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Esordio per Boul&Co, piccolo e innovativo ristorante che propone in chiave italiana i piatti tipici d'origine orientale.

Martedì, 21 Maggio 2013 20:17

Addio a Ray Manzarek dei Doors

A 74 anni scompare il fondatore dei Doors.

 

Lui odiava Oliver Stone, il regista che fece rivivere una seconda giovinezza ai The Doors e alimentare il mito del Re Lucertola. Non sopportava l'aurea da “fattone” che il film aveva appiccato a Jim. Jim era anche altro, molto altro: un poeta visionario, un grande performer, una voce immortale. Un amico.

 

Lui era il timido studente che convinse l'amico Morrison, nel '65, a intraprendere la carriera musicale fondando la band che cambiò la storia del rock degli anni '60, quella stessa band che ambiva ad aprire le porte della percezione che Huxley profetizzò in The Doors of Perception.

 

Colui che diede la piega musicale al sound della band, l'abilissimo pianista che non fece mai rimpiangere la mancanza di un basso.

Colui che con le sue intuizioni traghettò i Doors verso l'eternità, santificando suite che rimarranno per sempre nell'olimpo della musica: “Light My Fire”,“The End” e “When The Music is Over”, la musica è finita, parafrasando uno degli inni doorsiani. La musica si è fermata. Il suono della tastiera più innovativa della storia del rock, si è fermato. Le mani dell'uomo che non si rassegnava a  chiudere il mito, portando, discutibilmente, un sosia di Jim Morrison a cantare sul palco insieme all'amico Robby Krieger ( ma non al batterista John Densmore) in un tour che l'anno scorso transitò anche a Milano. La musica finisce, ma non si spegne l'eco:

 

The face in the mirror won't stop

The girl in the window won't drop

A feast of friends alive she cried

Waiting for me outside http://www.youtube.com/watch?v=BGtwpIVp4sw

 

Pubblicato in Musica
Giovedì, 24 Gennaio 2013 11:45

Attraverso le orecchie del dj #2

Mi ritrovo di nuovo a scrivere per questa rubrica, in ritardo sulla consegna, con poche idee, ma tanta musica nella testa. Nell'ultima settimana ho passato in rassegna la discografia di Gesaffelstein, cercato prove sulle sue contaminazioni, da Brodinski a The Hacker, scavato alla ricerca di connessioni più profonde in una Detroit dilaniata dalla recessione, per poi trovare in tutt'altro universo, la Francia dei giorni nostri, il suo spirito più profondo. Perché è proprio questa la peculiarità del grande artista che andiamo ad approfondire questa settimana: la contemporaneità.

 

Ad aiutarmi in questa impresa, Matteo Pepe, in arte Uabos, resident dj di le Cannibale che, con la sua esperienza e cultura in materia, mi ha aperto gli occhi più volte sulle potenzialità di questo artista e che non smetterò mai di ringraziare.

Gesa2 © Elina Kechicheva

Mike Levy, questo il suo vero nome, esordisce, alla tenera età di 23 anni, con un ep chiamato Vengeance Factory (OD records), titolo che lascia poco spazio all'immaginazione: raffinato, cattivo, con una storia, forse terribile dietro. Ad un primo ascolto potrebbe sembrare un disco degli inizi Ottanta, figlio di una Germania dai grossi sintetizzatori analogici, batterie campionate e suoni alieni pungenti come spilli. Ma c'è qualcosa che non va, il suono è pulito, veloce, ipnotico, ha qualcosa che sfugge, che va oltre: è techno. Techno come non si sentiva da tanto tempo.A The Hacker si deve il merito della sua scoperta, che con la sua Goodlife records produce i due album successivi. Non sorprende che sia proprio lui a lanciarlo vista l'affinità tra i loro pezzi, combinando anche un remix con Marc Houle per aprire uno spiraglio a un techno minimal ancora più raffinata se possibile.Uabos puntualizza: “[...] apprezzo sicuramente moltissimo il fatto che lui sia stato capace di evolvere quello stile che tanto amavo di The Hacker rendendolo molto più attuale e funzionale, cosa che quest'ultimo non è riuscito a fare.” Che l'allievo abbia superato il maestro?In meno di due anni si ritrova a spadroneggiare nella scena underground, le sue produzioni, ritmate e cupe, iniziano a distinguersi e a concretizzarsi in uno stile inconfondibile.

Gesa1 © Elina Kechicheva

 

Mera di essere citata la collaborazione con Brodisnki in un progetto che li lega a doppiofilo: Bromance. Letteralmente Bromance è una relazione molto forte tra due amici, non sessuale, attenzione, per le nostre orecchie è una collaborazione che unisce due DJ francesi in una danza frenetica per un clubbing underground di cui sentivamo la mancanza, speriamo solo che non esploda in una bolla di sapone. E se anche fosse, avremmo passato sicuramente dei bei momenti sentendoci un po' come bambini in una casa dell'orrore, prima o poi la corsa finisce, ma toccando la pelle d'oca sulle braccia avremo la certezza che quel che abbiamo visto e sentito è stato reale, almeno per noi.

Gesaffelstein è una macchina instancabile, gli ep e i remix continuano a susseguirsi in un vortice di produttività e concretezza: in meno di quattro anni sette ep e più di venti remix.

 

 

Analizzandoli si può estrapolare una visione d'insieme che si sintetizza in qualcosa di non detto, di oscuro, di grottesco.

Gesa3 © Elina Kechicheva

Se la musica di Gesafellstein dovesse essere un genere letterario, probabilmente sarebbe il cyberpunk di Gibson, o il distopismo di Orwell e Huxley, tra rabbia e impotenza, un tocco di gotico e la sensazione che ci sia qualcosa oltre, oltre la musica, oltre le parole, oltre al ritmo ossessivo, oltre... Infatti ascoltare le sue sinfonie è immergersi in un altro universo.

Spero con questo articolo di aver suscitato la vostra curiosità e vi do appuntamento al Tunnel Club, domani sera con gli amici di Le Cannibale, special guest: Gesaffelstain!

http://soundcloud.com/bromancerecords/gesaffelstein-depravity-1

Party harder, but party well!

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