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Rete al femminile

Rete al Femminile è la catena che unisce le lavoratrici in proprio: nasce a Torino e arriva anche a Milano sotto la guida di Natascia Pane.

Si dice che le donne manchino di quel senso di cameratismo che tanto invidiano agli uomini.

Incapaci di provare solidarietà, sempre in lotta tra di loro e prede dell’invidia, per anni il rapporto tra le donne è stato indagato e analizzato sino al capello con il risultato che non è davvero possibile sperare in una comunità d’intenti.

Ma davvero è sempre e solo così? Per fortuna non mancano esempi di sodalizi umani e lavorativi pronti a smentire le malelingue.

È l’esempio della giovanissima “Rete al Femminile” una vera e propria catena che unisce le lavoratrici in proprio. Nata dalla felice intuizione di Gioia Gottini, Rete al Femminile vede la luce nel 2013 a Torino e nel marzo 2014 approda anche a Milano sotto la guida di Natascia Pane talent coach e titolare dell’agenzia letteraria Contrappunto Literary Management. Ad oggi Rete al Femminile Milano, tra la città e la e provincia e raccoglie un gran numero di donne lavoratrici indipendenti e si appresta al salto di qualità: diventare Associazione di Promozione Sociale.

Per capire meglio come funzioni questa interessante fonte di sinergie al femminile abbiamo fatto quattro chiacchiere con la sua leader.

 

- Natascia, iniziamo dal principio: come nasce Rete al Femminile?

Rete al Femminile è nata dall’idea di Gioia Gottini una libera professionista di Torino. L’idea di partenza era quella di fare un network al femminile che riunisse, all’epoca solo su Torino, le libere professioniste perché potessero condividere gioie e dolori della libera professione e sostenersi nel business. L’iniziativa ha avuto un successo splendido e io, che sono originaria di Torino e facevo parte della Rete, ho parlato con Gioia della possibilità di estendere Rete al Femminile anche a Milano, città nella quale vivo già da un bel po’ di anni.

L’idea è diventata subito realtà e a marzo 2014 ho fondato Rete al Femminile Milano. Sono poi seguite tante altre reti per un totale di 38 ma per essere più precisi rimando sempre all’elenco disponibile sul sito nazionale retealfemminile.com. Con il tempo sono maturati propositi, abbiamo iniziato a dialogare con le istituzioni, abbiamo creato progetti importanti su Milano che ci hanno permesso di vincere anche dei concorsi come quello dedicato alle donne per Expo. Tutto questo ci ha rese felici ma ci siamo anche rese conto delle complessità a cui stavamo andando incontro poiché prive di una struttura. Così eccoci ai giorni nostri con l’idea, sempre più reale, di diventare Associazione di Promozione Sociale. Un naturale e necessario sviluppo per un progetto che riunisce donne libere professioniste di ogni settore.

 

- Ma come si diventa parte di Rete al Femminile Milano?

Diventare una reticella, ovvero una donna della rete, è molto semplice. Basta autodichiarare, e per questo operiamo un vero e proprio atto di fiducia appellandoci alla responsabilità individuale, di essere una donna lavoratrice in proprio e quindi libera professionista. Si può essere imprenditrici con partita IVA o ritenuta d’acconto, attiva sul territorio italiano anche se residente all’estero. Con la trasformazione in associazione di promozione sociale si entrerà a far parte della rete attraverso il pagamento di una tessera associativa al costo di 10 euro annui.

Da quel momento tutto dipende dall’iniziativa della singola donna che attraverso la partecipazione attiva alla rete prenderà parte alla vita della stessa. La presenza e condivisione all’interno del gruppo sono elementi fondamentali perché su quello si tiene in piedi Rete al Femminile. Non si entra nel gruppo per vedere cos’è e cosa si fa ma si intende dare il proprio contributo attraverso un reciproco scambio di idee e sostegno sempre con un occhio alla grande coerenza mente-cuore. Chi lavora in proprio è ben conscio di quanto la condivisione di professionalità sia importante per creare una buona rete di contatti utili allo sviluppo della propria impresa.

 

- Da questo bisogna quindi dedurre che Rete al Femminile Milano è chiusa alla lavoratrici dipendenti?

Su questo punto ci siamo interrogate molto e siamo arrivate alla conclusione che bisogna aprire una via anche in quella direzione. Ci sono donne che per ragioni squisitamente economiche o di necessità mantengono il loro lavoro dipendente ma hanno un grande sogno a cui magari hanno iniziato a dar forma: un’attività indipendente. Abbiamo quindi pensato ad una regola d’ingresso alla rete che permetta a tutte quelle donne che al lavoro dipendente affiancano già un’attività in proprio o che nei successivi sei mesi dall’ingresso nella rete intendono aprirne una di entrare a far parte del nostro mondo. Tu sei leader della Rete al Femminile di Milano, incarico che preso lascerai per assumere quello di Presidente della nascente associazione.

 

- Cosa devono fare le donne per aspirare al ruolo di leader?

Basta farsi avanti. Sul sito nazionale ci sono tutti i recapiti e riferimenti a cui inviare la proposta che viene successivamente vagliata dal direttivo e dalle socie rispettando il grado d’anzianità. Anzi, vi chiedo una cosa: fate piovere richieste per aprire altre reti perché ne abbiamo davvero bisogno.

Nelle reti già esistenti invece il cambio di testimone avviene ogni due anni attraverso la scelta di quelle donne, reticelle, che si candidano spontaneamente. Tutto il gruppo viene chiamato a votare durante le riunioni e questo è un altro modo per stimolare l’attivismo delle socie.

 

- Natascia, non si corre il rischio di essere considerate femministe nell’accezione negativa del termine?

Qualcuno potrebbe muovere l’accusa che invece di condividere si finisca per creare una nicchia di lavoratrici femminili con il risultato, magari, di autoescludersi.

Lo capisco, è un rischio reale ma in questi anni di conduzione di Rete al Femminile Milano non si è mai tramutato in realtà. Abbiamo creato eventi pubblici aperti al maggior pubblico possibile e le donne portavano i loro mariti, fidanzati, figli, amici. Personalmente voglio incentivare anche la collaborazione con le associazioni maschili ma nel nostro caso creare una rete di lavoro al femminile è indispensabile per condividere un substrato fisiologico, culturale e sociale comune nel quale ci sentiamo veramente di poter dire la nostra perché sappiamo cosa stiamo vivendo. Per questo non lo trovo ghettizzante perché riuniamo donne che desiderano imporsi in maniera più bella e più dolce nella società nella quale vivono e lavorano insieme anche all’energia maschile. Questo è inevitabile perché altrimenti saremmo monche, cammineremmo con una gamba sola. Nessuna esclusione quindi ma inclusione con un focus sulla realtà del lavoro femminile.

 

- A questo punto cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro?

A livello nazionale, per la prima metà di quest’anno, organizzeremo un evento riservato solo alle leader ovvero quelle che coordinano le varie reti sul territorio italiano. Finalmente avremo la possibilità d’incontrarci di persona, cosa che non era mai avvenuta fino ad oggi. Credo che questo porterà una grande coesione e unirà nord centro sud ed isole in un modo coerente.

Come presidente poi una delle prime cose che voglio fare è incentivare quei territori dove ancora non è presente una rete locale ma ci sono donne che vorrebbero aprirne una e alle quali manca una spinta per decidere di farlo Nel prossimo futuro poi ci sarà molto interscambio tra le reti locali. Faccio un esempio: una donna di Milano che ha un progetto su Napoli, secondo il nostro statuto, avrà la possibilità di essere ospitata per un lasso di tempo nella Rete al Femminile di Napoli. In questo modo quando si recherà a Napoli per rendere concreto quel progetto avrà già un bacino d’utenza che la conosce evitando così salti nel vuoto.

 

- Dopo questa chiacchierata in cui ci hai illustrato le potenzialità di Rete al Femminile Milano e i prossimi obiettivi non resta che chiederti: perché una donna dovrebbe aderire?

Perché la condivisione è uno dei motori sociali e di business più grandi che io abbia mai conosciuto. Se corri da solo vai bene, vai veloce, vai lontano. Ma se corri con quella che si chiama alleanza di cervelli, in questo caso un’alleanza femminile, corri più veloce e meglio, ti diverti, fai cose più grandi. Insomma: vivi meglio. I fatti, ancora una volta, smentiscono facili pregiudizi e creano grandi occasioni. Perché le donne, se vogliono, sanno fare rete e sanno farla anche bene.

 

 

Raffaella Berardi

Redazione Nerospinto

Sito web: www.nerospinto.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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