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Mercoledì, 26 Settembre 2018 10:16

Weekend tra Brescia e Lago di Garda

Un week end alla scoperta della Bassa Bresciana, territorio pianeggiante a sud di Brescia e a un’ora dal Lago di Garda.

Pubblicato in Lifestyle
Giovedì, 18 Giugno 2015 13:09

Chapeau Shoes vi invita al Caffè Pascucci

In occasione della Fiera White Trade Show, il team di Chapeau Shoes arriva a Milano ed è lieto di invitarvi sabato 20 giugno al Caffè Pascucci, alla presentazione della nuova collezione delle scarpe più cool del momento!

L’azienda Chapeau, è una piccola startup artigiana che ha la sua sede legale nella provincia di Bologna, è gestita da da tre ragazzi: Matteo Minezzi, Giacomo Bencivenni ed Alessandro Cappi.

I giovani imprenditori hanno seguito e monitorato l’evoluzione delle tendenze in modo da creare calzature competitive, unisex per tutti. La cura dei particolari e l’attenzione per la qualità delle materie prime è fondamentale e questi tre ragazzi hanno un solo obiettivo: vestire milioni di piedi con una scarpa unica, talmente speciale che chi l’ammira si toglie il cappello esclamando: CHAPEAU!

Nella meravigliosa cornice del nuovo Caffè Pascucci di Piazza San Babila, i ragazzi di Chapeau vi accoglieranno con un gustosissimo buffet e diversi drink pensati per voi dal Bartender Fabrizio Marangi, grande chimico e cultore dei cocktail LAB derivati da sistemi di miscelazione futuristici.

Per festeggiare questi primi mesi di attività, Chapeau ha deciso di offrire l’aperitivo ai primi 100 ospiti che varcheranno la porta del Caffè Pascucci!

Durante la serata il Fashion Show verrà accompagnato da DJ Patrick Barbieri, originario della Riviera Romagnola, vi farà ballare tutta sera nella stupenda location su tre piani che ospiterà l’evento.

La serata è così suddivisa: 19.30 APERITIF 21.30 FASHION SHOW 22.30 LET’S START TO DANCE

Chapeau Shoes - Dress to Impress Sabato 20 giugno a partire dalle ore 19.30 presso Caffè Pascucci (Corso Europa 22 ang Piazza San Babila, Milano)

 

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Pubblicato in Stile

“Abiti che parlano della vita di ciascuno, perché fatti da ciascuno…” E' questa la filosofia dell'artista e designer argentino, Daniel Gonzáles. Da anni il designer di CLOTHES PROJECT ama mixare abiti, stoffe e stili per creare collezioni di pezzi unici ed irripetibili che vengono utilizzati per performance che hanno per oggetto la vita metropolitana. Daniel González parla di "ribellione attraverso la bellezza per dare spazio alla liberta' personale". Attraverso le sue creazioni moda, che possono tranquillamente essere anche opere d’arte e di design, l’artista crea “sculture da indossare”. Abiti, accessori e calzature realizzate a mano, con dettagli preziosi ed originali, artigianalità e minuziosità… Il progetto Daniel Gonzáles \ CLOTHES PROJECT è stato presentato per la prima volta nel 2004 presso la Play Gallery for Still and Motion Pictures di Berlino all’interno della performance “Buy or Die” a cura di Gea Politi… Da quel momento è stato un susseguirsi di eventi e performance in giro per il mondo: da Bologna a Praga, da Milano a Città del Messico… In questi giorni l’artista è presente in Italia, a Verona, presso Studio La Città con il progetto “Juliet & the Forbidden Game Shoes”. Qui Daniel presenta calzature-sculture, fantasiose, colorate, eccentriche. Sono tutti pezzi unici che possono essere personalizzati a seconda delle richieste del cliente. Raso e seta, pailettes e piume, tessuti sfarzosi e pelle, glitter e bjioux… Giocare con l’arte e la moda, con la creatività e la fantasia per dare vita a opere che sono a metà tra la SCULTURA e la CALZATURA…

La mostra è aperta fino al 31 ottobre presso Studio La Citta' a Verona.

Per informazioni: dg-clothesproject.com

 
Pubblicato in Lifestyle
Lunedì, 06 Maggio 2013 13:15

Intervista in punta di tacco

Ironica e sagace come non mai, Bea Buozzi mette a segno un altro goal con il suo “Chi dice donna dice tacco” (Morellini Editore), la terza pubblicazione della misteriosa social networker, dopo “Beati e Bannati” (Ed. Perrone) e “Sesso e Volentieri” (Morellini Editore).

 

Si aggira in maschera e tacco 12 tra eventi fashion e party esclusivi dove le donne e le loro passioni la fanno da padrone, oppure ci si può imbattere in lei nel luogo dove predilige raccogliere le storie che poi ispirano i suoi romanzi: Facebook. E si perché i social network, se ben usati, possono davvero essere una fonte inesauribile di racconti tutti da scrivere, nonché un vero e proprio spaccato dell’attuale società.

 

Che il migliore amico della donna, oltre al diamante s’intende, fosse il tacco, lo si sapeva da tempo, che ogni modello di scarpa rappresentasse un certo tipo di donna ce lo potevamo immaginare, che partendo dalla scarpa si potesse parlare di amore, sesso, illusioni, delusioni, gioie e dolori, è invece più insolito e ci voleva Bea Buozzi per farlo, raccogliendo le confidenze dei social-internauti e trasformandoli in una carrellata, o meglio in una scarpiera di racconti, che hanno in comune sua maestà il tacco.

 

Bea mi ha conquistata fin da suo primo libro e quest’ultimo lo trovo un capolavoro per la capacità di divertire e far sorridere celebrando il feticcio per eccellenza delle donne che tanto piace anche agli uomini… a quanto pare su qualcosa le due metà dell’universo sono d’accordo!

 

D’altronde io stessa leggendolo ho riso davvero tanto, di questi tempi non proprio divertenti peraltro mi sembra già una grande cosa, e ho sorriso molto, forse perché anch’io Cenerentola nell’animo, mi sono  identificata con le debolezze tutte femminili che ruotano attorno alle scarpe.

 

Finito il libro non ho saputo resistere e ho chiesto all’autrice un’intervista, rigorosamente 2.0 in perfetto Bea Buozzi style.

 

Se Bea Buozzi fosse un modello di scarpa quale sarebbe e perchè?

Se BB fosse un modello di scarpa sarebbe una pump di vernice nera con punta rotonda e la suola inequivocabilmente rossa (Pantone 186C, per l'esattezza)

 

A proposito di tendenze: "mai senza" quale tipo di scarpa?

Tre sono le scarpe indispensabili: un paio di sneaker per correre in ufficio, un paio di décolleté nere per sedurlo e un paio di Havaianas da lasciare come ricordo (e come scalpo del nostro passaggio) a casa sua.

 

Quali sono le scarpe a cui sei più affezionata?

E' stato amore a prima vista per un paio di Pigalle, comprate a Parigi in Rue de Rousseau. Un pezzo meraviglioso che, però, non ha la suola firmata dal guru dei tacchi Louboutin. E, poi, una Chanel con fibbia gioiello di Valentino: quasi come un anello di fidanzamento ricevuto da un amore del tempo che fu.

 

Quali sono invece i "pezzi" più preziosi della tua collezione di scarpe?

Direi che il gioiello dei gioielli è un sandalo in opossum della linea FG (disegnato dalla stilista Alessandra Tonelli) con allacciatura alla schiava in raso di seta. Un vero gioiello da zarina! E un paio di Gaetano Perrone, pump dal tacco vertiginoso.

 

Quali invece non fanno ancora parte della tua scarpiera, ma sono nei cassetti dei tuoi desideri?  

Se ti dico il modello della scarpetta di cristallo che Louboutin ha disegnato per la Cenerentola contemporanea, mi scoppi a ridere in faccia?

No, cara Bea non ti scoppio a ridere in faccia, anzi sogno anch’io quella scarpa (ovviamente con tanto di principe azzurro in dotazione), d’altronde non potrebbe che essere così, lo testimonia anche la tua dedica sulla mia copia del libro, di cui vado orgogliosa: “A Debora, amica di tacco e di zeppe”

 

 

CHI DICE DONNA DICE TACCO di Bea Buozzi

Morellini Editore – Prezzo €9,90

SINOSSI

La matematica non è un’opinione, ma si può sintetizzare in un’equazione: gli uomini stanno alle macchine, come le donne ai tacchi. Se però una vettura costa dai diecimila euro in su, il vantaggio per le donne è che con la stessa cifra possono acquistare una montagna di scarpe. Con le debite eccezioni. Esistono modelli di edizioni limitate, avvicinabili solo da mogli di emiri o da rockstar famose.

Ogni donna ha il suo paio prediletto con cui ama identificarsi. Dal mocassino scamosciato per le top manager che non svestono il pantalone nemmeno al mare, al cuissard per la pantera metropolitana. Dalla zeppa per la mamma in lotta con i sampietrini del centro storico, al sabot per la figlia dei fiori contemporanea. L’infradito per la donna freak che ucciderebbe per vivere sulla spiaggia di Ipanema o la décolletée di vernice dalla suola rossa e dal tacco dodici, passepartout dell’eleganza per la donna emula di Coco Chanel.

Una carrellata di scarpe (strizzando l’occhio alla loro storia), ma soprattutto di donne, giocando alla ricerca del corrispondente modello a seconda del tipo. D’altronde, come si sarebbe corretto Archimede se fosse nato nel nostro millennio, “Datemi un tacco e vi solleverò il mondo”, perché “chi dice donna, dice tacco!”

Pubblicato in Cultura
Giovedì, 28 Marzo 2013 18:30

We love, we laugh, we create: Elga Jazz

Che  voi siate o meno degli appassionati dell’alta moda, se siete degli spiriti creativi e apprezzate la sperimentazione artistica in quanto tale, non potrete che trovare interessante il lavoro di questo fashion duo internazionale.

Due continenti  si incontrano e ciò che nasce dall’impatto è un prodotto unico, sofisticato, che riesce perfettamente a fondere il minimalismo delle forme geometriche con l’eleganza dei colori e la femminilità celata nella semplicità.

 

Dietro il marchio Elga Jazz si nascondono Olga Jazepova, estone, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Tallin, e Amal Kiran Jana, direttamente dal NIFT di Calcutta e diplomato alla Domus Accademy di Milano.

E’ nel 2011 a Tallin che i due designer decidono di fondere le loro così differenti culture in un solo progetto che, come loro stessi precisano, mira alla realizzazione di collezioni che siano legate più ad un concetto di coerenza artistica piuttosto che ai dettami del fashion system.

L’atmosfera che si respira guardando i risultati del loro lavoro è infatti quella di una ricerca spirituale più che di mercato, del tentativo di incarnare in un prodotto le sensazioni contrastanti, di forza e debolezza, di un essere umano, perso in un mondo così ricco di sfaccettature da finire con l’essere sempre in guerra, con gli altri e con sé stesso. E’ questa la metafora concettuale che Elga Jazz vuole esprimere, e lo fa attraverso le forme pulite e contemporanee delle sue scarpe, attraverso la versatilità delle borse che, come camaleonti, si adattano ad ogni occasione della vita moderna.

Fondamentali nella costruzione della filosofia del marchio i colori: tre, semplici. Il nero carbone, il blu di prussia e il viola molto scuro conferiscono infatti alla collezione un allure noir molto raffinata. Come di fronte ad un quadro di De Chirico le tinte monocrome, le ombre nette e l’incongruenza delle forme  possono, ad un primo impatto, provocare una sensazione di spaesamento, ma, per coloro a cui arriverà, il significato che nascondono sarà una meravigliosa mistica scoperta.

 

Per una conoscenza più approfondita di questo marchio e delle sue produzioni non perdete l’evento Nerospinto.

 

 

Borderline Nerospinto Design Week Sabato 13 Aprile,dalle ore 19.00 Show, performance, moda, design, food C/o Spazio espositivo Giulio romano 8 (MM Porta Romana)

 

Indossa la tua maschera migliore

 

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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