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Il cinema svedese che ha conquistato Cannes

La palma d’oro di quest’anno al Festival di Cannes è andata a The Square, che ha riportato il cinema svedese alla ribalta.

Opera del regista Ostlund che ne voleva fare una pellicola indimenticabile, il film non è di nicchia, ma risulta apprezzabile anche da un pubblico ampio e variegato, sia per i temi trattati che per l’approccio alla storia.
Nell’era della globalizzazione e del confronto diretto e perenne con il diverso, l’altro o gli altri, diventano un problema sociale oltre che individuale, perché non ci si fida più, perché si ha paura e soprattutto perché ognuno ha deciso di autoconfinarsi nella propria torre eburnea e allora la diffidenza e l’egoismo la fanno da padroni. Quello che rimane interessante è che tutto questo è narrato e presentato da Ruben Ostlund, giovane e talentuoso figlio della civilissima e solidale Svezia dove solo nell’ultimo decennio i malumori dovuti allo straniero hanno cominciato a imporsi in maniera significativa. Ostlund, in verità, va oltre e trasforma la sua pellicola cult in una denuncia reale ed effettiva del perbenismo e dell’ipocrisia borghese attuale dove gli altri di cui infischiarsene e disinteressarsi sono i propri colleghi di lavoro, i vicini di casa, gli amici di sempre. Un’accusa coraggiosa e imprevedibile che regala al regista e al suo team di lavoro il riconoscimento più ambito in una festival tra i più prestigiosi del mondo.

Tutto comincia quando il protagonista del film si ferma a soccorrere per strada una donna vittima di un incidente e poco dopo scopre di essere stato derubato dalla stessa dei suoi soldi e dei suoi documenti. L’evento scuote profondamente il gallerista e curatore di mostre Cristian, tanto da indurlo a portare la sua esperienza all’attenzione del mondo che lo circonda, scatenando una serie di eventi e di comportamenti che saranno la chiave interpretativa dello stesso film. The Square è il titolo dell’installazione che la galleria dove Cristian lavora vuole presentare nella nuova mostra, ma anche uno spazio dove ognuno dovrebbe avere il proprio ruolo e i propri diritti. E invece diventa una trappola di conflitti e di recriminazioni.

La genialità di Ostlund rimane nella sua indiscutibile capacità di creare tensione e inquietudine per tutto lo svolgimento del film. Un nervosismo e una apprensione che permea i protagonisti, i loro dialoghi e le loro azioni e rende The Square un film originale e da apprezzare nella sua capacità di lasciare allo spettatore ogni accenno di giudizio morale.

Antonia del Sambro

Redazione Nerospinto

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