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Antonello da Messina, pittore 'contemporaneo', visto con gli occhi di Vittorio Sgarbi

Esce il nuovo volume del critico e storico dell’arte Vittorio Sgarbi, “Antonello contemporaneo”, a pochi giorni dalla chiusura della grande mostra celebrativa su Antonello da Messina a Palazzo Reale di Milano, edito da Skira e dedicato alla memoria dell’assessore della Regione Sicilia, Sebastiano Tusa, prematuramente scomparso in seguito al tragico incidente aereo dello scorso 10 marzo in Etiopia. 

Un testo che vuole celebrare la grandezza dell’opera di Antonello da Messina, artista sommo di straordinaria modernità, la cui vita ed opere, ancora avvolte nel mistero, sono state scoperte solo a partire dal Novecento. 

L’idea è davvero affascinante: Sgarbi, attraverso il suo volume e grazie al suo occhio da perfetto conoscitore, fa dialogare tra loro opere di diversa natura (pittura e scultura) e lontane nel tempo (quattrocentesche e novecentesche), che sembrano richiamarsi nelle pose, nelle espressioni, nelle composizioni e nello stile.

Vengono così analizzati il linguaggio delle mani della celebre “Annunciata” di Palazzo Abatellis a Palermo e del “Cristo benedicente” della National Gallery di Londra, le pieghe del vestito del “Ritratto d’uomo” di Palazzo Madama di Torino, i volti ricchi di espressività, e allo stesso tempo universali, del “Ritratto d’uomo” del Museo Mandralisca di Cefalù o dell’“Ecce Homo” del Collegio Alberoni a Piacenza. 

È proprio la capacità di astrazione a rendere Antonello contemporaneo, secondo lo sguardo originalissimo di Vittorio Sgarbi offertoci nel suo volume dedicato ad Antonello da Messina.

La stessa “Annunciata”, custodita presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis a Palermo, è un’opera fortemente astratta: se si togliesse l’unico elemento che ha una sua temporalità, ovvero il leggio dalla fattura quattrocentesca, verrebbe fuori un’opera carica di mistero e di attualità.

Leonardo Sciascia, ragionando sul manto azzurro, ricordò come fosse uguale al manto delle ragazze siciliane scelte durante le processioni della Settimana Santa per rappresentare la Madonna. Si tratta, quindi, di un ritratto di una donna “senza tempo”, una Madonna mediterranea, rappresentata nella sua divina bellezza.

Nella celebre opera, la Vergine Annunciata, per la prima volta, è stata ritratta senza l’angelo, nell’attimo in cui, interrotta la lettura, allunga la mano verso un interlocutore ideale che va a coincidere con la posizione dello spettatore. Prima di qualunque altro artista, Antonello prova a farci scivolare dentro il dipinto, a renderci attivamente partecipi della scena. 

quadro annunciata

Una modernità che si riscontra anche nell’opera proveniente da Palazzo Madama di Torino: “Ritratto d’uomo”, meglio conosciuto come “Ritratto Trivulzio”. Il possente mezzo busto di questo enigmatico uomo (un uomo d’affari secondo Giovanni Morelli; un furbo milanese secondo Adolfo Venturi; il ritratto di un mafioso, secondo lo stesso Vittorio Sgarbi) emerge dal fondo nero, cui si accorda per intensità il verde cupo del copricapo, risaltandone vigorosa la veste rosso vivo. 

L’opera costituisce uno dei risultati più alti della straordinaria carriera di Antonello, impegnato nella ricerca di un punto di equilibrio tra la rappresentazione analitica desunta dai fiamminghi e la propensione per forme tese verso l’astrazione geometrica. 

museo civico d'arte antica, Torino

Se si isola, infatti, la parte inferiore della tavola, dove emerge il panneggio geometrico, si intuisce immediatamente il riferimento all’artista novecentesco Lucio Fontana, fondatore del movimento spazialista, il quale sembra quasi ripetere inconsapevolmente, con i suoi celebri “tagli”, le linee di Antonello. 

quadro Lucio Fontana

Tipica di Antonello è anche l’indagine psicologica raffinata e sottile: lo sguardo del personaggio ritratto scruta, infatti, lo spettatore con intensità, con una espressione di orgoglio e quasi di sfida, che instaura un inedito colloquio con chi si trova innanzi all’opera. 

Antonello non rimane prigioniero della visione quasi fotografica della ritrattistica che gli deriva dall’arte fiamminga, va oltre, inserendo la sua umanità concreta in grandi spazi prospettici tipicamente italiani”. Basti osservare il “San Sebastiano”, conservato a Dresda, per capire di quale rivoluzione artistica sia protagonista il pittore messinese:

la colonna spezzata sulla destra, a terra, è dipinta in prospettiva e lo spettatore ha proprio l’impressione di essere lì sulla scena del martirio, dove sullo sfondo si allunga uno stupendo paesaggio urbano italiano (probabilmente veneziano) in cui si respira una forte atmosfera rinascimentale. Gli edifici, scorciati in prospettiva, incorniciano la scena con l’eroico sacrificio del martire e ne esaltano la monumentalità grazie anche al punto di vista ribassato. 

Ancora una colonna, questa volta verticale, domina la fragile e a tratti deteriorata “Annunciazione” di Palazzo Bellomo a Siracusa e, quasi, ci introduce nello spazio domestico in cui si svolge la scena biblica. Il dipinto denota un’attenzione meticolosa per l’architettura, una resa naturalistica degli arredi ed un’abilità descrittiva superlativa per quel particolare momento storico. 

La stessa costruzione prospettica, precisa e puntuale, si riscontra nel grande capolavoro di Antonello custodito alla National Gallery di Londra: il "San Gerolamo nello studio". 

L’analisi delle affinità tra i dipinti dello stesso Antonello e opere di artisti a lui successivi fanno di questo volume uno strumento imprescindibile per una originale rilettura delle opere di questo innovativo maestro del Quattrocento e ci dimostra come l’astrazione non sia soltanto novecentesca, ma è parte integrante dell’arte, nella sua forma. Ecco perché i quadri di Antonello vanno guardati come si guardano i quadri contemporanei. 

Antonello da Messina può essere considerato uno dei grandi e geniali innovatori della storia dell’arte: è stato portatore del “nuovo” facendosi carico del difficile compito di riconoscere i limiti della tradizione artistica precedente e la necessità di superarla, senza, tuttavia, tradirne lo spirito. L’innovazione è un dialogo possibile fra il passato e il futuro. E la storia, anche e soprattutto quella dell’arte, vive di questa possibilità.

Informazioni Utili

Antonello contemporaneo
di Vittorio Sgarbi.

a cura di Skira editore, Milano. 
83 pagine, ill., brossura 

ISBN 978-88-572-4130-2
€ 14,00 

 

Annamaria Sarà

Redazione Nerospinto

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