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Ferzan Ozpetek ritorna in patria e confeziona un lungometraggio dedicato alla madre, ma soprattutto autobiografico, con la frammentazione del personaggio principale nello stesso regista e viceversa: Rosso Istanbul.

Pubblicato in Cultura
Mercoledì, 28 Ottobre 2015 13:46

La tragedia di Pasolini al Teatro Libero

Dal 26 ottobre al 2 novembre la compagnia teatrale "La fenice dei rifiuti" vuole rendere omaggio a Pier Paolo Pasolini a trent'anni dalla sua morte. Lo fa con lo spettacolo "Più dei santi, meno dei morti- La notte in cui Pasolini", una vicenda che ha tutti i connotati della tragedia, senza un deus ex machina a risolvere la vicenda, né una catarsi. Lo fa trasferendo nella contemporaneità gli elementi tipici della tragedia: la metafora spinta, l’eroe con tutte le sue contraddizioni, il coro, qui portatore di un linguaggio, fisico e verbale, spinto all’estrema provocazione, indigeribile, inaccettabile.

2 novembre 1975. Ore 6.30. Una donna esce dalla sua casa, una baracca abusiva in Via dell’Idroscalo, ad Ostia; scorge un sacco della spazzatura lungo la stradina che da casa sua porta sulla strada principale. Si avvicina per spostarlo e si accorge che il sacco della spazzatura è in realtà il corpo di un uomo, più precisamente del poeta Pier Paolo Pasolini.

Il corpo è massacrato. Fratture ovunque, alle braccia, al costato, alla mandibola, ferite sul collo, sulla fronte, sulla nuca. Il cuore scoppiato per il passaggio di un’autovettura sul suo torace. Il sangue, mischiato alla melma, al fango, fa assumere al cadavere un colorito terrificante. Non sarà l’unico tipo di fango gettato sulla figura di Pier Paolo Pasolini. Ancora oggi, per la giustizia italiana, Pier Paolo Pasolini è un pedofilo, uno stupratore che ha cercato di abusare di un minorenne, il quale reagendo lo ha ucciso.

Ma questa ricostruzione ha celato in realtà una vicenda molto più agghiacciante,che parte da tredici anni prima, da una bomba collocata sull’aereo su cui viaggiava il Presidente dell’Eni Enrico Mattei, per poi trasferirsi nella Sicilia del 1970, dove viveva e lavorava il giornalista del quotidiano “L’Ora” di Palermo Mauro De Mauro, e concludersi (forse) tra le pagine di un libro, l’ultima opera di Pier Paolo, mai terminata, e pubblicata soltanto diciassette anni dopo la sua morte. Un libro enigmatico, un libro impubblicabile, inaccettabile, poiché in quel libro Pier Paolo voleva raccontare tutta la storia italiana “nascosta” dal dopoguerra in poi, svelare i retroscena e i meccanismi del potere. Al centro di tutta la vicenda, l’Eni. Il titolo di quel libro è Petrolio.

 

Dal 26 ottobre al 2 novembre 2015

PIÚ DEI SANTI, MENO DEI MORTI

La notte in cui Pasolini

drammaturgia e regia Alessandro Veronese

con Laura Angelone, Federica D'Angelo, Christian Gallucci, Michela Giudici, Vanessa Korn, Susanna Miotto, Alessandro Prioletti, Alessandro Veronese

aiuto regia Francesca Gaiazzi

fotografa di scena Greta Pelizzari

produzione Fenice dei Rifiuti

TEATRI DI INDAGINE – ATTO QUINTO

 Finalista Premio Scintille013 – Asti Teatro

 

Teatro Libero

Via Savona, 10 – Milano

 

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BIGLIETTERIA

PREZZI BIGLIETTI

Intero € 21,00

Ridotto under26 e over60 € 15,00

Allievi Teatri Possibili con TPCard € 10,00

(prime rappresentazioni € 3,00)

Prevendita € 1,50

ORARIO SPETTACOLI Da lunedì a sabato ore 21.00

Domenica ore 16.00

ORARI BIGLIETTERIA Da lunedì a venerdì dalle 15.00 alle 19.00

Nei giorni di spettacolo: Da lunedì a venerdì fino alle 21.30 Sabato dalle 19.00 alle 21.30

Domenica dalle 14.00 alle 16.30

CONTATTI

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Sabato, 09 Febbraio 2013 12:28

Alida Valli: l’ultima diva

Quando si parla di dive e di divine il cliché che viene in mente è sempre lo stesso: donne bellissime e sofisticate in pellicce bianche e abiti di seta, tacchi alti e capelli vaporosi e sensuali.

La filmografia internazionale le ha presentate tutte così fino alla fine degli anni ’60, poi i costumi e la società sono mutati e le star internazionali hanno cominciato a girare film in jeans e magliette di cotone. Le divine però sono rimaste tali e il ricordo che si ha di loro non può essere scalfito dal tempo.

L’ultima diva del cinema dei “telefoni bianchi” è stata Alida Valli.

La sua è una bellezza fuori dal comune, figlia di un barone del Trentino Alto Adige, studia al Centro sperimentale di cinematografia di Roma e debutta al cinema molto giovane. Antifascista convinta, negli anni ’40 si rifiuta di trasferirsi nel Cinevillaggio di regime a Venezia e resta a Roma, protetta e nascosta da amici fidati.

Alida non è solo molto bella, è sofistica e brava. Sembra essere nata per i ruoli drammatici, per i film intensi dove interpreta solo il ruolo delle donne tormentate.

La sua intensità interpretativa e il suo aspetto fanno sì che Alida venga notata e apprezzata da tutti i maggiori registi dell’epoca, Matarazzo, Mattoli, Soldati, Gallone che la fanno recitare in un film di successo dopo l’altro. E così nasce la diva, non soltanto l’attrice, ma l’icona di un certo cinema del ‘900 che porterà Alida a Hollywood.

A Los Angeles cambia il suo nome in Valli e gira con registi come Hitchcock e Reed e con attori come Gregory Peck e Orson Welles, memorabile la sua interpretazione della bellissima moglie italiana ne Il caso Paradine. Come tutte le dive però anche la Valli è capricciosa e indipendente e quando l’aria che si respira negli Studios inizia a soffocarla torna in Italia e si impone nuovamente con pellicole come Senso di Visconti e Il grido di Antonioni.

In Italia sono tutti innamorati di lei. I registi con i quali lavora la corteggiano in maniera quasi ossessiva, fanno pazzie, come nascondersi per spiarla o accompagnarla fino al treno per scoprire se parte da sola o no. Riceve decine di lettere al giorno, non solo da uomini che dichiarano amore e passione per lei ma anche da donne che le chiedono consigli o la insultano confondendo i ruoli cinematografici da donna perduta e fatale con la sua vita reale.

In effetti, qualche scandalo da cronaca nera e qualche ombra la toccano alla fine degli anni ’50, senza comunque coinvolgerla personalmente e soprattutto senza scalfire la sua carriera cinematografica che prosegue ad altissimi livelli anche nei decenni successivi nei quali lavora con registi del calibro di Pasolini, Pontecorvo, Bertolucci e Dario Argento. E poi nessuno sa che in realtà la splendida attrice continua ad avere nel cuore solo il suo primo amore, Carlo Cugnasca, aviatore caduto il Libia e primo fidanzato di Alida.

Sempre algida, meravigliosa e aristocratica Alida Valli riceve nel 1997 il Leone d’Oro alla carriera. Una carriera lunga e piena di successi negli anni più glamour del cinema italiano.

Alida Valli è la nostra ultima diva, le altre sono solo delle brave attrici.

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Direttore Responsabile
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