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Anni ’90, una svolta nella storia dell’arte, punto di arrivo o di stasi?

Tra arte relazionale, nuovi modelli curatoriali e pratiche artistiche trasversali.

Gli anni ’90 sono stati una decade di profonde trasformazioni sociali ed economiche: sulle ceneri del crollo del mercato dell’arte avvenuto nel 1991, gli artisti hanno fatto risorgere questo mondo attraverso pratiche artistiche trasversali, nuovi modelli curatoriali e un’analisi serrata dei fenomeni della modernità. Cosa è rimasto di questi anni '90?

Montclair Art Museum del New Jersey, Museo Ettore Fico, Stedelijk Museum di Amsterdam: sono solo alcune delle istituzioni che hanno rivolto uno sguardo d’analisi all’ultimo decennio del secolo scorso. Da custodi del passato i musei hanno cominciato a rappresentare e a comunicare il presente, dedicando diverse rassegne ed esposizioni agli anni ’90, decade che è il nostro ieri ma allo stesso tempo è già storia.

Dopo gli anni ’80, in cui il valore delle opere d’arte era salito vertiginosamente, si assiste alla naturale conseguenza di un’epoca di speculazioni deliranti: nel 1991 il mercato dell’arte crolla, centinaia di gallerie chiudono i battenti e le quotazioni degli artisti contemporanei calano drasticamente fino al 50%. I cambiamenti cruciali del mondo dell’arte di quegli anni vertono dunque su questioni sociali ed economiche prima ancora che estetiche.

E su questo infatti si concentrano gli artisti, spinti da una necessità quasi fisica di trattare le questioni razziali, la sessualità e il multiculturalismo, ma soprattutto la globalizzazione, problematiche costantemente dibattute all’inizio della decade.

Si affaccia alla storia un’epoca di grande ripensamento dell’arte contemporanea: ogni cosa viene messa in discussione, gli artisti più rappresentativi dell’epoca abbandonano progressivamente il lavoro incentrato su un unico medium per iniziare a dialogare trasversalmente su più discipline, tecniche e strumenti. Sono anni in cui è attiva una generazione di giovani artisti, documentata dal Museo Pecci di Prato nel 1991 con la mostra Una scena emergente. Artisti italiani contemporanei, che si esprime attraverso i medium più disparati: video, pittura, fotografia, installazione. Una generazione di artisti esordienti nati dopo il 1960, che dopo le esperienze dell’Arte Povera e della Transavanguardia, il pessimismo degli anni ’70 e il tumulto degli anni ’80, si fa portavoce di una ventata di aria nuova.
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Anche le strategie espositive risentono dello stravolgimento della scacchiera: nel 1990 si afferma un nuovo modello curatoriale, più estroso, sperimentale e creativo, un modello relazionale, incentrato non più sulla raccolta di oggetti da mostrare, ma sull’interazione opera-spettatore e sulle possibili relazioni tra pubblico e artista, uno scenario espositivo che genera un’esperienza sociale invece che contemplativa. Gli artisti lavorano alla creazione di un evento, occasione d’incontro e scambio: un dialogo diretto con la loro platea, frutto di un modus operandi complementare, basato sul ricorso a linguaggi molteplici e sperimentali.

Germina un’arte che è oggi un pezzo di storia tanto quanto è fresca e attuale, sulle cui basi si fonda l’arte contemporanea che oggi vediamo esposta nei più importanti musei: le pratiche sociali e relazionali, le questioni della trasformazione economica e culturale, così come le installazioni video, così innovative allora, sono oggi colonna portante di moltissime esposizioni in tutto il mondo. Un’eredità culturale che permea tutta la produzione artistica odierna: dopo quelle sperimentazioni audaci effettivamente, cosa c’è stato di nuovo?

Tutt’al più si assiste in anni recentissimi, dopo decenni di silenzio, alla ricomparsa e valorizzazione dell’arte figurativa, una sorta di ritorno alle origini, di ripetizione della storia dell’arte e della cultura umana, destinata a susseguirsi per cicli continui, condannata a ripercorrere gli stessi sentieri.

Quella che è stata una reazione radicale e di sentita protesta contro l’assordante bombardamento mediatico di informazioni ed immagini subito nel corso del decennio precedente, e che ha portato alla nascita di un’arte nuova incentrata sui fenomeni della modernità, è il terreno su cui operano gli artisti di oggi.

Gli anni ’90 hanno forse segnato un - temporaneo - punto di arrivo? Hanno posto le basi per un riflusso e dunque per l’inizio di una nuova, stabile, fase di stasi? O altrimenti, l’arte può essere esasperata ancora di più prima di un ritorno all’ordine? Cosa resterà, di questi anni ’90?

Che cosa rimane, quindi, di questi anni '90? La sensazione di avere sprecato tempo, occasioni e, soprattutto energie intellettuali. Anche la speranza, però, di essere giunti alla fine di un periodo sofferto ma, forse, necessario, utile a una crescita futura, come una serie di indizi e sensazioni, inducono a credere. (Edoardo di Mauro, 1999)

 

 

 

Daniela Ficetola

Redazione Nerospinto

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