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Pavo borsa della collezione di Laura Bessone|||

Fattore D: Laura Bessone e la sua collezione di borse Made in Italy

 Per il consueto appuntamento con Fattore D, oggi vi raccontiamo la storia di Laura Bessone che da architetta ha deciso di mollare tutto per lanciare la sua collezione di borse.

 

Presentati e raccontaci chi sei.
Sono Laura, ormai abbondantemente over 40, mamma, architetta e fondatrice dell'omonimo brand di borse. Sono di Torino, città dove sono nata e da dove non mi sono mai spostata perché, nonostante le sue tante difficoltà, è ancora in grado di darmi gli stimoli di cui ho bisogno per stare bene. Sono una caparbia sognatrice e ho sempre pensato che questo fosse il mio vero dono. Amo progettare, interpretare nella mia chiave molte cose del mondo che mi circonda e penso che non mi stancherò mai di cercare di migliorarlo come posso, laddove mi accorga di qualche stonatura nella sinfonia.


Come è nata la tua “rivoluzione”? Che cosa è successo che ti ha fatto cambiare rotta?

Sono sempre stata uno spirito libero – lavorativamente parlando – ho sempre trovato enorme difficoltà a farmi trattenere da situazioni che mi stavano strette. Certo, la professione di interior designer dovrebbe essere
di per sé una condizione privilegiata che permette alla creatività di fluire liberamente ma, per chi conosce il mestiere, non è sempre così.

La vera rivoluzione, prima che nelle mie scelte di percorso, è stata la maternità. È una condizione alla quale nessuno arriva preparato, o almeno, io non ero pronta affatto. Non ero pronta a sentirmi così sopraffatta da un tale amore e un tale trasporto come per i miei figli.

Così ho deciso di dedicare a me stessa e a loro la maggior parte del mio tempo per godere di questo magico momento. È facile immaginare che, fuori dal giro, sia un passaggio fatale e velocissimo, ma questa “pausa” mi
ha permesso di pormi tante domande che prima mi facevo con meno necessità di trovare risposte o, almeno, di inventare strade alternative.

Così, per gioco, mentre intrecciavo collanine insieme alla mia bambina, mi sono detta che avrei voluto creare qualcosa da tramandare, e che magari, un giorno, i miei figli avrebbero potuto continuare il progetto che la
mamma aveva fondato pensando a loro. Ho sempre avuto la passione per il disegno e mi sono sempre piaciute le cose belle, fatte con cura e che trasmettessero passione e dedizione.

Non sono mai stata vittima della moda ma certo l’ho sempre guardata con molto interesse perché la trovo espressione, magari non sempre efficace, di fenomeni di costume e cambiamento. Ho voluto creare un marchio che si ispirasse alle creazioni che la mia stessa mamma comprava quando decideva di fare un acquisto che durasse nel tempo e non so quante volte io le abbia sottratto dall’armadio alcuni capi perché li trovavo magnifici e sempre attuali.

Ecco, mi sono detta, vorrei fare qualcosa così, creare un oggetto che possa abbattere la concezione di tendenza e vacuità. È vero che tutto passa, soprattutto in questo momento storico in cui la velocità del consumo è così
drammaticamente evidente. Trovo questa cosa svilente perché si può avere tutto e subito come se ci avessero depredati del concetto di desiderio, quello vero, quello che aspetti perché l’attesa della sua realizzazione è il
vero momento di magia. Quindi assistiamo tutti i giorni a un’overdose di offerta, ammaliante -tutto subito- ma destinata a durare troppo poco e, per questo, anche qualitativamente troppo scadente. È proprio questa propensione al consumo che tento di combattere. Vorrei che il tempo riacquistasse il suo vero valore e che ce lo concedessimo per fare scelte migliori.


Il mio modo di contribuire al cambiamento passa attraverso le mie creazioni. Ci tengo a precisare, però, che la mia personale etica mi ha indotta a scegliere di produrre esclusivamente in Italia, con materiali di qualità, con il supporto di persone competenti e capaci che ancora mantengono viva la nostra eccellenza manifatturiera. Affronto ogni creazione con il solito approccio progettuale che mi contraddistingue: con un occhio al gusto estetico e uno alla funzionalità.

Tutti i giorni scelgo di andare avanti con tanta dedizione perché so che ci sono tante persone che la pensano come me e che se decidono di regalarsi o regalare una cosa, vogliono che sia unica e perfetta e che, soprattutto, valga la pena.


Che cosa fai adesso nella tua vita.


Combatto tutti i giorni con il sistema! La mentalità che associa qualità al marchio è un vero e proprio demone da combattere. La necessità degli interlocutori commerciali di generare profitto fin da subito perché altrimenti i negozi chiudono genera lo scoglio del prezzo a scapito della qualità e della ricerca. Ma non demordo perché vorrei poter trasferire il vero mantra che mi sostiene.

Se davvero credi in quello che fai, non si sa quante e quali strade dovrai intraprendere ma ce la farai! Perciò cerco di dare il meglio che posso a me stessa e alle persone che ho attorno e che credono in ciò che faccio e lavoro duramente per sostenere la mia impresa.

Non posso permettermi errori, perché di quelli, ahimè, ne ho già commessi parecchi da quando ho cominciato. Faccio ricerca continuamente, sono instancabile dal punto di vista creativo e cerco di avviare sempre nuove sinergie perché credo che il networking sia davvero fondamentale in questo momento di comunicazione estremamente veloce e aggiungo che lavorare con i giovani sia decisamente importante perché hanno molto da insegnare a noi della scorsa generazione!

È per questo che mi avvicino a loro, per meglio capire, per essere pronta.

Che cosa diresti alle persone che come te vogliono cambiare rotta.

Ritengo che essere pronti ad intraprendere strade alternative dia un grande vantaggio sociale. Perché ogni giorno le cose possono cambiare e sapersi reinventare è fondamentale. Posso solo aggiungere che qualsiasi lavoro e professione, qualsiasi scelta, debbano però essere supportate da tanta umiltà e da tanta preparazione. Bisogna studiare, molto, qualsiasi campo si scelga di intraprendere la cosa fondamentale è approfondire e conoscere.

Insomma, per quanto sia un ossimoro, è importante tenere ben saldi i piedi per terra se si vuole inseguire un sogno.

Antonietta Marrazzo

Sarà che sono nata il 2 giugno (nel 1946 fu la prima volta in cui le donne votarono), credo che nella mia data di nascita c’è la ragione del mio interesse alle tematiche legate alle donne e alla violenza di genere. Sono nata a Napoli nel 1987. Ho studiato a Salerno, Bar- cellona, Urbino e Roma. Ho scritto una tesi di laurea in semiotica “Camorra femminile singolare” sul ruolo delle donne all’interno della Camorra. Ho iniziato a scrivere che avevo 10 anni e non mi sono ancora stufata

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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