CHIAMACI +39 333 8864490

Giovedì, 20 Aprile 2017 14:25

Il cioccolato fa bene al cuore

Uno studio dell’Osservatorio Grana Padano ha rilevato che il consumo regolare di cioccolato fondente riduce il rischio cardiovascolare.

Pubblicato in Food

"Nessuno ha il potere finché non lo agguanta con il sesso o la violenza"

 

Le alternative sono due e su questo L'uomo con i pugni di ferro, esordio alla regia di RZA, non transige.

Bramosia, denaro, violenti scontri e sensuali prostitute sono i fili che intrecciano la trama del film e le storie dei personaggi che finiscono così con l'avvicendarsi, allearsi e scontrarsi.

 

Un carico d'oro da proteggere è ciò che muove la trama, un forziere che doveva essere protetto e che invece diviene motivo di tradimento e conseguenti lotte sanguinose.

I vari clan che vivono a Jungle Village, in perpetua competizione, vedono ora prevalere i Lions che, forti di un nuovo capo (che senza mezzi termini si è sbarazzato del precedente), osano sfidare il potere dell'imperatore cinese sottraendogli il suo carico di pepite.

 

Le conseguenze sono numerose: la sete di vendetta del principe dei Lions, diretto discendente del capo assassinato; l'ira dell'imperatore che smuove il suo esercito verso il paese; le mire della titolare di un bordello che, aizzando le sue protette, vuole impadronirsi del cospicuo bottino; gli stessi Lions pronti a dichiarare guerra per non perdere la propria posizione; il completo stravolgimento della vita di un umile fabbro, che altro non vorrebbe se non liberare la propria concubina e smettere di forgiare armi per le diverse fazioni. Il tutto contornato dalla misteriosa figura di un emissario dell'impero, che avrebbe dovuto vegliare sul bottino e che tarda a comparire, e un corpulento figuro che vende il suo invincibile corpo a chi gli offre la somma di denaro più alta.

 

Le vicende si snodano in un vorticoso susseguirsi di battaglie a colpi di kung fu, lanci di lame affilate, colpi d'armi e conturbanti episodi fra le lenzuola per arrivare ad un epilogo che vede trionfare in modo davvero improbabile l'umile artigiano.

 

Per gli amanti dello stile di Tarantino, che peraltro presta il proprio nome per presentare il lungometraggio, i riferimenti al grande maestro sono numerosi: dalla scelta di ambientare la storia in una Cina dal sapore controverso e corrotto (enfatizzato dalla presenza di una splendida quanto pericolosa Lucy Liu), alle inquadrature che privilegiano i dettagli splatter, sino al ritiro spirituale che il protagonista affronta prima del proprio riscatto (molto simile al percorso seguito in Kill Bill da Uma Thurman). Lo stile complessivo, inoltre, riflette molto l'influsso del regista con il quale RZA ha avuto modo di collaborare per l'appunto nella realizzazione di Kill Bill.

 

Un film senza grosse pretese che complessivamente coinvolge per le scene avvincenti ed originali, il carisma e la particolarità dei personaggi (una menzione particolare va ad un inaspettato e sorprendente Russell Crowe) e la buona quantità di azione, gestita in modo esemplare, che compensa e rinvigorisce la semplicità della trama.

 

Pubblicato in Cultura

“Il cinema deve essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. Per me lo spettacolo più bello è quello del mito. Il cinema è mito”. Così diceva Sergio Leone.  Al regista si deve  l’origine del genere spaghetti-western negli anni Sessanta, una sorta di caricatura dei western americani, che ha influenzato registi come Quentin Tarantino e Robert Rodriguez e ha permesso al cinema italiano di raggiungere la fama mondiale.

Per ricordare la sua genialità noi di Nerospinto segnaliamo domenica 17, 24 e 31 marzo presso lo Spazio Oberdan e a cura della Fondazione Cinetica Italiana i suoi due più grandi capolavori in edizione restaurata:  C’era una volta il West (1968) e C’era una volta in America (1984).

I suoi western sono contraddistinti da un crudo realismo e una marcata violenza, con personaggi solitari e fedeli solo al denaro e alla vendetta, ma anche da uno splendore paesaggistico, con distese sconfinate alternate a primi piani, il tutto unito dalla splendida colonna sonora con tonalità semplici ma di grande impatto di Ennio Morricone.

C’era una volta il West è la sua opera più matura e fedele alla tradizione, nella quale il regista cerca di unire elementi del western classico con il nuovo spaghetti-western. In C’era una volta in America, invece, il regista esce dal genere a lui caro e cerca di realizzare l’epopea storica degli Stati Uniti, spingendosi verso un cinema più complesso.

 

Schede dei film

 

Domenica 17 e domenica 31 marzo (h 16.15)

C’era una volta il West

R.: Sergio Leone. Sc.: Sergio Donati, S. Leone. Int.: Charles Bronson, Henry Fonda, Claudia Cardinale, Jason Robards, Woody Strode, Gabriele Ferzetti. Italia/USA, 1968, col., 167’.

La frontiera con l’ovest si sta spostando, la ferrovia sta per collegare l’Atlantico al Pacifico, cancellando ciò che rimane del vecchio Far West. Intorno a questi binari s’incrociano le strade di sei personaggi: Frank, Armonica, Cheyenne, Morton, uomo d’affari, che rappresenta il progresso e Jill, proprietaria di un terreno che vale milioni di dollari. Ognuno è condizionato dai propri problemi personali e cerca di raggiungere il proprio interesse, anche se ne usciranno tutti sconfitti, tranne Jill perché al western non appartiene e può sopravvivergli.

Ingresso € 7; € 5,50 con Cinetessera

 

Domenica 17 e domenica 31 marzo (h 16.15)

C’era una volta in America  (Once Upon a Time in America)

R.: Sergio Leone. Sc.: Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Franco Arcalli, Franco Ferrini, Enrico Medioli, S. Leone. Int.: Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern, Joe Pesci, Treat Williams, Danny Aiello. Italia/USA, 1984, col., 255’.

New York, 1933. David “Noodles” Aaronson è un criminale ebreo, una sera dopo un colpo andato storto, viene braccato da dei sicari di un sindacato criminale ed è costretto a fuggire. Trentacinque anni dopo torna,  attirato dal misterioso invito di un certo senatore Bailey. Nel tentativo di scoprire di più circa questo mistero, Noodles ripercorre la sua vita, i suoi ricordi, dalla sua infanzia nel ghetto ebraico, fino alla scalata sua e dei suoi amici nel crimine organizzato.

Ingresso € 8; € 7 con Cinetessera

 

Informazioni al pubblico: Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2, Milano; sito web   http://oberdan.cinetecamilano.it; Biglietteria: 02 7740 6316

Pubblicato in Cultura

Presentata all’ultima edizione della mostra del cinema di Venezia, la pellicola di Anderson è già candidata a tre premi Oscar e si annuncia come il film più atteso del 2013

 

Ci sono voluti quasi due anni di riprese e più di una location tra la California e le Hawaii, oltre che un cast di attori tra i più quotati ma il risultato ha premiato tutti.

The Master si annuncia, infatti, come il film capolavoro del 2013, candidato a ben tre Oscar e considerato di fatto la migliore performance del regista e sceneggiatore Paul Thomas Anderson. La pellicola pone l’accento sul mondo delle sette, un fenomeno mondiale ma che negli Stati Uniti vede ogni anno un proliferare di leader e di adepti che rendono la società e la collettività americana permeate da influenze e poteri occulti e insieme pericolosi.

In The Master in protagonista, Freddie Quell, è un soldato con diversi disturbi neurologi e psicologi che un giorno incontra Lancaster Dodd, un imbonitore che ha inventato un metodo di introspezione che sperimenta sul disturbato Marine. Freddie sembra trarre giovamento dalle cure e dai consigli di Dodd e da quel momento ha inizio un sodalizio che li vedrà percorrere insieme un lungo tratto di strada. Anche se il loro viaggio finirà con l'offrire loro esiti assolutamente diversi. La pellicola che prende spunto da una delle sette più famose e potenti d’America presenta, però, risvolti sociologi e positivi e un finale che spiazza del tutto lo spettatore e che rende il lavoro di Anderson originale e affascinante oltre ogni dubbio.

L’autore e regista di The Master fa parte di quella generazione di registi che, come il collega e grande amico Quentin Tarantino, non ha imparato a fare cinema nelle scuole ma guardando migliaia di film in video e che ha una conoscenza enciclopedica della tecnica e della cultura cinematografica. Celebri sono infatti le sue scene “corali” dove le vite e le storie dei suoi personaggi si intrecciano e si confondono tra loro e altrettanto nota è la sua tecnica nell’utilizzo del piano sequenza come scelta registica identificativa. The Master non fa eccezione e regala allo spettatore un film di grande qualità, con una sceneggiatura ricca di colpi di scena e di risvolti inattesi. Come la storia d’amore che nasce tra Freddie, ossessionato dal sesso e dalle donne, e la figlia di Dodd, interpretata da una solare e deliziosa Ambyr Childers.

Perfetta anche la scelta degli attori protagonisti, Phoenix e Hoffman, che si confrontano mettendo in gioco tutti i loro comportamenti devianti, e riuscendo a gestirli in maniera del tutto diversa ma ugualmente costruttiva. Alla fine del film si ripensa allo spazio angusto in cui i due si erano incontrati la prima volta mettendolo a confronto con quello in cui finiscono con il ritrovarsi uniti e al contempo divisi più che mai. Anderson fa in modo che lo spettatore si accorga da solo di quanto proprio in quelle due location si sintetizza il senso di un'opera che sa andare oltre la narrazione su una setta potente e miliardaria. L'ultima inquadratura, infine, riapre il film e chiude l'analisi sociologica e psicologica che è il vero fil rouge dell’intera pellicola. Ad accompagnare le scene e i dialoghi c’è ancora una volta la musica di Jonny Greenwood, compositore e leader del gruppo musicale dei Radiohead, tra i collaboratori più amati dallo stesso regista. The Master, ha sfiorato il Leone d’Oro a Venezia ma si è candidato comunque a tre premi Oscar prestigiosi non smentendo i successi che sono propri del regista e sceneggiatore Anderson come l’Orso d’Oro a Berlino con il film Magnolia e il premio come miglior regista a Cannes 2002 con Ubriaco d’amore.

The Master applauditissimo dai critici e dal pubblico americanouscirà nei cinema italiani il prossimo 3 gennaio e sicuramente è tra i film da non perdere nel prossimo 2013.

 

 

Pubblicato in Cultura

Instagram

 

 

Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.