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Lunedì, 22 Aprile 2013 16:36

Cristiano De André al Teatro Dal Verme

Stasera, 22 aprile, Cristiano De André presenta il suo nuovo album ‘Come in cielo così in guerra’, che esce a dodici anni dall’ultimo disco.

 

Questa tappa del tour del celebre cantautore italiano sarà al Teatro Dal Verme e si aprirà con il singolo ‘Non è una favola’, attualmente in rotazione radiofonica, dedicando una prima parte del concerto a tutte le nuove canzoni, per poi passare a brani come, ‘Nella mia ora di libertà’, ‘Smisurata preghiera’, ‘Verranno a chiederti del nostro amore’, ‘La collina’, ‘Crêuza de mä’, ‘Amico fragile’, ‘Sidùn’, ‘Quello che non ho’, ‘Fiume Sand Creek’,‘Il Pescatore’, in omaggio al padre Fabrizio, mettendo in campo la sua sensibilità e le sue doti di polistrumentista, regalando grandi emozioni a se stesso e al pubblico.

 

Cristiano sul palco teatrale sarò accompagnato da storici tecnici quali Emiliano Morgia che si occupa della regia luci e dalla band composta da Osvaldo Di Dio alle chitarre, Davide Devito alla batteria e Daniele Dupuis alle tastiere e sequence.

Il tour è prodotto da International Music and Arts.

 

Biglietti: da 28,75 € a 51,75 € prevendita inclusa

http://www.ticketone.it/

 

Lunedì 22 aprile

Ore 21.00

 

Teatro Dal Verme

Via San Giovanni sul Muro, 2, Milano

 

http://dalverme.org/index.php

Pubblicato in Musica

Non poteva esistere stagione migliore della primavera, dei primi giorni di sole di un aprile tanto atteso e ancora un po’ indeciso sul da farsi, per cogliere a pieno tutti i colori di “Colonna sonora di un film che non c’è”, ultimo lavoro di Mafè Almeida, in uscita sui canali

iTunes dalla fine di questo mese.

 

Nato in Mozambico da madre capoverdiana e padre pugliese, Mafè cresce e coltiva la sua passione artistica tra la soleggiata Bari e la stimolante Milano, le due città in cui si concentra maggiormente la sua poliedrica carriera artistica, che affonda le radici in diversi campi d’espressione; pianista e tastierista di diversi gruppi del panorama barese, Mafè si avvicina al mondo del canto grazie al gospel, partecipando al Wanted Chorus e a all’opera musicale di Riccardo Cocciante e Luc Plamondon, “Notre Dame de Paris”, nel ruolo di Clopin.

 

Si cimenta inoltre nell’attività di autore, collaborando con gli Zero Assoluto alla stesura del testo di “Volano i Pensieri”, nota canzone della band capitolina. Il tentativo di inquadrare un album, e tanto più un artista, in un solo genere musicale, è quasi sempre riduttivo; preferibile è tentare di cogliere i chiaroscuri tratteggiati al suo interno.

 

“Colonna sonora di un film che non c’è” è un EP di sei tracce, dal groove funk coinvolgente e dalle atmosfere variopinte: dalla freschezza spensierata della pop music, alle sfumature di malinconica speranza della musica black, dal soul all’RnB. Mafè Almeida ama vedere nella sua produzione artistica qualcosa del power pop, principalmente per il messaggio e le energie positive che ne sente fuoriuscire e che si propone di trasmette all’ascoltatore. Abbiamo parlato con Mafè per farci raccontare della sua esperienza, la sua visione della vita e i suoi progetti per il futuro.

 

Nel corso della tua carriera hai sperimentato molto; sei stato parte di un gruppo, corista gospel, hai recitato in un musical ed ora sei cantautore. Senti in qualche modo queste come tappe di un percorso che ti avrebbe portato dove sei oggi, o le consideri in maniera separata?

Parlare di carriera credo sia prematuro. Amo definirlo un percorso e credo che ogni sua parte  abbia in qualche modo influenzato quello che è il mio stile di vita. Ogni esperienza non la vivo come un oggetto separato ma come un elemento con una propria individualità che però vive e ha senso se collegato ad un altro frammento.  Sono un po' fatalista e credo nell'idea che nulla sia mai per caso. Lo raccontano gli incontri che ho avuto nella mia vita e quello che sono ora. In fondo siamo sempre le persone che incontriamo e di conseguenza anche le azioni che compiamo.

 

Oltre alle tue mani di compositore e autore, quali altre hanno collaborato alla realizzazione di “Colonna sonora di un film che non c’è”?

Il disco è stato prodotto da Daniele Valentini con l'etichetta indipendente "Treehouse Lab" di Lodi, mixato negli studi FM di Monza da Raffaele Stefani e masterizzato da Giovanni Versari. Per l’incisione e per i live sono stato aiutato dal gruppo "The White Muffins" , composto da Antonio Galli al basso, Andrea Rossini alle chitarre, Danilo Martello alle tastiere e Marco Carnesella alla batteria.

Per quando riguarda il budget, una parte è stata ricavata raccogliendo delle donazioni con il primo sito in Italia di crowdfunding, musicraiser.com.

 

Nel titolo dell’EP si possono leggere sentimenti molto diversi, non fosse altro per quel “che non c’è”, che se da un lato rimanda ai colori della nostalgia, dall’altro può essere interpretato come un invito a divenire noi stessi, il nostro film. Tu cosa ci vedi in quelle parole?

Il nome nasce dall'idea che la vita sia composta da piccole tracce che nel loro insieme creano una colonna sonora. Queste  accompagnano i gesti quotidiani della nostra vita, che non è altro che un film in divenire. Per questo motivo va intesa come un film che non c'è, ma che più che altro, "esisterà".

 

Dunque, deviando sui massimi sistemi, credi in qualche cosa di prestabilito e non scritto, o se più per l’idea dell’homo faber, fautore del suo destino?

Come raccontavo prima sono estremamente convinto che le cose non accadano mai per caso. La vita ci lancia continuamente segnali che ci portano verso un determinato cammino. La questione credo vada interpretata con una chiave di lettura ambivalente. Ognuno di noi è artefice del proprio destino nella misura in cui sia in grado di saper interpretare certi messaggi. Del resto poi ci pensa la vita stessa a risponderti se una scelta può essere determinante o meno ed è solo questione di tempo. Forse è una forma positiva di interpretazione della vita. Come se fossimo destinati a più destini uno dei quali si dimostrerà la verità assoluta per noi. E alla fine in un gioco di incastri saremo sia artefici che navi trascinate dalla corrente. Convinto però che prima o poi ad un porto si approderà.

E per quanto riguarda i testi invece? Qual è il fil rouge che li conduce, e dove vorresti che conducessero l’ascoltatore?

I testi si ispirano fortemente a momenti di vita vissuta. Molto spesso sono spunti di riflessione. Quasi un senso di rivalsa per una condotta di vita più aperta al rispetto verso di sé e quindi verso gli altri. Credo che solo amando se stessi si riesca ad amare ed apprezzare tutto quello che ci circonda. Credo ci sia bisogno di fede, nella vita e nei propri sogni, fede verso le persone. Per questo meglio un abbraccio che una stretta di mano. Dici questo perché credi che l’importanza di un abbraccio, agli altri e a se stessi, si sia persa oggi come oggi?

La gente si imbarazza se ti vede come un libro aperto. Certe volte rimane stupita dal grado di civiltà e di apertura mentale di una persona. Anche nel condividere argomenti difficili come il dolore . Difficile dire se non si è più abituati a gesti come un abbraccio. Di sicuro credo bisognerebbe stupirsi di altro e non di questo. Lasciamo sempre meno spazio a quelle piccole cose che fanno l'assoluto per noi. E tendenzialmente arriviamo a pensare di poter bastare a noi stessi, convinti come siamo di poter farcela da soli. Non sono della teoria che bisognerebbe spendere ogni gesto gentile e in modo inappropriato ma che quando si sente il bisogno, di non aver paura di condividerlo. Alla luce di tutto questo, ma soprattutto ascoltando i tuoi testi, la musica sembra essere per te quasi un mezzo per un fine. Credi che trasmettere agli altri un messaggio, sia pure in forma di emozione, sia il compito principale di un musicista, o leggi  l’arte più come un percorso individuale di chi la produce?

Il percorso individuale di un musicista è inscindibile dalle emozioni di chi le interpreta. Se da una parte scrivere può aiutare ad esorcizzare i propri fantasmi, quasi come vomitando la propria esistenza, d'altro canto quello che si scrive può essere fonte di ispirazione per chiunque senta vicino una parola piuttosto che una linea musicale. Il resto è solo un atto di crescita personale che sposta determinati parametri di valutazione. La scrittura può evolversi ed essere modellata nel tempo e influenzata da circostanze e situazioni personali. Chi ascolta può semplicemente accompagnare e apprezzare questa crescita oppure rimanerne indifferente. Questo però non sposta l'ago della bilancia. Del perfetto equilibrio tra i due ruoli che io reputo complementari. L'amore è così. Nel tempo due persone sono accanto e si accompagnano mutando nella forma. Accade di non volersi più accanto ma quello che si è seminato è ben visibile. Resta sempre in profondità.

 

Cosa ti ha spinto finora ad amare cosi tanto la musica, l’amore e l’amore per la vita? E cosa vedi ora nel tuo futuro?

Amo scrivere e amo cantare e nel mio futuro vedo la possibilità di creare un altro album e avere sempre più seguito.

Ho perso mia madre a settembre ed è stata lei ad intuire che potessi amare la musica. Mi ha portato a studiare pianoforte e poi a credere nei miei sogni. Io e i miei fratelli siamo la sua più grande testimonianza e ci teniamo a preservare e condividere la sua memoria e la sua eredità intellettuale. Lei amava la vita e ognuno di noi nel proprio piccolo cerca di farlo. Io spero di farlo attraverso la musica.

 

 

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«Credo che, entro un margine di tempo relativamente breve, ci troveremo a dover fronteggiare un momento in cui sarà necessario e obbligatorio compiere una scelta che avrà a che fare con i reali motivi per cui ci troviamo al punto in cui ci troviamo e con le conseguenze delle strade che intraprenderemo.

Anche l'immobilità sarà scegliere, come pure il silenzio.

E puoi anche distrarti o chiudere gli occhi, che il gioco si compie comunque.

Forse vale la pena esserci, anche solo per vedere come va a finire.»

 

Queste le uniche parole che incontriamo nel viaggio melodico in cui ci accompagna Gionata Mirai, noto ai più come chitarrista de Il Teatro Degli Orrori, ma che qui conosciamo in una veste del tutto nuova e intima.

 

Come spesso accade nella vita tuttavia, poche parole non significano necessariamente assenza di contenuti, soprattutto quando è la musica a parlare.

“Allusioni” è un disco intenso e denso di pensieri, che obbliga l’ascoltatore a fermarsi  e riflettere, un disco che non può essere sfondo, ma diventa, sin dal primo arpeggio, protagonista della scena.

 

Una chitarra, dodici corde, cinque tracce, per un totale di venticinque minuti di arpeggi in fingerpicking dal sapore folk e dal potere ipnotico travolgente.

L’idea di Mirai è vagamente Sartriana: rendere l’opera allo stesso tempo fruibile dall’ascoltatore e frutto della fantasia dello stesso, mettendo nelle sue mani la possibilità di creare, a partire dal disegno semplice che ha voluto lasciare tracciato,  un mondo al di là delle palpebre, che non sia semplice rifugio dalla realtà, quanto piuttosto luogo in cui trovare quegli spunti di riflessione che possono aiutarci a migliorarla.

E quello che fa Gionata Mirai è offrirci il tempo per farlo, risorsa preziosa e quanto più rara nella società moderna.

 

“Allusioni” è un viaggio senza valigie lungo venticinque minuti che, se su disco riesce a pieno nell’intento, ascoltato dal vivo coinvolge e travolge ancora di più ogni avventore che ne riesca a cogliere l’"allusione" celata, per farne qualcosa di proprio.

 

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Il giovane trio vicentino lo scorso febbraio è arrivato finalmente nei negozi di dischi con il loro album d'esordio: “1991” e noi di Nerospinto ci siamo lasciati incuriosire dai Bad Black Sheep.

Il nome per chi mastica un po' la scena emergente italiana non suona del tutto estraneo, abbiamo infatti già sentito parlare di loro in seguito alla partecipazione dello scorso anno a Casa Sanremo, ma il vero successo arriva solo adesso e le aspettative nei confronti della nuova rock band vicentina sono molte.

Il gruppo originario di Vicenza inizia a suonare insieme dal 2006, già fermamente convinti di voler intraprendere il cammino del cantautorato, i tre ragazzi iniziano da subito a comporre testi e musica propria che porteranno in giro per l'Italia in molti concerti live e contest per band emergenti.

Dal 2006 al 2012 sono protagonisti di diversi concorsi nazionali nei quali ricevono numerosi riconoscimenti(Emergenza Festival, Rock Targato Italia, Different Music For Different People, Musica nel sangue, Jesolo Music Festival, Sotterranea Rock, Riverock, ecc.).

“1991” è il nome sia del primo singolo estratto e mandato in radio lo scorso maggio che del primo album edito per Valery records.

Il titolo si presenta come un chiaro omaggio all'anno di nascita dei tre componenti della band (Filippo Altafini voce solista e chitarra, Teodorico Carfagnini basso e seconde voci, Emanuele Haerens batteria) e sottolinea la volontà di raccontare l'universo che li ha formati e continua a stimolare nuove riflessioni.

L'album, che presenta una scaletta di 12 pezzi completamente scritti e pensati dai componenti del gruppo, fa emergere fin dalle prime canzoni lo stile rock e le influenze tipiche della musica americana degli anni '90.

I testi, maturi e carichi di grinta, parlano delle difficoltà della vita, della solitudine che spesso ci circonda e sopratutto della sfiducia nel futuro della generazione nata al tempo della prima guerra in Iraq.

L'amore per la grande musica italiana dalla quale traggono ispirazione viene sottolineato non solo dal titolo del secondo brano estratto: “Radio Varsavia”, evidente riferimento alla nota canzone di Battiato del 1982, ma anche dalla cover di un'altra famosa ballata del celebre cantautore siciliano “Cuccurucucù”.

Insomma un album dove si intravede la nostalgia, (o forse l'invidia?) per una giovinezza vissuta in un'altra generazione, quella dei genitori, dove forse gli stimoli forti erano maggiori e le grandi prospettive verso il futuro più motivanti.

Per concludere dunque con buona dose di giovane rock lasciamo a voi il compito di scoprirne di più:

http://www.badblacksheep.it/

http://www.myspace.com/badblacksheep

http://www.facebook.com/home.php?#/pages/Bad-Black-Sheep/37338443570?ref=ts

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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