.

Lavorando sul fisico, lo Yoga modifica lo psichico spingendoti a ricercare una dimensione metafisica, della quale tutti hanno una percezione, seppur vaga.

Non riuscirei a vedere la mia vita senza pensare al mio respiro, al mio mantra, al mio maestro: sarebbe una cosa assurda.

Non capisco come tanta gente viva senza lo Yoga.

 

V: Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono, secondo lei, i motivi per cui i suoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?

Vi: Una sensazione di malessere anche esistenziale oltre che fisico: fa capire che fare ginnastica non serve a nulla e, anzi, alle volte peggiora la situazione. All'inizio c'è la curiosità e poi si va avanti lungo il percorso. Non è mai una motivazione prettamente fisica.

C'è, inoltre, una motivazione “medica”: i dottori stanno spingendo sempre più i propri pazienti a praticare Yoga.

 

V: Il vostro metodo di insegnamento è definito “metodo Satyananda” o Bihar Yoga. Ci vuole spiegare cosa significa?

Vi: E' una cosa semplicissima: è un metodo “olistico”. Prende in considerazione tutti gli aspetti dell'individuo: Asana, Pranayama, Yoga Nidra e meditazione in modo tale che la personalità dei nostri allievi cresca in modo equilibrato. Quando impostiamo una serie di Yoga tendiamo a stimolare tutti i chackra mediante le Asana. Una pratica di Yoga completa deve stimolare e mantenere in equilibrio tutta la persona: lo Yoga è equilibrio.

 

V: Cosa ne pensa di tutte le differenziazioni di stili e modus operando riguardo le diramazioni dello Yoga? Pensa che creino confusione a chi si approccia alla pratica per la prima volta?

Vi: Sì, sicuramente. Creano una grande confusione. Una volta c'erano pochi stili di Yoga, oggi una marea. E se andiamo ad indagare questi stili sono inventati da persone  che alle spalle non hanno alcuna tradizione. Vediamo degli stili che sono una ginnastica e che vengono presentati anche nelle manifestazioni di Yoga Italiane. C'è da aggiungere che le riviste di Yoga aggiungono confusione alla confusione.

Io sono per la tradizione con pochi stili. Del resto i maestri che abbiamo sono Yoganananda, Vivekananda, Shivananda, Satyananda: qui c'è tutto quello di cui si ha bisogno.

 

V: Ho trovato molto affascinante la tradizione della trasmissione della disciplina da maestro a allievo. Vuole spiegarci come funziona questa tradizione che potremmo definire millenaria?

Vi: E' una tradizione estremamente importante perché ha fatto sì che lo Yoga arrivasse ai giorni nostri integro, intatto. Le varie tradizioni di cui parlavo prima non hanno questo alle spalle, sono innesti di varie discipline.

Qui rispettiamo la tradizione: siamo molto rigorosi. La rispettiamo nelle piccole cose: dal rispetto per gli insegnanti al rispetto per i rituali, ecc.

 

V: Quanto è importante la consapevolezza nel vostro insegnamento?

Vi: E' basilare, richiamiamo costantemente le persone alla consapevolezza del proprio respiro, del proprio corpo e a quella dei pensieri. Chi vive senza consapevolezza non vive, come ad esempio le persone “distratte” che vedono la propria vita sfuggire dalle dita.

Una persona che scegliere di vivere nella consapevolezza è centrato ed equilibrato: si accorge se qualcosa non funziona e interviene subito per correggerla. Nel nostro metodo la consapevolezza è basilare.

 

V: Cosa trasmette ai suoi allievi nelle sue lezioni? Qual è la cosa che a suo avviso è più importante insegnare?

Vi: La forza, l'energia e una visione ottimistica della vita: queste sono le tre cose importanti di cui hanno bisogno le persone. Le trasmettiamo con l'esempio e con la voce.

 

V: Cosa secondo lei è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?

Vi: Si pensa che sia un qualche cosa di molto spirituale. Lo Yoga è qualcosa di molto pratico: non è un caso che si parta dal fisico per arrivare allo spirito. E' questa visione errata che fa allontanare  o tenere distante certe persone che avrebbero molto bisogno dello Yoga. L'altro guaio sono i molti insegnanti che non fanno altro che trasmettere il proprio ego, un esibizionismo che crea danni e fraintendimenti sul mondo dello Yoga.

 

V:Cosa consiglia alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.”?

Vi: Una cosa molto semplice: venire a provare. E quando si prova molto spesso ci si ferma. Le riviste di Yoga anche in questo caso sono un grosso guaio: fanno vedere posizioni atletiche e complicatissime quando secondo me l'esempio da dare è la casalinga di Cremona! Una donna come tante “bella rotondetta” che ha bisogno di fare Yoga. Gli anziani come i giovani hanno bisogno di fare Yoga ma in particolare la fascia dai 40 in su: non importa la fisicità, ci sono persone che hanno un fisico elastico e altre meno, ma facendo Yoga le fisicità si adattano; non hanno importanza il peso o la forma o l'elasticità: l'importante è iniziare. Poi il bravo insegnante ti fa camminare e scoprire il proprio corpo: è questa la ricchezza che si scopre man mano.

Non abbiate timore, incominciate. Al nostro centro ci sono persone che hanno iniziato a 60 anni, persone robuste, ecc. Andiamo a fare Yoga nelle case di riposo per anziani...però tutti fanno Yoga, tutti devono provare!

 

V: Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la sua vita?

Vi: Sì, perché c'è un approccio diverso con il proprio fisico e con gli altri. Cerchiamo di trasmettere forza, carattere, energia e positività ed è proprio la positività che si porta fuori dalla sala di pratica cambiando i rapporti all'interno della società. Lo Yoga, quando fatto seriamente, è in grado di cambiare sostanzialmente la vita degli individui cambiandone  il carattere e il modo di approcciarsi agli eventi esterni. Lo Yoga ti porta a vedere il bicchiere mezzo pieno e questo non è poco in un periodo come questo in cui tendiamo a vedere solo disgrazie e non le fortune che abbiamo.

 

Botta e risposta: una domanda - una parola come risposta

 

1- L’Asana che preferisce di più: Halasana, l'aratro

2- Lo stile di yoga che sente più suo: Yoga Satyananada

3- Un libro utile (in generale): Bhagavadgītā

4- Un viaggio utile: Rishikesh

5- Una citazione o una sua frase utile: “Una costante pratica dello yoga carica di energia e che rende ottimisti", è una mia citazione che trasmetto sempre ai miei allievi

6- Un consiglio per chi pratica Yoga: Praticare tutti i giorni

7- La cosa da evitare per chi pratica Yoga: Le persone negative

8- Cosa la rende felice quando insegna: I sorrisi dei miei allievi alla fine della lezione

9- Colore preferito: Arancione

10- Una bevanda che consiglia a tutti: Yogi Tea, mistura di varie spezie

 

 

Il Centro Yoga Satyananda lo trovate a Milano in Via Pergolesi, 9.

web: http://www.centroyogasatyananda.it/index.html – per info e scoprire i corsi attivi di Yoga e insegnanti di Yoga.

Fb: Centro Yoga Satyananda Milano

 

 

Namasté,

Vittorio Pascale | Responsabile Sezione Sesto Senso

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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