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L’arte contemporanea attraverso 400 artisti e 1200 immagini: arriva dal 28 marzo l’annuario “Artisti”.

Pubblicato in SvelArte

Il Mondadori store di piazza Duomo si trasforma in salotto per accogliere i protagonisti delle IntervisteOFF lanciate da IlGiornaleOFF, show ideato e condotto da Edoardo Sylos Labini. La prima ospite di questa nuova rassegna è stata Giusy Versace e abbiamo colto l'occasione per farle qualche domanda e soddisfare alcune nostre curiosità.

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Martedì, 02 Febbraio 2016 18:49

Una chiacchierata con l'autore - Marco Rettani

Mondadori presenta l’ultima fatica di Marco Rettani “Non lasciarmi mai sola”, un viaggio nello spazio e nel tempo dalla Lugano patinata della finanza alla Roma corrusca dei papi e dei Borgia.

Pubblicato in Tête-à-tête
Giovedì, 12 Febbraio 2015 20:38

Controsfumature di grigio

L'uscita del film 50 sfumature di grigio ha ben saputo far parlare di sé: dopo le molteplici polemiche che hanno accompagnato la pubblicazione dell'omonimo libro, la pellicola sembra ricalcare le orme dell'opera letteraria attirando una serie di critiche pudiche, ma un altrettanto numeroso gruppo di fan accaniti.

Tra le file dei meno contenti si schiera la comunità Kinky di Milano, che per sabato 14 febbraio ha organizzato Controsfumature, un evento creato appositamente per contrastare la visione stereotipata del mondo BDMS derivata proprio da 50 sfumature di grigio. Un vero contro-evento con l'obiettivo di diffondere una conoscenza concreta dell'eros estremo, in contrapposizione alle visioni patinate e costruite di un prodotto nato solo per esigenze di marketing.

L'appuntamento è il 14 febbraio allo Spazio Tertulliano dalle 11.30 alle 18.00, dove si potranno trovare esposte opere d'arte a tema selezionate dallo scrittore Ayzard che curerà anche brevi testi di accompagnamento per ciascun'opera, e si susseguiranno diverse performance: Davide La Greca con un monologo comico dal titolo "50 sfumature di che?", Tenshiko Kinbaku, nota artista della scena fetish milanese, con una performance di wax body painting, Dea Pagana Fashion con le sue creazioni originali in una serie di affascinanti tableau vivant.

Un modo interessante ed alternativo per trascorrere la giornata di San Valentino.

Spazio Tertulliano

Via Tertulliano 70, Milano

Prezzo: 10€ compreso Aperitivo Fetish Mood

Informazioni:

Sonia Pampuri

Scripta Manent Edizioni

Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Cell: 329/1625216

Pagina FB : www.facebook.com/Controsfumature

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La notizia non ha lasciato indifferenti le bene informate: il dado è stato tratto, la scelta è stata confermata.

Christian Grey aka Mr 50 sfumature avrà presto un volto (e un corpo): a dare infatti concretezza alle fantasie erotiche di milioni di lettrici (e lettori) sarà Jamie Dornan, attore e musicista irlandese classe 1982.

Le cinefile conosceranno di certo il suo volto: il suo ruolo più noto a livello internazionale è stato quello del Conte di Fersen in Marie Antoniette di Sofia Coppola (2006).

Il suo sguardo seducente e l’intrigo di pizzi e merletti hanno fatto breccia nel cuore di tantissime spettatrici, che hanno fatto il tifo per la storia d’amore impossibile tra Madame Deficit e il bel Conte svedese, costretto a partire per la Guerra dei Sette Anni lasciando, cosi dicono i maligni bene informati, un bebè alla Regina.

Il bel Jamie è apparso anche come modello sulle covers di numerosi magazine di moda come GQ, Vogue e Attitude e ha prestato i pettorali alla campagna CK Underwear a/i 2008-2009 assieme ad Eva Mendes.

Ha inoltre recitato come guest star nella serie Once Upon a Time, interpretando il bel cacciatore.

Per quanto riguarda la vita privata, Mr Grey sembra essere molto più tranquillo e posato del suo alter ego letterario: dopo una relazione di due anni con la bella e brava Keira Knightley, Jamie si è accasato con Amelia Warner, la quale gli ha recentemente dato una bambina.

Eccoci dunque al titolo di questo articolo: il sexy e selvaggio Dornan ha dichiarato di voler essere un padre modello per la sua creatura ed è preso in un vortice di pappe e pannolini. Attenzione però! L’attore si è calato perfettamente nella parte del maschio eroticamente creativo e la sua performance cinematografica promette scintille, aimè, per noi solo di celluloide.

 

 

Pubblicato in Cultura

Torniamo indietro nel tempo. Torniamo agli anni 50.

Forse molti di noi, io compresa, non hanno vissuto questo periodo, ma in qualche modo non ci è estraneo, anzi addirittura familiare, e non per caso.

 

Tra il 1950 e il 1970 l’Italia vive uno dei suoi momenti più gloriosi, una sorta di rinascimento culturale, in cui arte, letteratura e cinema raggiugono livelli di magnificenza e grandezza.

Roma si trasforma in un crocevia di menti geniali: un drappello di produttori, registi, sceneggiatori, attori, scenografi, impongono in tutto il mondo, forse per la prima volta, l’eccellenza “made in Italy”.

 

Proprio in quegli anni da Rimini arriva nella città eterna un giovane pieno di voglia di fare e di speranza con un passione sfrenata per il cinema: Federico Fellini. Allora non era nessuno, ma il suo nome era destinato ad essere iscritto dell’albo dei più grandi e influenti cineasti della storia del cinema mondiale.

 

Nel 1950 debutta alla regia con Luci del varietà e dal quel momento è un susseguirsi di successi e riconoscimenti.

Per i successivi quarant’anni Federico Fellini traccia un solco indelebile della storia del cinema con una serie impressionante di film di culto: La strada, La dolce vita, 8 ½, Amarcord, La citta delle donne, sono solo alcune delle opere indimenticabili che ci ha lasciato, considerate e citate in tutto il mondo come delle pietre miliari della cinematografia mondiale.

 

Nel corso della sua carriera il maestro vinse ben cinque Oscar, una Palma d’oro e un Leone D’oro alla carriera, tutti riconoscimenti che l’hanno reso il regista più celebrato di tutti i tempi, e non senza motivo.

 

Fellini con il suo inconfondibile stile ha dato un’identità riconoscibile in tutto il mondo al cinema italiano. Il regista ha saputo  recuperare la lezione del Neorealismo di Roberto Rossellini e inventare un suo universo fantastico fatto di suggestioni oniriche, ricordi autobiografiche, inclinazione alla satira, ambiguo erotismo, riflessioni esistenziali, attenzione per la provincia italiana e i cambiamenti della società. Tutte componenti che hanno permesso a Fellini di creare una poetica originale costituita da personaggi e immagini proverbiali e inconfondibili, destinate ad entrare nell’ immaginario comune come icone e metafore della cultura contemporanea.

 

In occasione del ventesimo anniversario della scomparsa del grande regista Photology ha organizzato una mostra fotografica itinerante dal titolo dal titolo Fellini at Work che, partendo da Milano, toccherà diverse città italiane.

 

Obiettivo della rassegna non è una mera celebrazione del regista, ma la creazione di un vero e proprio percorso di conoscenza, che porti lo spettatore a immergersi totalmente in quegli anni e ad avere una visione di Fellini non solo come personaggio, ma come uomo.

Le inquadrature, quindi, non potevano altro che essere di una persona che conosceva bene il maestro: il paparazzo Tazio Secchiaroli, padre della fotografia d’assalto, primo fotoreporter cinematografico al servizio del grande Fellini che, apprezzando le sue doti artistiche, lo chiama come fotografo di scena durante le riprese dei suoi film.

 

La vita condivisa di quegli anni sui set, ma anche negli uffici o dentro i laboratori di scenografia, provocano una simbiosi esplosiva tra due personaggi, in fondo, non molto diversi: entrambi artisti di grande talento, entrambi rappresentanti di vizi e virtù della loro epoca.

Una combinazione perfetta che non può non accrescere il valore di questa deliziosa mostra capace di far tornare indietro nel tempo, agli splendenti anni 50, quando il “made in Italy” nella letteratura, arte e società era simbolo di eccellenza.

 

 

 

FELLINI AT WORK - TOUR DELLA MOSTRA IN OCCASIONE DEL VENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DEL

REGISTA (31 OTTOBRE 1993):

 

Photology, via della Moscova 25, Milano

La mostra continua fino al 31 maggio 2013

Dal lunedì al venerdì h11-19

Tel 02-6595285 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Photology a Noto

Via Carducci, 12

Noto (SR)

21 Luglio - 31 agosto 2013

 

Agenzia NFC

Via XX Settembre, 32

Rimini

14 Settembre - 31 Ottobre 2013

Pubblicato in Cultura
Mercoledì, 13 Febbraio 2013 17:31

Simone Bisantino, Il ragazzo a quattro zampe

Affine a Nerospinto per i temi che affronta, dall’erotismo in senso lato all’arte, una creatura meravigliosamente borderline, una personalità forte e fragile allo stesso tempo, che si riversa tutta nel suo libro, tela sottile di personaggi labili che si perdono e cercano una via di uscita dalla tragica involuzione della propria esistenza. Ecco per voi l’intervista esclusiva di Nerospinto a Simone Bisantino, autore de Il ragazzo a quattro zampe.

 

Com’è nato il progetto del libro Il ragazzo a quattro zampe?

 

Ho lavorato a Il ragazzo a quattro zampe a partire dal 2007 con l’idea di fare un libro che fosse prettamente di racconti, in realtà più andavo avanti più mi piaceva che i personaggi tornassero, quindi alla fine è diventato un corpo unico: i personaggi passano da un racconto all’altro e sono, alla fine, essenzialmente gli stessi, legati tra loro. È venuta fuori questa storia che tutto sommato non è né un romanzo né un libro di racconti, troppo omogeneo per essere un libro di racconti e troppo breve per essere un romanzo. Potrebbe essere un romanzo per racconti, anche se queste storie, precisissime dal punto di vista cronologico, potrebbero rimanere slegate tra loro e funzionare lo stesso da sole.

 

Ti sei ispirato a personaggi reali? Come sono nati questi racconti?

 

Più che altro mi sono ispirato a delle storie comuni, a partire dalla cronaca di oggi. Le vicende narrate sono talmente universali – sia quelle estreme che quelle più ‘normali’ – che risultano attualissime. Molte tematiche le avevo già affrontate quando facevo collaborazioni con le raccolte di narrativa erotica di Mondadori. Tematiche come quella della pedofilia c’erano già all’epoca, ma qui sono più organizzate. C’è un’interazione maggiore tra adulti e ragazzi, dove gli adolescenti sembrano più adulti degli adulti stessi.

 

Quali sono gli elementi che ti affascinano di più, che cos’è che ti attrae e che poi ti porta a scrivere di determinate situazioni?

 

I meccanismi che s’instaurano all’interno di una storia, anche dolorosa, che prevede anche elementi tragici. Tutti i meccanismi che si affrontano nelle storie che viviamo, che non sono facilmente riconoscibili o subito comprensibili, ma che hanno bisogno di uno sguardo un po’ diverso. Un incastro di vite e personaggi, di situazioni anche ripetute che si ritrovano nel continuum dei racconti.

 

Durante la lettura de Il ragazzo a quattro zampe ci s’imbatte in scene forti, quasi terrificanti… sono tue paure quelle che emergono dai racconti?

 

No, non come episodi di vita, ma come sensazioni, che poi nel libro sfociano in situazioni molto più tragiche. La descrizione di scene violente non è la parte dei racconti più importante, in realtà, (molti riferimenti sessuali piuttosto spinti li ho tagliati di mia spontanea volontà) volevo invece che la sessualità fosse una cosa sfumata e molto narrativa, che non fosse appunto la protagonista vera e propria del libro. Gli elementi più importanti ne Il ragazzo a quattro zampe sono i dialoghi, le pause, i silenzi. Il modo di sentire, il punto di unione tra gli uomini e le donne che a volte combattono le stesse cose. Per me, non esiste femminismo e non esiste maschilismo, siamo tutti vittime e carnefici degli altri e di noi stessi.

 

Non volevi che i racconti fossero autoreferenziali?

 

Infatti, mi piaceva l’idea che questi personaggi interagissero tra loro in modi diversi, anche se in scenari molto estremi.

 

Quali sono gli autori a cui ti ispiri, o nei confronti dei quali senti di avere un debito?

 

Per quanto riguarda questo lavoro, in particolar modo Sylvia Plath: mi piacciono molto i suoi libri (La Campana di vetro, uno dei miei preferiti) e i racconti pubblicati postumi. Racconti che sembrano non avere una vera e propria trama, ma risultano eccezionali per come sono trattati dal suo occhio, dalla sua sensibilità di scrittrice. Nel libro ci sono moltissime donne protagoniste, con echi che portano a Virginia Woolf  e Ingeborg Bachmann, ad esempio. Mi piace poi tantissimo la narrativa americana degli anni ’80, la transgressive fiction, il postpunk e il cyberpunk.

 

Come definiresti il tuo stile di scrittura?

 

Non so se si possa parlare di stile, è un po’ presto. Questo libro (che io chiamo racconto per ritratti) non è un romanzo, non è un libro di racconti, ma un libro in cui si succedono ritratti di vari personaggi, di varie storie, per riuscire un po’ a creare una sinergia tra i diversi elementi. Mi piacciono i testi brevi, per me le letture contemporanee non dovrebbero superare le 150 pagine. Preferisco siano brevi, con dettagli piccoli ma incisivi, frasi che riescono a rimanerti in mente e a farti riflettere.

 

Quali sono i tuoi interessi oltre alla scrittura?

 

La musica sicuramente, oltre a fare il selector ho un progetto in cui mi occupo di re-edit e mix. Amo l’arte moltissimo, (volevo fare il pittore) e alla fine capisci che tutte le cose che fai servono a creare un percorso. In passato non avevo mai pensato di poter scrivere dei racconti. Leggevo e leggo tuttora molto, ma scrivere è una cosa molto difficile, nonostante ci siano delle scuole che ti possano insegnare a farlo, scrivere richiede delle basi, una predisposizione.

 

Questo libro l’hai scritto anche per te?

 

Sì, principalmente l’ho fatto per me. Dopotutto si tratta di un progetto destinato alle piccole case editrici. Non è in ogni caso nemmeno stato facile trovare l’editore giusto.

Quando gli editori non capiscono sotto quale etichetta far rientrare un determinato libro, difficilmente riescono a promuoverlo come si deve, a darti un’identità in libreria.

 

Come ti vedi in un futuro?

 

Non ci pensavo neanche prima della pubblicazione (anzi, di ogni pubblicazione dato il secondo romanzo), per me è importante raggiungere degli obiettivi. Non vedo mai le cose che faccio legate al successo, ciò che conta è fare quello che mi piace, e soprattutto farlo da solo. Ci metti anni magari, a pubblicare o persino farti leggere, ma se sei convinto lo fai e vai avanti. Non è vero che se non conosci le persone giuste non puoi nemmeno sperarci: io inizialmente non conoscevo nessuno, eppure un po’ di cose le ho fatte. Di sicuro non è un lavoro per vivere: scrivere non è remunerativo, ma rende felici.

 

L’AUTORE: Simone Bisantino è nato nel 1978. Ha pubblicato il romanzo Amore e altri veleni e in varie antologie, tra le quali Delitti d’amore (Supergiallo Mondadori 2004), Hard Blog (Mondadori 2005) e Watersex (Mondadori 2006). Vive a Milano, dove lavora inoltre come dj sotto il nome d’arte Black Candy.

 

Il ragazzo a quattro zampe.

Autore: Simone Bisantino

Casa Editrice: Caratteri Mobili

Dettagli: ISBN 978-88-96989-34-0, formato 12×20, 90pp.

Prezzo: 10 euro

 

http://www.youtube.com/watch?v=Ohsf_EAGMDU

 

Pubblicato in Cultura
Mercoledì, 30 Gennaio 2013 17:32

Bettie Page, beloved cheesecake girl

Bettie Mae Page nasce a Nashville, Tennessee, il 22 aprile del 1923. Trascorre un’infanzia complicata, fatta di violenza e ristrettezze economiche. All’età di dieci anni i genitori divorziano e Bettie e le sorelle vengono ospitate per un anno in un collegio.

Studentessa modello, si laurea in Arte nel 1943 e sposa il suo primo amore, Billy Neal, ma il suo sogno fin da bambina è quello di diventare una famosa attrice. Divorzierà dal marito pochi anni dopo, nel 1949 per spostarsi a Hollywood senza però ottenere grandi successi.

Bettie decide allora di trasferirsi a New York, dove lavora come segretaria e nel frattempo inizia a recitare. Nel 1950, grazie all’incontro con il fotoamatore e ufficiale di polizia Jerry Tibbs su una spiaggia di Coney Island, il suo talento da cheesecake (“torta al formaggio"come venivano chiamate le burrose ragazze anni ’50 fotografate in pose provocanti) è immediatamente svelato.  Bettie Page si trasforma in Betty, la fantastica pin-up.

Inizia così la sua fortuna, la Page comincia a posare per vari fotografi, spesso nuda, e le sue fotografie si rincorrono nelle copertine delle più importanti riviste maschili. Nel 1951, Bettie posa per il famoso fotografo, Irving Klaw, in una sessione fotografica a tema sadomaso e bondage. Per mano di Klaw Betty la pin-up, in stile ragazza della porta accanto, diviene la misteriosa regina del bondage. Icona retro e allo stesso tempo molto moderna, la caratterizzano lipstick rosso, lingerie sexy, tacchi a spillo su calze a rete e frustino.

Il successo di questa nuova seduttrice, porta Klaw a realizzare per lei i cortometraggi "Betty & Her High Heel Shoes" e "Betty Gets Bound and Kidnapped" e il suo più famoso sketch, il cult "Teaserama". Elementi chiave delle riprese: le sculacciate maliziose, le scudisciate, la pratica del legare e farsi legare.

Bettie non è  però come le altre pin-up anni '50, cattura l’attenzione degli uomini con il suo viso ingenuo, mai volgare, e riesce a dare charme e grazia alla pratica erotica del bondage. La Page diventa  così un modello per una nuova liberazione sessuale, emblema e simbolo di un mondo che rappresenta e pone la donna al centro della propria vita sessuale, attraverso un erotismo all’insegna del gioco, del divertimento e della piena consapevolezza del corpo.

Dopo  Klaws, Page posa per i famosi “jungle shots”  (“Bettie nella jungla”)con Yeager, viene scritturata Playmate per la rivista Playboy e lavora fino al 1957, anno in cui decide di ritirarsi.

Da questo momento la sua figura rimane avvolta nel mistero, per quarant’anni non si fa più vedere in pubblico, nel 2007 rilascia una breve intervista in cui parla di un avvicinamento alla spiritualità, ma nessuno sembra sapere cosa realmente le sia accaduto.

Si spegne infine nel 2008 lasciando un vuoto incolmabile nel mondo delle mitiche pin-up. Ancora oggi fonte di ispirazione per moltissime modelle contemporanee, prima  su tutte la burlesque performer di Dita Von Teese, la giovane e bellissima diva dagli occhi blu, pelle color latte e labbra rosse rimarrà per sempre un’ istituzione all’interno del nostro immaginario collettivo, simbolo di femminilità, seduzione e divertimento.

 

Nerospinto ama Bettie Page perché ha rotto i tabù del passato e con il suo sorriso ha influenzato la cultura pop, catturando il cuore e l’immaginazione di tutti.  

Per approfondire ulteriormente l’affascinante vita della famosa pin up i due film biografici “Bettie Page dark angel” di Nico B. ,1994, e "La scandalosa vita di Bettie Page" di Mary Harron, 2005.

Segnaliamo inoltre la mostra presso la Galleria d'arte Contemporary Concept di Bologna che fino all'11 febbraio ospita 500 foto originali di cui un centinaio di inediti firmati da Irving Klaw e dalla sorella Paula tra il 1951 e il 1956.

 

Pubblicato in Lifestyle
Martedì, 11 Dicembre 2012 19:14

Beatrice Morabito

Artista Femmina, lavora e Desidera a Genova.

Che cos'è per te l'Erotismo, cosa significa? Che relazioni dirette o perverse assume con l'amore nella tua esperienza?

Io credo che l'erotismo sia fonte di vita, di espressività, di potenziale, di sublimazione necessaria, talora. Una spinta tale da portare molti artisti, e non, a creare per scaricare la propria tensione erotica, in un modo socialmente più accettabile.

Io credo sarebbe per me impossibile vivere senza la mia parte erotica: parte erotica come libido nel senso più ampio del termine, la libido Freudiana che con la sua potenza si oppone all'istinto di morte. La vita, il flusso, l'energia scambiabile e pregna di significati.

In rapporto anche alle tue attività artistiche, qual è il senso, tra i cinque, che utilizzi maggiormente per ricevere vibrazioni erotiche?

Sicuramente la vista: non per niente ho scelto come mezzo espressivo le foto, anche se non posso in realtà, prescindere anche dal tatto: le bambole che fotografo sono bambole erotiche nel mio immaginario e nelle mie mani hanno un peso, nel vero senso della parola; ho la percezione della loro presenza e senza questa percezione credo non riuscirei a fotografarle, sarebbero troppo esteticamente eteree per me. Poi ci sono io, con il mio peso fatto di carne, ossa, muscoli e la mia storia personale, che ha un peso psicologico. Immagine e propriocezione, questi sono i canali che credo usare maggiormente. Il desiderio passa attraverso i miei occhi e dai miei occhi alle mie mani e viceversa, come un cerchio chiuso ma apribile.

Quanto e quali tipo di pulsioni erotiche sublimi nelle tue attività artistiche?

"In talamo omnia licet": nell'erotismo maturo deve esserci un pò di tutti quegli elementi considerati perversi, dal sadismo al masochismo, all'esibizionismo e via dicendo. Credo che, essendo questi tre, i primi elementi pulsionali perversi che mi sono giunti alla mente, forse sono questi i più maggiormente rappresentati nelle mie foto.

Che cosa accende la tua fantasia erotica? Quale particolare  ti colpisce di più, eroticamente, in una persona del tuo stesso sesso, e in una del sesso opposto? Oppure si tratta di situazioni particolari? 

La mia fantasia erotica è accesa dai particolari, da un'imperfezione, da un ricordo. Nelle donne amo la bocca, la carne: mi piacciono le donne in cui ritrovo un pò me stessa, forse una forma matura di narcisismo, oppure donne totalmente differenti da me, ed allora in quel caso rimango affascinata dall'aspetto più androgino. Più difficile dire cosa accenda la mia fantasia riguardo un uomo: credo che allora la mia fantasia erotica sia più diffusa, più avvolgente, e si fermi su particolari senza permettere a nessuno di loro di sovrastare gli altri: le mani, la voce, la bocca, ma sopratutto la capacità di affascinarmi con il loro pensiero. Rimango una erotica sognatrice: un uomo deve sapermi raccontare delle storie per affascinarmi, e deve sapere muovere le mani, deve essere in grado di nutrire la mia mente e poi il mio corpo.

Hai mai messo in pratica alcune delle tue fantasie più inconfessabili? E come è stato?

Non credo di avere fantasie inconfessabili: il mio lavoro è come una sorta di diario segreto dove le mie fantasie sono messe in bella mostra, tutti, con un occhio un pò attento, possono capire quali possono essere le mie fantasie, più o meno forti, più o meno esagerate per onore d'arte. Più confessate di così credo sia impossibile.

Qual è, secondo te, il rapporto tra erotismo, più cerebrale, e sensualità, più carnale?

Come dico sempre, anche in altre sedi, la testa è attaccata al corpo e viceversa: nessuna delle due parti può vivere senza l'altra, altrimenti sarebbe un rapporto viziato, zoppo, amputato. Il mio primum movens è l'erotismo cerebrale ma quest'ultimo non può fermarsi al pensato esclusivamente, all'immaginato. Il corpo deve seguire e completare. Uno conseguente all'altro, uno che completa l'altro come una danza che, senza musica, ci apparirebbe deficitaria: ecco la danza è la sensualità carnale del corpo, la musica è l'erotismo cerebrale.

Ogni artista è un voyeur: cosa ne pensi?

Un esibizionista, credo sia più corretto. L'artista mostra, se non agli altri, a se stesso. Io credo che prima di fare"vedere" alle altre persone il proprio lavoro, quest'ultimo deve essere visto dall'artista stesso, che posto come figura esterna a se stesso, pensa sul e al suo lavoro artistico.

Quali sono secondo te, le "vere" perversioni erotiche? Di quali subisci il fascino, artisticamente parlando?

La vera perversione erotica per me è il dilagante fare sesso senza compartecipazione emotiva: lo scambio dei corpi, degli umori ma rimanendo in realtà totalmente estranei emotivamente gli uni agli altri. Questa è la perversione, per me, quando vista nell'accezione di un qualche cosa di erroneo. Per quanto riguarda le "altre" perversioni rimango affascinata dal masochismo, dal sadismo e dal feticismo, ma tutto in forma molto sfumata: forse il fascino è proprio in questo: in un sottile velo di tutto che, senza mai raggiungere la dimensione della necessità per poter provare piacere, stimola l'emotività, il piacere e il desiderio.

In quale atmosfera trovi più fecondo creare dal punto di vista artistico e in quale preferisci fare l'amore? Ci sono punti di contatto tra le due o le pulsioni richiedono stimoli differenti? 

Creo nella mia camera da letto, altresì per fare l'amore, anche se ho una spiccata propensione per le camere d'albergo. Mi piace la possibilità di lasciare lì il ricordo per recuperarlo tornandoci, o passandoci accanto: faccio foto negli hotel, foto mie e di particolari dell'hotel stesso, credo che vi sia un misto di clima di possibilità rubate, o forse, parafrasando Freud,"il Super Io si lascia al confine" e, forse, negli hotels io lascio fuori dallaporta il mio Super-Io.

Seconde te esiste la volgarità nell'erotismo?

Nell'erotismo no, ma ormai l'erotismo sconfina nella pornografia e la pornografia nella quotidianità. Il vero erotismo non ha nulla di volgare: lascia intendere, lascia immaginare, lascia sognare: i toni forti smorzati e quelli smorzati evidenziati. L'erotismo è il gioco dell'acrobata che cammina su un filo, un passo falso e si scade nella banalità, uno affrettato nel già visto, già vissuto.

Il senso del peccato o, all'opposto estremo, il libertinaggio più sfrenato, rendono la vita erotica e creativa migliori?

Il senso del peccato Parbleu! Il libertinaggio rende la vita erotica piatta, noiosa, ripetitiva. Il collezionismo di uomini e donne non lascia spazio alla dimensione relazionale; una persona è facilmente scambiabile con un'altra, tutti diventiamo sostituibili e questo rende il fruitore dei corpi impoverito, come impoverite sono le vittime, acconsenzienti o meno, dell'amante seriale (maschio o femmina che sia). Seguo le avventure di Don Giovanni sorridendo, in modo picaresco quasi, mi soffermo sulla storia della Monaca di Monza o su Paolo e Francesca con un vago senso di comprensione ed ineluttabilità: il profumo del peccato, Eva e la sua mela, sono imago ancestrali; l'amare eroticamente tutti equivale a non amare nessuno.

Quali credi sia il punto d'arrivo nell'erotismo? Quando ci si può ritenere totalmente soddisfatti? Tu, al momento ti senti soddisfatto/a?

Non credo che l'erotismo abbia un punto di arrivo: l'erotismo è un viaggio magnifico che permette di conoscere luoghi sconosciuti dentro e fuori di noi e nell'altra persona, compagna del viaggio. Con ognuno è diverso, con ognuno gli stessi gesti, le stesse atmosfere assumono aspetti differenti. Il giorno in cui mi riterrò totalmente soddisfatta sarà un giorno triste per me, perché sarà il giorno in cui avrò smesso di cercare e forse di provare a sentire, ogni volta di più, ogni volta diversamente.

Qual è libro più erotico che hai letto? Da cui magari hai tratto ispirazione?

Credo che il sottile erotismo di Anais Nin ne il "Delta di Venere" mi abbia influenzato molto, ma non posso non citare "Emmanuelle", quasi un libro filosofico per me, letto a 15 anni, e "Paura di volare" della Jong: psicoanalisi e sesso, relazioni sull'orlo dell'estasi come della disperazione, tentare, tornare in dietro ed ancora ritentare a spingersi oltre, una vera rivelazione per me. Ho letto De Sade, Apollinaire, Millet ma alla fine è l'erotismo inserito in un contesto relazionale che mi ispira e cosa a cui ho sempre teso nella mia vita, così come nei miei lavori.

C'è qualche scoperta, in termini erotici, che ha cambiato la tua vita privata e artistica?

Non credo, tutto era già contenuto dentro di me, se non in forma di atto, in forma di potenza.

Se dovessi scegliere una città del mondo come capitale dell'erotismo, quale sceglieresti? Perchè?

Molto banalmente Parigi, perché conserva ancora i vecchi fasti decadenti di un erotismo che si sta perdendo ( come dicevo sopra, pre scadere nella pornografia ). Pigalle, con la sua fama, vive sotto una basilica: sacro e profano ancora assieme. Tempo di redenzione e tempo di perdizione, vicini, quasi confusi, separati da una "butte".

Per saperne di più:

Beatrice Morabito ha fatto del suo lavoro un Diario Segreto, dove invece di scrivere sentimenti, desideri, emozioni ed esperienze ( più o meno reali ), congela l'immagine legata ad essi e li fotografa.

Si districa magistralmente tra“vizi” e “perversioni” seguendo un insegnamento di Freud :“ gratta il vizio e troverai la virtù e viceversa” .

La scelta delle bambole, è dettata dal desiderio di poter instillare un'emozione in qualche cosa, che di per se stesso, emozione non può avere, rendendole specchio dell’artista stesso.

Il suo lavoro è stato esposto in diverse gallerie del mondo e pubblicato in varie riviste internazionali.

  • “El Diario Secreto De Beatrice” Madrid -Spain
  • “Sex sells” Puerto Rico-USA
  • “La petit Mort” -nj-USA
  • “Diario di una Bambola” Bassano del Grappa- Italy-
  • “Pour Elle” Vicenza-Italy
  • “21th century of sex art” -Asterdam-Netherland
  • “Unconditional trade show” -Paris- France
  • “Fashion Victims”-Milano-Italy
  • “Dark and Lovely” nj-USA
  • “come se fuera una muneca” Madrid-Spain
  • “ Shameless” nj-USA
  • "Doll secret Diary" Museum of Erotism Paris"

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