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Dal 12 al 17 marzo, il Teatro Franco Parenti di Milano ospita una commedia in lingua inglese con sovratitoli in italiano dalla forte impronta goldiana ambientata nel 2002, anno in cui nei paesi europei fu adottato l'euro. The Wily Widow parla di quanto gli esseri umani sono molto umani.

Pubblicato in Foyer
Mercoledì, 19 Giugno 2013 18:00

Ventisette compleanni per il Festival Mix

Parte oggi al Piccolo di Milano, con la proiezione del film Yossi, l’edizione 2013 della rassegna cinematografica gay, lesbica e queer.  La manifestazione culturale si svolgerà in sei giorni e vedrà la proiezione di anteprime attesissime, l’intervento di ospiti internazionali e tanti eventi di musica, letteratura e incontri.

Il Festival Mix è un appuntamento importante per l’Italia e permette a molti giovani e adulti di conoscere e apprezzare al meglio la cultura omosessuale attraverso opere d’arte cinematografica e videografica realizzate dai registi di maggiore successo in ambito internazionale e italiano.

E dopo il successo della passata edizione che ha visto la presenza di oltre trentamila visitatori, per il 2013 il Festival Mix si arricchisce di novità e di sezioni non competitive come la recentissima Extramix, un’area quasi tutta dedicata al panorama italiano indipendente e che presenta una raccolta di opere che raccontano il sentimento e la sessualità in ogni sua forma e caratteristica, senza paradigmi costituiti e con la libertà del racconto e della stesura libera che ha guidato proprio il regista de La vie d’Adèle vincitore della Palma d’oro a Cannes.

Naturalmente ci saranno sempre le tre linee di concorso che hanno caratterizzato il Festival milanese fin dalla sua prima edizione come il migliore documentario, il migliore cortometraggio e il migliore lungometraggio e proiezioni aggiuntive del meglio della filmografia gay, lesbica e queer per un totale di ben cento opere.

Tra i tanti eventi in cartellone ci sono da segnalare la proiezione, in versione integrale e non censurata, di I dolci inganni, film1960 di Alberto Lattuada con Catherine Spaak  al suo esordio cinematografico nel ruolo di una lolita quindicenne e conturbante e che venne considerato immorale per l’allusiva rappresentazione di materie inerenti a verginità e masturbazione; Chiedimi se sono lesbica, il concorso giunto alla sua terza edizione per uno spot contro l’omofobia di Zami e che quest’anno affronta il tema ironico della visibilità delle lesbiche; e la presentazione dei libri  Ivan il terribile - Ragazzi che amano ragazzi - Ho molto tempo dopo di te - Mamma e papà devo dirvi una cosa nella sezione speciale dedicata all’educazione sessuale.

Il direttore de Il Piccolo, Sergio Escabar ha tenuto a mettere l’accento sul ruolo civile e sociale del Festival Mix oltre che su quello culturale dell’evento stesso spiegando che gli spettatori e gli ospiti della manifestazione sono persone, cittadini, di ogni età e di ogni fede e di ogni nazione che credono nel dialogo, nel rispetto reciproco, nella difesa dei diritti.

E quindi ad aprire l’edizione 2013 del Festival Mix arriva proprio il regista israeliano più quotato del momento, Eytan Fox insieme al suo compagno da ben 25 anni Gal Uchovsky. A Fox la manifestazione dedicherà una retrospettiva dei suoi cortometraggi più importanti e la proiezione del suo film più bello, Yossi, storia della relazione segreta e intensa di due soldati israeliani.

Pubblicato in Cultura
Martedì, 28 Maggio 2013 11:55

Yoga in tribunale. Obiezione vostro onore!

Ebbene sì: anche lo Yoga è stato portato in tribunale. Dove? Nella contea di Encinitas a pochi chilometri da San Diego.

 

In breve: tutto è cominciato l'anno scorso, quando la KpJois Foundation ha fatto una donazione generosa - cinquecentomila dollari - alle nove scuole della contea, per finanziare un programma di «salute e benessere» per gli studenti, attraverso l'insegnamento delle tecniche yoga. Nello specifico Yoga Ashtanga che un’“esperta di studi religiosi” ha affermato, in un video della Fox, essere strettamente connesso alla religione Induista.

 

Trattasi di cospirazione/incomprensione?

No, semplicemente di ignoranza. Ignoranza che uso come termine per indicare coloro che non sanno, che sono all’oscuro di un determinato argomento.

L’America è il paese delle grandi opportunità e dei grandi fraintendimenti che sono figli di rielaborazioni oscene di discipline Orientali e nobili come il Buddhismo, lo Yoga, la Meditazione, ecc.

Sembrerebbe che queste discipline siano state trattate alla pari di un pomodoro o di un ortaggio: diventano prodotti di massa insegnati e divulgati da gente sbagliata che “compra” on-line un DVD su come insegnare o sulle Asana esattamente come i corsi di fitness di Jane Fonda. Poco a poco, paradossalmente, si inizia ad insinuare persino l’idea che lo Yoga sia una religione, una sorta di messaggio pubblicitario con contenuti subliminali. E la cosa più strana (e scandalosa in realtà) è che ci siano anche degli “studiosi” che affermano che lo Yoga sia interconnesso con la religione Indiana.

 

Ovviamente nessuno può nascondere che lo Yoga si sia sviluppato in India in cui la religione vigente era l’Induismo. Ma non si può affermare che chi lo pratica diventi Induista! E’ come dire che se si mangia la pizza, emblema della cucina di Napoli, si inizia a parlare napoletano.

Scomodando nuovamente l’etimologia della parola Yoga, unione, facilmente si può intendere che non si traduce come un “evviva Shiva!” ma come un verbo che esprime nella sua estrema semplicità concetti come un legame e un saldo contatto tra l’uomo e la sua parte divina che può essere Dio, Gesù, se stesso o le parti più buone che ci sono in lui.

 

Un altro punto di vista sulla questione avvenuta nella contea di Encinitas in America: e se invece lo Yoga fosse stato insegnato in modo errato? Purtroppo capita spesso di imbattersi in insegnanti che fanno pensare allo Yoga come qualcosa di strano o a una pratica legata all’Induismo. Far ripetere come un pappagallo “Ohm” o qualsiasi altra parola presa dai mondi Orientali non serve a molto nonché fa alimentare la sensazione di disagio delle persone verso questa disciplina.

 

Come vi sentireste o cosa capireste se vi mettessi un mala nella mano (un rosario buddhista) e vi dicessi: “Bene, ora ripeti 10 volte questo mantra in sanscrito?”.

L’Ohm o i mantra (come le preghiere Cristiane) sono potenti mezzi che canalizzano le energie mentali e della concentrazione ma, ovviamente, come tutte le cose, bisogna comprenderne a fondo significato e utilizzo.

Mi  domando: perché allora non si dice Amen in una Sadhana? Perché fa più figo utilizzare l’Ohm?

“Ohm mani padmehum”,  “Ave Maria Piena di Grazia…” o “Tiro fuori la parte migliore della mia interiorità”. Lasciamo che l’individuo scelga cosa ripetere nella sua testa mentre pratica.

Lasciamo ai bambini la libertà di scegliere e studiare come coltivare da grandi la propria mente.

 

Namasté, Vittorio Pascale

allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

studioso di Buddhismo tibetano

fondatore della pagina Fb: Yogamando

domande o dubbi? @: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Per approfondimenti sull’articolo citato de ilGiornale.it: http://www.ilgiornale.it/news/interni/religione-vera-o-ginnastica-anche-yoga-va-tribunale-921053.html

Pubblicato in in[sano]
Sabato, 30 Marzo 2013 13:21

The Following 1x07

Episodio chiave di The Following dopo la scorsa puntata che si poteva definire di transizione.

 

I seguaci di Carroll hanno finalmente un ruolo da protagonisti. Lo dice lo stesso guru della setta. Il progetto di Joe è quello di ricreare lo spirito e la filosofia del romanticismo gotico dove l'amore è sofferenza così tanto quanto la vita stessa. Partendo da Poe e dalle opere del maggior rappresentante letterario del genere, il professor Carroll pone i primi germogli della sua setta. Forma accoliti e affascina platee; in seguito passa alle azioni criminose vere e proprie e infine all'idea di una vera e propria setta, con tanto di seguaci disposti a tutto pur di compiacerlo e far parte del suo gruppo.

 

I follow del serial killer si ampliano e si organizzano in tutto il periodo in cui il loro leader è in carcere e quando Carroll evade e li raggiunge nel loro rifugio collettivo inizia per tutti un nuovo percorso. I seguaci, allora, vengono chiamati a scrivere le pagine ulteriori del libro/percorso cominciato proprio dal loro capo, ognuno a suo modo, ognuno mediante la sua esperienza.

E così che nell'ultimo episodio della serie lo spettatore comprende che i veri follow non sono solo disadattati anonimi o persone escluse dalla società che hanno trovato uno scopo nella setta, né gente così fragile e facilmente influenzabile. Essi sono molto di più. Tutti loro sono già assassini e colpevoli di qualcosa. Sono persone in grado di perpetuare efferati crimini e violenze di ogni tipo. Quello che fa Carroll è solo dargli una struttura nella quale operare, un gruppo al quale appartenere e con il quale collaborare a violenze e omicidi.

 

Joe Carroll lo dice apertamente a tutti loro. Il libro, di ispirazione gotica e romantica, deve essere scritto da tutti loro e ogni pagina sarà la loro personalissima storia.

Gli amici di Emma sono degli assassini ancora prima di conoscere Carroll, Emma lo diventa in seguito ma solo perché è già pronta a diventarlo, la protagonista dell'ultimo episodio ha già ucciso il suo ex marito e l'amante di quest'ultimo. I follow sono tutti assassini. Violenti e psicopatici proprio come il loro leader. La trama della serie allora muta completamente e presenta allo spettatore non più deboli e influenzabili personaggi di secondo piano ma spietati assassini che cercano Carroll per compere il loro destino fino alla fine. Il loro leader lo sa e fa in modo che la sua vendetta diventi quella dei suoi seguaci. Joe Carroll vuole ritrovare l'ex moglie, l'unica donna che ama ( a suo modo), la madre di suo figlio, che però è sotto stretta protezione e sorveglianza del FBI e soprattutto del suo vero antagonista pubblico e privato: l'agente Ryan. Fallito il piano di cattura del giovane agente Mike, questa volta il serial killer ci riprova con un piano diabolico e spietato. Invia una delle sue seguaci a uccidere tutte le donne che portano il nome e il cognome di sua moglie. Inizia così una carneficina assurda e orribile con la polizia e l'FBI impegnati a correre contro il tempo.

Carroll sembra però fallire  ancora per mano di Ryan ma non è così.

Il luogo segreto dove è tenuta la sua ex moglie gli viene rivelato da un suo seguace.

Moriranno altri innocenti? Gli ultimi episodi della prima serie saranno i più difficili da seguire.

 

Antonia del Sambro

Pubblicato in Cultura
Mercoledì, 20 Marzo 2013 12:58

The following 1x06

La setta di Carroll è l'incubo del FBI.

Lo confessano apertamente gli stessi investigatori scelti che nonostante tutti gli sforzi mancano il bersaglio ripetutamente. Eppure sembrano andarci sempre così vicini. Come afferma, però, l'ennesimo componente della setta, morto suicida negli uffici del Bureau, sarà difficile per gli agenti trovare Carroll o i suoi complici più stretti e importanti, perché la setta del serial killer è immensa e composta da persone del tutto insospettabili. “Siamo noi a cercare voi e non viceversa”, dice il  follow  prima di avvelenarsi, e gli investigatori sanno che dice la verità.

Così, mentre l'FBI brancola nel buio, Joe Carroll e i suoi assistenti più importanti ideano e mettono in pratica il rapimento di uno degli investigatori protagonisti della serie. Il braccio destro di Ryan, l'uomo che sa dove si trovano i testimoni messi sotto stretta sorveglianza e protezione. E Carroll vuole proprio lui per poter arrivare a sua moglie. Alla sua ex moglie per la precisione. Da un pazzo omicida e psicopatico però non ci si può aspettare lucidità e raziocinio, pertanto nella mente del serial killer la sua ex moglie è ancora sua proprietà e legata a lui tramite il figlio di sette anni, anche lui ostaggio nella grande villa occupata dai follow.

A farne le spese è l'agente Mike, pestato a sangue e pronto a essere immolato dai seguaci di Carroll perché ostinato a non confessare il rifugio dove è tenuta nascosta dal FBI la moglie del killer.

La morte sembra ormai inevitabile per il giovane agente ma a salvarlo arriva Ryan che ha intuito il luogo dove lo tengono segregato dopo averlo rapito dall'albergo.

Inevitabile sparatoria e inevitabile fuga del nuovo luogotenente di Carroll. Lo sceriffo Roderick, capo della polizia della sperduta città della Virginia dove si nasconde la setta del killer.

L'attuale sceriffo è stato allievo di Carroll all'università e complice nell'uccisione di tre ragazze quattordici anni prima. Il suo mentore e insegnante, però, si assume tutta la responsabilità degli omicidi e così il giovane allievo non solo non va in carcere, ma può far carriera nelle forze dell'ordine e diventare il punto di riferimento più importante per la setta e per lo stesso Carroll.

Nonché suo debitore per sempre.

Ancora, dunque, un insospettabile e ancora un pazzo criminale come il proprio mentore, pronto a uccidere a sangue freddo e a punire come gli è stato insegnato e ordinato.

Joe Carroll, deluso e sconfitto ancora una volta dall'agente Ryan, che sventa il rapimento del suo braccio destro, e frustrato dal non aver raggiunto l'informazione sul rifugio dove è tenuta protetta l'ex moglie, decide di punire uno dei rapitori che avrebbe dovuto uccidere l'agente Mike.

E lo fa con estrema lucidità e piacere e con il benestare e la complicità dello stesso membro della setta, che decide di immolare la propria vita per la causa di Carroll e per dare un significato alla propria esistenza. E' la scena che segna l'apoteosi del pensiero del killer, della sua capacità di monopolizzare la mente e i corpi dei suoi adepti e della sua onnipotenza materiale.

Il male come arte della maieutica. E nessuno ne è al riparo.

 

Pubblicato in Cultura

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