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Arte contemporanea e stuzzichini

Continuano ogni martedì fino al 3 luglio, all’aperitivo da Le Trottoir la Darsena, le lezioni di arte contemporanea di Manuela Gandini.

Milano, giugno 2018: da qualche settimana in città c’è un aperitivo nuovo, che coniuga i piaceri dello spritz a quelli dell’arte. Un’occasione per appassionati e semplici curiosi per relazionarsi all’opera d’arte e alla storia delle più recenti correnti artistiche con una maggiore consapevolezza dei propri strumenti interpretativi. Il progetto, tradottosi in un ciclo di 8 lezioni, è ideato e realizzato dalla critica d’arte e curatrice indipendente Manuela Gandini.   

Lezioni di arte contemporanea al bar: dove è sbocciato questo progetto?
“È sempre difficile dire come e dove si forma un’idea. Quella delle lezioni al bar mi si è manifestata a piccole onde, nell’arco degli ultimi mesi, come necessità sociale e culturale di uscire dai perimetri e dai templi della cultura. Come rendere rock e seducente l’arte contemporanea? Le avanguardie del ‘900 hanno iniziato a scardinare vecchie credenze istituzionali togliendo legittimità all’idea di rappresentazione per entrare nel vivo del reale. L’orinatoio di Duchamp è l’opera emblema della modernità, ma lo sono anche le grandi installazioni di Land Art, gli happening nelle piazze, la Body Art e l’arte relazionale oggi”.

I bar, soprattutto in Italia, sono i luoghi dell’incontro per eccellenza. In che modo l’arte può assecondare la possibilità di un confronto autentico, costruttivo e benefico?
“Io sono erede di un altro progetto che ha segnato un cambiamento nel sonno milanese dei primi anni Novanta. Mia madre, Milli Gandini, ha fondato in viale Certosa la prima galleria notturna al mondo, Gallery Night. Aveva annessa una discoteca e un ristorante. Lei si occupava dello spazio espositivo, naturalmente, e in quello spazio sono passati Leo Castelli, Joseph Kossuth, Fernanda Pivano, Mimmo Rotella. Tantissimi artisti hanno esposto in mostre tematiche. Achille Bonito Oliva fece una conferenza sdraiato sul letto intitolata “Il Notturbino” che venne interamente ripresa da Canale 5. Milli concepì il Gallery Night come opera nella quale tutto ciò che succedeva faceva parte della performance; il bar diventa una palestra per allenare il pensiero critico e liberarsi dalla somma di solitudini che ci attanagliano. In senso romantico sono le solitudini dei clienti del bancone del bar di Edward Hopper, in senso concreto sono quelle del rapporto tra sé e i social”. Gli amici de Le Trottoir di Milano: Massimo Mannarelli, Michelle Vasseur, e mio fratello Michelangelo Gandini Jr, hanno accolto l’idea condividendo il progetto con straordinaria energia e coesione. Siamo una piccola comunità, molto seria ma anarchica e indisciplinata. Potrei dire che le lezioni sono fatte dalla co-creazione di tutti noi e di un pubblico fedelissimo”.

Arte e società. In poche righe ti chiedo di sintetizzare la tua visione di questo rapporto così profondo.
“La nostra esistenza psico-fisica è influenzata dagli eventi globali, locali, individuali. Il nostro immaginario si completa con tutto ciò che abbiamo visto e vediamo, i film - Via col vento, Easy rider, Casablanca - le canzoni che sono state la nostra personale colonna sonora Because the night, A hard rain is gone fall, Suzanne, La guerra di Piero. Le immagini mediatiche dei Tg, l’Isis, le catastrofi, i femminicidi, la corruzione politica, ma anche le scoperte scientifiche, le storie buone di convivenza, solidarietà e salvezza. Quando penso all’arte penso anche a tutta la scenografia della nostra vita, perché nell’arte oggi dobbiamo includere tutto. L’arte non è più o non è solo là dove pensiamo che sia, ma è potenzialmente dappertutto. Il pensiero artistico costituisce una possibilità di emancipazione. È una cura, fatta di spiritualità laica, per le relazioni malate tra esseri umani. È la forma relazionale che può riallacciare i rapporti con il regno animale, vegetale e minerale. Joseph Beuys sosteneva che l’arte dovesse essere materia per tutti, per l’ortolano, il carpentiere, il medico. È un pensiero di trasformazione creativa che serve a far fronte alle vicissitudini. Ogni ostacolo è una possibilità creativa. E questo vale per tutti, non soltanto per gli artisti”.

In cosa consistono le tue lezioni?
“Gli incontri hanno una funzione conoscitiva e una terapeutica. I miei “studenti”, che vanno dai 20 ai 90 anni, sono ogni volta invitati a performare durante la lezione per mettersi in gioco e abbandonare le limitazioni dell’ovvio e del razionale. Concepisco le lezioni come un flusso che si conforma alle necessità che nascono dal gruppo. La linea guida è l’evoluzione dei processi artistici che hanno generato le rivoluzioni linguistiche degli ultimi cento anni, dal Cabaret Voltaire, al Fluxus, al Situazionismo, alla Land Art. Conoscere l’arte porta ad attribuire nuovi significati al reale, ma serve anche a individuare dentro sé stessi delle possibilità evolutive molto spesso sopite. Nella fase performativa della lezione si creano sempre dei campi di senso collettivi che alterano la normale percezione dell’ambiente e di sé stessi. A volte si cambia l’identità e si assumono nomi, età, paure e desideri altrui con biglietti colorati pescati dai cappelli. Altre volte si tesse una narrazione fatta con testi di libri aperti a caso che consecutivamente vengono letti e creano un tessuto letterario inesplorato e molto curioso. È un po’ come giocare con l’invisibile e l’imprevisto nella migliore tradizione surrealista. All’ultima lezione abbiamo emulato la performance di Marina Abramovič al Moma: The Artist is Present. Ciascuno ha scelto un partner da fissare negli occhi per cinque minuti. Insomma, si crea un coinvolgimento che porta a una condivisione esperienziale e non prettamente teorica”.

Manuela Gandini è curatrice indipendente e critica d’arte. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano, scrive per La Stampa ed è responsabile delle pagine dell’arte di Alfabeta2. Ha collaborato per anni al Domenicale de Il Sole 24 Ore ed è stata direttrice artistica di Artandgallery a Milano. È ambasciatrice del Terzo Paradiso e collabora con Michelangelo Pistoletto e Cittadellarte – la chiusura di questo primo ciclo di 8 lezioni, il 3 luglio prossimo, prevede proprio una lecture di Michelangelo Pistoletto, con il quale la curatrice orchestrerà una performance partecipata sul concetto trasformativo del simbolo del Terzo Paradiso.

MANUELA GANDINI
LEZIONI AL BAR PER CONOSCERE L’ARTE CONTEMPORANEA
LE TROTTOIR LA DARSENA
PIAZZA 24 MAGGIO 1
MILANO
Ogni martedì fino al 3 luglio 2018, h. 18.30 – 20.30
Costo a lezione: € 30  -  buffet gratuito e calice di vino € 7

 

Isabella Michetti

Redazione Nerospinto

Sito web: www.nerospinto.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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