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Lunedì 26 febbraio alle ore 20.45 va in scena al Teatro Manzoni il processo a Lady Diana Colpevole o Innocente? a cura di Elisa Greco.

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Il 1 gennaio del 2016, uscirà nelle sale italiane, il film d’animazione tratto da “Il Piccolo Principe”.

Lucky Red ne ha reso disponibile un primo trailer ufficiale sottotitolato in italiano, un nuovo adattamento prodotto da Dreamworks Animation a cui ha lavorato una crew di 250 talenti provenienti anche da Disney e Pixar. Il film diretto da Mark Osborne, il regista di Kung Fu Panda, è un mix di animazione CG e stop motion che ha richiesto un budget di ben 80 milioni di dollari. Il trailer ci permette di dare una prima occhiata allo stile visivo del cartone che sarà realizzato in 3D attraverso un gradevole look fumettoso che farà la gioia dei più piccini.

Del team di realizzatori faranno parte Peter De Sève (L’Era Glaciale, Mulan, A Bug’s life, Alla ricerca di Nemo), Lou Romano (Monsters & Co, Gli Incredibili, Up), Hidetaka Yosumi (Bolt - Un eroe a quattro zampe), Bob Persichetti (Mostri contro Alieni, Wallace & Gromit, Shrek 2, Il gatto con gli stivali) e Jason Boose (Lilo & Stitch, Cars, Ratatouille, Wall-E, Up).

Per quanto riguarda le voci, il cast reclutato per la versione originale è all star: il premio Oscar Jeff Bridges (l'aviatore), Mackenzie Foy (la bambina), Rachel McAdams (la madre), James Franco (la volpe), il premio Oscar Benicio Del Toro (il serpente), il premio Oscar Marion Cotillard (la rosa), Paul Giamatti (il professore), Albert Brooks (l'uomo d'affari), Ricky Gervais (il presuntuoso), Bud Cort (il Re). La voce del piccolo principe è di Riley Osborne.

La trama segue un pilota d'aereo che precipita nel deserto del Sahara, qui si imbatte in un ragazzo che sostiene di essere un principe e di abitare su un asteroide grande poco più di una casa. Durante il tempo necessario a riparare l'aereo il giovane ragazzo racconta al pilota incredibili storie sugli strambi abitanti che circondano il suo asteroide.

A 71 anni dalla sua pubblicazione “Il Piccolo Principe”, dopo la Bibbia, è il libro più tradotto nel mondo con 145 milioni di copie vendute (16 milioni soltanto in Italia) tradotte in 270 lingue e dialetti.

Valori universali e senza tempo quelli narrati nel capolavoro di Saint-Exupéry: il rispetto della persona e della diversità, la salvaguardia dell’ambiente, la pace. Una favola che appassiona senza sosta generazioni di lettori di ogni età.

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.”

(Il Piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry)

Si tratta di uno dei capolavori della letteratura del 900, amato e letto da milioni di bambini in tutto il mondo. Oggi, si appresta ad arrivare al cinema, in versione animata. Il regista Mark Osborne riuscirà a mantenere intatta la magia del capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, visionario e al tempo stesso filosofico? Un'impresa di certo non da poco.

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Mercoledì, 20 Novembre 2013 11:00

I ROBOT IN MOSTRA A MILANO

Chi di voi cari lettori non si è mai trovato tra le mani un robot, soprattutto da bambini, o non si è mai lasciato affascinare da queste strane figure in un film o cartone animato?  Qualcuno preferiva i classici in latta, altri i droni, qualcun altro ancora i cyborg. Insomma, tutti questi giocattoli sono stati protagonisti di migliaia di avventure. Per questo, Nerospinto è lieto di consigliarvi di passare al WOW - Lo Spazio Fumetto di Milano, che ha deciso di ricordarli e di raccontarvi la loro storia in una mostra davvero particolare.

Dal 26 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014, quindi, rivive il fantastico Mondo dei Robot tra fumetti, animazione, illustrazione,  letteratura e cinema. Dai primi automi immaginati agli inizi del Novecento ai “robottoni” giapponesi che negli anni Settanta spopolarono nelle nostre tv, dalla letteratura di Asimov al cinema d’autore.

La storia dei robot si apre nel 1920, quando nel copione della commedia teatrale R.U.R. Rossumovi univerzální roboti (titolo italiano I robot universali di Rossum) del commediografo ceco Karel Capek comparve per la prima volta la parola “robot” per descrivere un essere artificiale creato dell’uomo al fine di svolgere al suo posto i lavori usuranti. Curiosamente nella pièce teatrale i robot non sono esseri meccanici, come saranno tutti i loro successori, ma uomini fatti nascere in laboratorio stile Frankenstein.

L'esposizione si apre con una panoramica dedicata alla “nascita” del mito moderno dei robot, nella letteratura e attraverso le matite dei maggiori illustratori/copertinisti della fantascienzacome Kelly Freas e Chris Foss, con alcune tra le loro più belle immagini, Karel Thole e Carlo Jacono, con le migliori copertine create per serie di grande successo tra cui Urania.

Un'apposita installazione introduce le tre leggi della robotica ideate da Isaac Asimov, che intorno ad esse ha costruito molti dei suoi racconti e romanzi. Nella finzione narrativa le tre leggi vengono programmate all'interno di ogni robot, in modo che non possa fare del male all'uomo, ma che anzi lo serva e obbedisca anche a costo della propria sopravvivenza. Per omaggiare degnamente il grande autore, è esposta una rara copia della prima edizione del capolavoro I Robot, autografata.

La parte centrale della mostra si concentra sul fumetto, il cinema e l'animazione. Spazio anche al più famoso combattente di robot dei fumetti, ossia Magnus, eroe di un futuro in cui le macchine hanno preso il sopravvento, disegnato da Russ Manning, grande autore di Tarzan, per i comic book statunitensi della Gold Key negli anni Sessanta e uscito in Italia grazie ai Fratelli Spada (esposti in mostra).

Sempre dagli Stati Uniti arrivano anche androidi dai sentimenti umani che si dedicano alla lotta contro il crimine, come Visione, membro degli Avengers insieme a Capitan America, Thor e Iron Man.

I robot sono presenti in abbondanza anche in cartoni animati e fumetti comici: da Rosie, la dispotica domestica meccanica armata di piumino, grembiulino e crestina dei Pronipoti, all'irriverente Bender della serie animata Futurama. E non possono mancare ovviamente gli uomini meccanici Made in Disney.

In Italia i robot arrivano presto e sono generalmente enormi, come ne Gli adoratori della luce sul giornale a fumetti L'Avventuroso (1940) e Il terrore di Allagalla del 1946, storie fantastiche che hanno ispirato Sergio Bonelli e Gallieno Ferri per la creazione del gigantesco Titan (1966), unodei primi nemici di Zagor, di cui sono esposte alcune pagine realizzate dallo stesso Ferri. Dall'altra parte del mondo, in Giappone, il mondo viene difeso da crudeli invasori grazie a Mazinga, Goldrake, Jeeg, Gundam e i più giovani Patlabor (di cui è esposto un modello alto 4 metri!) e Evangelion.

In mostra ci sono anche rodovetri originali, pupazzi, albi di figurine, fumetti, super 8, statue provenienti da collezioni private e altri oggetti che testimoniano la “goldrakemania” esplosa alla fine degli anni Settanta e le più moderne action figure dedicate ai robot. Alle sigle degli anime robotici è dedicato uno spazio apposito, in cui vengono esposti rari dischi d'epoca. C'è spazio anche per storie in cui il lato umano prende il sopravvento, come nelle avventure di Cyborg009, gruppo di eroici ragazzi metà uomo e metà macchina.

Il racconto dei robot protagonisti di pellicole cinematografiche di grande successo viene affidato ai manifesti cinematografici originali provenienti dall’archivio di Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico di Milano: dal simpatico robot protagonista di un classico come Il pianeta proibito ai robottoni giapponesi diventati star del cinema per alcuni lungometraggi realizzati cucendo assieme alcuni episodi delle serie animate, da Metropolis a Terminator, da Wall.E all’ultimissimo Iron Man 3. In parallelo verrà inaugurata una mostra presso Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico, dedicata a Star Wars, con particolare attenzione ai droidi della saga di George Lucas (i visitatori di una mostra che si presentano con il biglietto d'ingresso dell’altra potranno entrare con il biglietto ridotto).

Ospite speciale della mostra è Nathan Never, detective del futuro creato nel 1991 per Sergio Bonelli da Medda, Serra e Vigna. Nelle sue storie incontra robot, cyborg e androidi di tutti i tipi. Sono esposte tavole  originali di Claudio Castellini, Max Bertolini e Sergio Giardo.

 

IL MONDO DEI ROBOT - Dal 26 al 12 gennaio 2014

WOW SPAZIO FUMETTO -Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata

Viale Campania 12 – Milano.

Ingresso 5 euro (ridotto 3 euro)

Lunedì chiuso

Da martedì a venerdì 15 -19.

Sabato e domenica 15-20.

Informazioni: www.museowow.it         Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Domenica, 30 Giugno 2013 12:00

Dronio: una vita da supereroe

Illustratore freelance e comic artist, Jacopo nasce a Bologna il 21 dicembre 1977. Nel 1998 vince il concorso di illustrazione Arena del Fumetto di Bologna, grazie al quale comincia a lavorare per Kappa Edizioni realizzando, dal 1998 al 2005, alcune miniserie e un albo per la serie Lupin III Millenium, selezionato e supervisionato dall’ autore Monkey Punch. Negli stessi anni realizza illustrazioni e cover per le riviste di videogiochi N64, PSM e PSmania. Dal 2005 al 2007 realizza per Soleil la serie originale “Magna Veritas” su testi di Marco Felicioni. Nel 2008 è uno dei vincitori del Chesterquest, concorso mondiale realizzato da Marvel Comics. Da allora ha lavorato su alcuni dei più famosi eroi come Spiderman, Ironman, Capitan America, Hulk e Thor.

Ciao Jacopo!  ‘’Dronio’’ è il tuo nome d’arte, da dove nasce e cosa significa esattamente?

Ciao Marco! E’ buffo, ma è la prima volta che mi viene chiesto. Il nome in sé non è propriamente un nome d'arte dal momento che mi firmo semplicemente come Jacopo Camagni. Dronio è piuttosto un nick identificativo che nasce ai tempi del liceo. Creando la mia prima mail scelsi il nome di una cattiva dei cartoni animati che amavo, ovvero Miss Dronio. Da allora mi è rimasto incollato addosso, non tanto per scelta mia, quanto di terzi, sono stati infatti amici e conoscenti a cominciare a chiamarmi così.

Il mio nome mi sembrava alquanto impronunciabile, soprattutto all’estero, quindi ho preferito affidarmi ad un nick che, paradossalmente, fosse riconoscibile e più facile da pronunciare. Oltretutto realizzai che, fuori dall'Italia, quel nome non esiste, Miss Dronio è un adattamento di Doronjo, quindi sui motori di ricerca Dronio è associato praticamente solo a me stesso quindi ho deciso di tenerlo per praticità e comodità.

Illustrazione e fumetto sono più che semplici passioni per te, quando hai capito d’essere una disegnatore di talento?

Ad essere sinceri devo ancora capirlo (sorride). Disegnare è sempre stata una mia passione fin da piccolo, già a quattro anni non mi separavo dai miei pennarelli e dai miei fogli. Crescendo poi ho cominciato a sognare di farne una professione. Ho capito che potevo farlo davvero solo quando ho cominciato a ricevere conferme esterne durante e dopo il liceo. Una mia professoressa mi ha presentato un suo ex allievo che lavorava per Dylan Dog, gli ho fatto vedere i miei lavori e sono stato scelto per lavorare "a bottega" durante i fine settimana per un breve periodo. Da lì ho cominciato a partecipare ad alcuni concorsi locali fino a vincere il primo premio al primo concorso Arena del fumetto di Bologna che all'epoca aveva in giuria i Kappa Boys (della Kappa Edizioni). Vinto il concorso mi hanno contattato proponendomi di lavorare per loro ad una nuova rivista che raccoglieva vecchi e nuovi autori italiani. Da li è cominciata la mia carriera nel mondo del fumetto e ho capito che avrei potuto trasformare la mia passione in lavoro. Sono approdato in Marvel, vincendo un talent a livello mondiale assieme ad altri circa quindici autori da tutto il mondo, nel 2008. Ricevere apprezzamenti da case editrici e colleghi in giro per il mondo è la risposta che più si avvicina alla tua domanda e sapere alcuni degli autori o editori che stimo profondamente mi reputino di talento mi basta abbondantemente.

Come nasce un tuo fumetto e come definiresti il tuo stile?

I fumetti nascono in modi molto diversi. Io ho lavorato (e lavoro tuttora) principalmente come disegnatore e non come autore completo,quindi disegno storie scritte da altri. Generalmente mi viene sottoposta una sceneggiatura già scritta e, quando interessato, procedo alla realizzazione. Normalmente si tratta di storie basate su personaggi già esistenti, quindi il lavoro consiste semplicemente nel realizzare attraverso immagini quanto scritto in sceneggiatura. Mi è capitato poche volte di lavorare anche come autore e in tutti i casi ho lavorato a quattro mani assieme a Marco Felicioni, con il quale alcuni anni fa ho creato una serie per la Francia. L'idea generale era orchestrata da entrambi, in un secondo momento lui scriveva la sceneggiatura e io disegnavo, ma con la libertà di "metter becco" l’uno nel lavoro dell' altro. E’ come dare alla luce un figlio. Perché in fondo è questo che si fa, creare una storia per immagini che, una volta uscita, rimarrà nel tempo, una storia con un’eredità. Il mio stile è un mix di tante, troppe cose. Suggestioni visive che mi accompagnano sin da piccolo, dai cartoni giapponesi ai comics americani, al fumetto underground e all'arte classica, spaziando per i classici Disney ed il glam rock. Preferisco non etichettarmi, ci pensano già gli altri a farlo (purtroppo).

Hai dei riferimenti estetici abituali che ti accompagnano nel tuo iter produttivo o di volta in volta ti lasci ispirare da impulsi diversi?

Tendenzialmente mi piace lavorare seguendo quelli che sono i miei punti di riferimento classici, capita però a volte che alcuni editori richiedano stili più o meno "dark" (ovvero con più o meno neri) a seconda del target di riferimento. Inoltre, come si può vedere dalle illustrazioni o dalle tavole a fumetti presenti sul mio sito, il mio stile è abbastanza elastico, cioè riconoscibile e al contempo in bilico tra il cartoonesco ed il  realistico. Quando invece  lavoro su progetti personali mi lascio suggestionare da quello che mi circonda e tendo a sperimentare. Mi guardo molto in giro e mi piace farmi condizionare da elementi che catturo con lo sguardo perché essendo praticamente dotato solo di memoria eidetica, tendo a guardarmi continuamente attorno alla ricerca di  input e suggestioni.

Bologna è il tuo campo base creativo. Cosa c’è di questa città nel tuo lavoro? Hai mai pensato di dedicarle un fumetto?

A Bologna ci sono nato, e, sebbene un po' mi stia stretta dopo trentacinque anni, la reputo una città straordinariamente bella. Un tempo sicuramente aveva un'anima creativa molto più vitale, che si è un po’ sopita nel corso degli ultimi anni, ma resta la città che adoro. A metà strada tra la grande città e il paese, vive sempre tra il giorno e la notte. Credo abbia due anime e che entrambe siano molto affascinanti. E' una città con una lunga storia che girando per le sue viuzze riesci ancora a percepire, nonostante il caos di turisti e studenti. Mi piace perdermi nelle sue piccole vie medievali, nei suoi portici a tarda notte o nei suoi giardini segreti. Credo sia una città magica ed è perfetta per un fumetto. In realtà ho già disegnato storie che raccontano di Bologna o che la usano come set. Il mio pimo lavoro con la Kappa Edizioni faceva parte di un progetto di storie disegnate da autori che vivevano tutti a Bologna ed erano appunto nella mia città. Il progetto per la Francia fatto con Marco Felicioni, invece, era ambientato a Bologna, ma, essendo destinato ad un pubblico francese, prevedeva  l’omissione del nome della città alcune modifiche. Gli scorci e i riferimenti espliciti di tutte le location sono però ben riconoscibili. Ne vado particolarmente orgoglioso. E' un tributo che volevamo fare ad una città che entrambi amiamo.

A cosa stai lavorando in questo periodo e che progetti a lungo termine hai? Puoi anticiparci qualcosa?

Ho appena cominciato una mini serie da quattro episodi per la Marvel. Sto anche finendo di realizzare le illustrazioni per un progetto abbastanza particolare per un magazine di moda tedesco, ovvero un servizio di moda dove sia modelle che oufit sono interamente disegnati invece che fotografati, e, sempre assieme a Marco Felicioni, il mio "partner in crime", stiamo lavorando come autori (lui ai testi e io ai disegni) alla creazione di un bordame fanta horror per un editore americano. Purtroppo sono tutti progetti di cui, dovendo essere ancora annunciati, non posso dire molto altro, ma posso assicurare che passerò questa afosissima estate al lavoro.

www.dronio.com/

 
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Venerdì, 21 Giugno 2013 14:00

Imitation of Life

In un luogo, come la Biennale d'Arte di Venezia, dove la ricerca della novità e del contemporaneo è all'ordine del giorno, nel Padiglione Austria, presente sin dalla prima edizione, si torna un po' bambini.

 

Imitation of Life è una video installazione di Mathias Poledna, che ruota attorno a un cartone animato realizzato grazie alla collaborazione di artisti dei dipartimenti d'animazione degli studios di Los Angeles, tra cui la Disney.

 

Evocazione dell'epoca d'oro dell'animazione (gli anni '30 e '40), è stata prodotta una pellicola in formato 35 mm di circa 3 minuti. Reinventando il linguaggio tramite le sue contraddizioni (il metodo di produzione all'avanguardia per l'epoca e la narrazione basata su favole), spicca il contrasto tra la sinteticità delle scene e il grande lavoro che sta dietro alla sua realizzazione. Il vaudeville, i film muti e i musical sono alla base dell'opera: è un indagine della relazione tra arte e intrattenimento.

 

La scena si apre con un uccellino che vola tra i rami di un bosco e scopre un asinello, vestito da marinaio, che dorme e, svegliandosi, comincia a ballare e cantare nella natura. La stessa colonna sonora è stata registrata da un'orchestra completa, secondo lo stile del tempo.

Proseguendo, oltre 40 disegni, serviti alla realizzazione dell'opera, sono esposti sulle pareti. L'installazione ha lo scopo di favorire una lettura incrociata tra avvenimenti dello stesso periodo: la relazione tra arte europea e cultura americana di massa, l'emigrazione verso gli Usa e l'esportazione commerciale di quest'ultimi nel Vecchio Continente, la presentazione dei film d'animazione Disney alla Mostra del Cinema di Venezia, il tardo modernismo dell'architettura del padiglione e un'analisi del periodo 1938-1942, nel quale l'Austria espose nel Padiglione Germania.

 

 

Venezia, Giardini

Padiglione Austria

Fino al 24 novembre.

Dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 18.00

 

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Venerdì, 01 Marzo 2013 19:50

Un anno senza Lucio

Jazzista, paroliere e musicista. Il primo marzo 2012 la musica italiana perde uno dei piú compianti cantautori del panorama musicale italiano: il grande Lucio Dalla. Risale ad un anno fa la notizia dell’infarto che lo ha stroncato all’età di 69 anni, subito dopo aver partecipato al Festival di Sanremo di quell’anno, mentre si trovava a Montreux, in Svizzera, per una tourné, lontano dalla sua amata Bologna.

Lucio si avvicina alla musica sin da molto giovane suonando la fisarmonica e il clarinetto. Nasce a Bologna il 4 marzo 1943, data alla quale dedica una canzone che fece un certo scalpore in RAI, causandone la censura del verso “e anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino”. Cantautore audace e senza vergogna, un po’come noi di Nerospinto, comincia la sua carriera suonando jazz con i Rheno Dixieland Band e come turnista con il suo clarinetto per una canzone di Edoardo Vianello. All’etá di 21 anni arriva il suo primo 45 giri contenente ‘’Lei (non è per me)’’ scritta da Gino Paoli e che fu un fiasco clamoroso. Non scoraggiandosi pubblica il suo primo album ‘’1999’’ con la sua band, Gli idoli, ed è con la stessa che presenta la canzone “Paff…bum!” al festival di Sanremo, accompagnato dalla mitica blues band inglese degli Yardbirds. Ma la notorietà arriverà solamente cinque anni e due dischi dopo nel 1971 con “Storie di casa mia”; dopo 38 anni l’ultimo lavoro “Angoli nel cielo”.

Artista eclettico, negli anni ‘90 dirige la sua etichetta, la Pressing , per la quale incide la maggior parte degli artisti da lui scoperti, compone musiche per film, realizza programmi tv, dipinge e fa il gallerista, incide “Pierino e il lupo”, si cimenta con la musica classica, e continua la sua attività di talent-scout. Tra le numerose collaborazioni, la più assidua quella con Francesco De Gregori con il quale incide ‘’Banana Republic’’ nel 1979, poi quelle con altri artisti di spessore come il paroliere Roversi, Bruno Lauzi, Paolo Conte, Gianni Morandi a Francesco Guccini  con cui ha scritto “Emilia” come omaggio alla loro regione natale. Dopo trent’anni di produzioni notevoli, nel 2001 esce “Luna Matana“ ispirato a Cala Matana, una spiaggia dell’isola San Domino dell'arcipelago delle Isole Tremiti presso la quale ha un appartamento e che si rivela lavoro non all’altezza delle sue capacitá. Seguono altri album che diventano sempre meno noti, fino alla splendida ‘’Nani’’, ultimo regalo sanremese dell’anno scorso, cantato con l’ultima sua scoperta Pierdavide Carone.

Sono tante le manifestazioni in ricordo della sua scomparsa. Il 4 marzo, giorno del suo compleanno,  verrá pubblicato un nuovo vinile in tiratura limitata che conterrà '' Notte di luna calante'', un brano di Domenico Modugno inciso da Lucio Dalla nel 1997. Seguirá, lo stesso giorno, il grande concerto a lui dedicato che si terrá a Bologna, sul palco di Piazza Maggiore, e vedrá la partecipazione di Fiorella Mannoia, Gianna Nannini, Renato Zero, Ornella Vanoni, Ron, Negramaro, Marta sui tubi, Pino Daniele e Gigi D’Alessio. A condurre lo show l’amico e collega Gianni Morandi. Il giorno prima, il 3 Marzo, Bologna ha inoltre ideato per il suo cittadino illustre, un'iniziativa insolita dal nome ''Una canzone per Lucio'' dove propone di aprire finestre, porte, sportelli delle macchine e diffondere le note di Lucio per tutta la cittá lasciando che le sue canzoni la inondino avvolgendola con la sua presenza. Come non citare infine il suo ultimo lavoro ‘’Pinocchio’’, film del disegnatore Lorenzo Mattotti e il regista Enzo d'Aló, autore del lungometraggio d’animazione "La Gabbianella e il Gatto’’, che lo ha visto impegnato negli ultimi anni della sua vita, nel curare la colonna sonora e doppiare uno dei suoi personaggi, il Pescatore Verde. Pinocchio , versione lontana da quella Disney, che vuole avvicinarsi in maniera molto piú fedele al romanzo di Collodi, è stato presentato alla 69esima mostra del cinema di Venezia ed è nelle sale cinematografiche dal 21 Febbraio.

Nerospinto dedica al cantautore e ai suoi lettori questo simpatico backstage, uno degli ultimi e divertentissimi Lucio.

 

http://www.youtube.com/watch?v=X-uYwPg_OQc

 

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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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