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Redazione Nerospinto

Redazione Nerospinto

URL del sito web: http://www.nerospinto.it

Scrivere all'uscita del terzo album di un gruppo che si pensava sarebbe stato una moda passeggera è un bell'impegno. Si potrebbe scrivere della sfida di due giovani di Toronto, di quanto si siano evoluti dal primo anno, dei loro live sempre sorprendenti o delle collaborazioni più varie tra beat chiptune, rubati alle community online, e Robert Smith. Eppure, ascoltando il loro terzo album, sembra che alla fine non siano stati all'altezza delle aspettative, innovativi o almeno pronti a guardarsi in faccia e farsi due calcoli.

 

Non c'è niente che non vada in effetti, forse sono troppo severo, ma dopo due album da cui si poteva estrapolare una sorta di evoluzione verso un sound più definito, questo terzo esercizio di stile proprio non ci voleva (non è un caso che i tre album abbiano lo stesso titolo? - Crystal Castles).

 

Andiamo con ordine, cerchiamo di capire meglio cosa è successo. I Crystal Castles nascono per caso. Leggenda vuole che, dopo aver rilasciato online una prova di registrazione dell'attuale cantante, Alice Glass, diverse case discografiche li abbiano contattati proponendo un contratto. Vinse la Lies Record che produsse una raccolta di singoli già rilasciati con l'aggiunta di un paio di canzoni registrate per l'occasione. E la storia puzza subito di bruciato, sia per i premi e i riconoscimenti avuti, sia per la curiosa storia dell'immagine di copertina: l'opera dell'artista Trevor Brown, la Madonna con l'occhio nero, utilizzata senza permessi con un'attitudine da “bhè, che problema c'è?”. Il problema è stato risolto con l'acquisto dei diritti dell'opera. Sembra strano, però, che un'etichetta spenda tanti soldi per finanziare un gruppo al primo album, ma non facciamo i maliziosi e proviamo a pensare che magari i giovani, ai tempi poco più che ventenni, erano talmente promettenti da giustificare un'azione del genere.

Purtroppo non è questo l'unico caso di infrazione di copyright, si parla anche di beat rubati per la realizzazione di Insectica e  Love and Caring, ma tutto si è risolto felicemente (per i Crystal Castles) e i due hanno continuato indisturbati a vendere dischi e magliette, una bella soddisfazione per la Lies.

 

Nonostante questi problemucci il prodotto è andato alla grande e si è conquistato un posto nel cuore di giovani troppo punk per ascoltare techno e troppo radical chich per i Bad Religion, ma pieni di entusiasmo per le droghe chimiche e i rave.

 

Incredibilmente in un paio di anni Alice Glass e Ethan Kath raccolgono sempre più seguaci grazie alle loro performance esplosive tra batterie distrutte e stage diving e con partecipazioni mirate a festival e seguendo in tuor band come, tra i più famosi, i Nine Inch Nails.

 

Il secondo album del 2010 (Fiction Records) è, però, nettamente più maturo e sembra che i due stiano per fare il salto di qualità per essere santificati a un pubblico meno drogato e più interessato alla musica. Il caotico miscuglio di synth e voci distorte viene organizzato in pezzi più strutturati e le melodie frenetiche si trasformano in un omaggio alle atmosfere eurodance e eighty. Ma anche a due anni di distanza le mosse di marketing non mancano e la featuring di Robert Smith in Not In Love fa riflettere. Ci sarebbe anche da chiedersi a chi è servita questa partecipazione del gigante dei The Cure, ai Crystal Castles per darsi un tono da musicisti navigati o al ciccione (emo) per riconquistarsi una fetta di mercato più giovane?

 

Ed arriviamo, infine, al terzo album che ci regala tracce che proseguono per il filone synthpunk e chiptune, con qualche richiamo al secondo album in tracce come Wrath of God con dei bei tastieroni europei. Il tutto è condito con una buona dose di impegno sociopolitico dalla copertina di Samuel Aranda, fotoreporter d'assalto, che immortala una madre che abbraccia il figlio piegato in due dai gas lacrimogeni durante le manifestazioni in Yamen, a canzoni di protesta adolescenziale come Child I will hurt you. Il tutto sembra voler dire: il mondo è un posto brutto e cattivo, ma nasconde tante bellezze e noi sintentizziamo questo spirito, ravers cattivi, incazzati, stronzi, ma dall'animo tenero e coccoloso. Violent Youth è proprio un manifesto a questa predisposizione con un bel beat rimato e il testo snocciolato come una ninna nanna, una cantilena in cui questa generazione di hipster-indie, stronzi ma alla ricerca della vera bellezza (quelli che vanno alle feste dei crookers già vomitati), potranno riconoscersi.

 

Unica nota positiva le basi, soprattutto quella di Insulin, canzone dalle distorsioni poderose, forse troppo break, e troppo breve un minuto e quarantasette secondi di confusione che richiamano un po' i primi pezzi come Excuse Me del primo album che visto da questa prospettiva sembra il più autentico e originale dei tre.

 

I Crystal Castles, nonostante tutte queste critiche, rimangono un pezzo della storia della musica contemporanea, un piccolo tuffo nell'adolescenza disperata della periferia distrutta di una grande città in decadenza. Un ritorno alla piccola guerra interiore di tutti i giorni. Se non costassero trenta euro andrei anche a vederli all'Alcatraz il 24 febbraio, di sicuro ne varrebbe la pena, anche solo per le acrobazie dell'Alice che rimane comunque un gran bell'animale da palco.

Crystal Castles all'Alcatraz 

 

Domenica, 10 Febbraio 2013 14:40

We love “I MURR”

“Vestiti con stile!”. Un manuale su come essere sempre “in stile”.

La celebre coppia I MURR, Roberta e Antonio, noti ed apprezzati fashion consultant, personal shopper, stylist e guru del Fashion, presenteranno mercoledì 20 febbraio, in occasione della settimana della moda, alle ore 18.30 presso la Libreria Feltrinelli di Corso Buenos Aires 33 a Milano, il loro primo libro “Vestiti con stile!”.

Roberta ed Antonio, presenti da più di vent’anni nel mondo della moda e conduttori di diverse trasmissioni televisive quali  “TV Buccia di Banana”,  “Viva l’aMurr” e vari format sull’Italian Style, con il manuale “Vestiti con Stile!” ci sveleranno trucchi e segreti per conquistare classe e bellezza, scegliere ed abbinare abiti ed accessori e valorizzare al meglio la nostra persona. Consigli di stile da chi vive la moda ogni giorno con passione e creatività!

I MURR ci guideranno in un viaggio alla scoperta di noi stesse e della nostra femminilità, spesso nascosta, “Riteniamo infatti che amore verso se stessi e piena consapevolezza di sé siano i primi passi da intraprendere per raggiungere uno stile personale che ci valorizzi dalla testa ai piedi” affermano i due style consultant  e, citando una frase di Elizabeth Arden, ricordano: “Non esistono donne brutte, ma solo donne pigre”.

“Vestiti con stile!” è un vero e proprio percorso psico-emozionale  per tornare ad amarci e a valorizzare la nostra figura.

 

Sara Biondi

 

“Vestiti con stile!”

Mercoledì 20 Febbraio , ore: 18,30

La Feltrinelli Libri e Musica,

Corso Buenos Aires, 33 - 20124 Milano MI

Telefono: 02.2023361

E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Per info  http://www.imurr.com/

 

 

Non è un segreto che i film di fantascienza , anche se in modo romanzato e chiaramente inesatto, possano guardare al futuro ipotizzando l’evolversi di alcuni aspetti della vita umana. La gamma delle previsioni che scrittori e registi ostentano a formulare va dalle probabili invenzioni tecnologiche, al possibile nostro modo di agire come società. Tutti sono d’accordo nell’affermare che molte delle più grandi creazioni siano state preannunciate dalla fantascienza, dai sottomarini ai viaggi spaziali, ma pochi scrittori hanno raggiunto il livello di ‘profezie’che si sono in seguito realmente avverate, come quelle di Arthur C. Clarke e Stanley Kubrick in 2001: Odissea nello spazio.

Liberamente ispirato a due racconti di Clarke, 2001: Odissea nello spazio è stato scritto da Clarke e Kubrick nel 1968 contemporaneamente in forma di libro e sceneggiatura. Nonostante alcune variazioni, il film e il libro raccontano la stessa storia e fanno le stesse previsioni circa il futuro dell'uomo in materia di tecnologia. Mentre alcune di queste previsioni rimangono ad oggi al di fuori della nostra portata, come i viaggi nello spazio con l’equipaggio alla volta di Giove, altre invece si avvicinano sorprendentemente alle cose cosí come si presentano  ad oggi. 2001: Odissea nello spazio non si è quindi rivelato solo un  cambiamento in ambito cinematografico, ma la pellicola è come se avesse preparato il terreno per alcuni degli eventi che poi avrebbero cambiato la nostra vita. Siete in grado di ricordare tutte le sequenze che si possono considerare delle piccole ‘predizioni’? Ripercorriamo alcuni elementi che si possono considerare a dir poco visionari:

-          iPad  Kubrick era avanti più di 40 anni rispetto a Steve Jobs per quanto riguarda l'invenzione dell’iPad. Nel corso della missione Giove infatti, i due medici / astronauti a bordo della nave utilizzano tavolette elettroniche che sembrano sospettosamente molto simili alla versione di Apple.

-          Mini TV in volo nel 1968 erano solo una fantasia, mentre ora possiamo tranquillamente guardare il film che abbiamo scelto direttamente dal retro del sedile di fronte.

-          Computer che legge il labiale uno degli sviluppi informatici più recenti, che derivano da previsioni che si trovano in 2001: Odissea nello spazio, è il computer con la capacità di leggere le labbra. Nel 2009 è stato annunciato che non solo è possibile questo software, ma può anche leggere in diverse lingue.

-          Skype quello del film risulta essere un videofonino molto arcaico, ma ció di interessante è la previsione della comunicazione video, come Skype, che é ormai diventata un luogo comune.

http://www.youtube.com/watch?v=wiyOfgMiMbc

-          Turismo spaziale lo Spazio non è ancora diventata una meta molto usuale, ma il turismo spaziale è una realtà dagli anni ’80.

-          Display in vetro della cabina di guida il suo aggiornamento ad oggi è quello con indicatori analogici, quadranti e schermi digitali, ma quella che vediamo in 2001: Odissea nello spazio è diventata una realtà con il rilascio del MD-80 che risale a oltre 10 anni dopo, nel 1979.

-          Flat screen dai monitor dei computer ai televisori, gli schermi piatti hanno sostituito i vecchi sistemi CRT, dando agli spettatori una migliore risoluzione e più spazio sullo schermo.

Nel caso non siate riusciti a ricordarveli tutti, domani lunedì 11 febbraio, rinfrescatevi la memoria all’Auditorium San Fedele. La fondazione Culturale San Fedele infatti, celebra il capolavoro di Stanley Kubrick con due proiezioni straordinarie della copia restaurata e in lingua originale del film (ore 18.00 e 20.00). Per la prima volta in Italia, la spettacolare colonna sonora di 2001: Odissea nello spazio potrà essere ascoltata con un'altissima definizione audio grazie al sistema di 40 altoparlanti spazializzati sito all'interno dell'Auditorium San Fedele: l'Acusmonium SATOR. Un'occasione unica per riscoprire in sala una delle pietre miliari della storia del cinema.

11-02-2013 alle ore 18/20 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick

Auditorium San Fedele - via Hoepli 3/b (galleria) - Milano (MI)

Sabato, 09 Febbraio 2013 12:28

Alida Valli: l’ultima diva

Quando si parla di dive e di divine il cliché che viene in mente è sempre lo stesso: donne bellissime e sofisticate in pellicce bianche e abiti di seta, tacchi alti e capelli vaporosi e sensuali.

La filmografia internazionale le ha presentate tutte così fino alla fine degli anni ’60, poi i costumi e la società sono mutati e le star internazionali hanno cominciato a girare film in jeans e magliette di cotone. Le divine però sono rimaste tali e il ricordo che si ha di loro non può essere scalfito dal tempo.

L’ultima diva del cinema dei “telefoni bianchi” è stata Alida Valli.

La sua è una bellezza fuori dal comune, figlia di un barone del Trentino Alto Adige, studia al Centro sperimentale di cinematografia di Roma e debutta al cinema molto giovane. Antifascista convinta, negli anni ’40 si rifiuta di trasferirsi nel Cinevillaggio di regime a Venezia e resta a Roma, protetta e nascosta da amici fidati.

Alida non è solo molto bella, è sofistica e brava. Sembra essere nata per i ruoli drammatici, per i film intensi dove interpreta solo il ruolo delle donne tormentate.

La sua intensità interpretativa e il suo aspetto fanno sì che Alida venga notata e apprezzata da tutti i maggiori registi dell’epoca, Matarazzo, Mattoli, Soldati, Gallone che la fanno recitare in un film di successo dopo l’altro. E così nasce la diva, non soltanto l’attrice, ma l’icona di un certo cinema del ‘900 che porterà Alida a Hollywood.

A Los Angeles cambia il suo nome in Valli e gira con registi come Hitchcock e Reed e con attori come Gregory Peck e Orson Welles, memorabile la sua interpretazione della bellissima moglie italiana ne Il caso Paradine. Come tutte le dive però anche la Valli è capricciosa e indipendente e quando l’aria che si respira negli Studios inizia a soffocarla torna in Italia e si impone nuovamente con pellicole come Senso di Visconti e Il grido di Antonioni.

In Italia sono tutti innamorati di lei. I registi con i quali lavora la corteggiano in maniera quasi ossessiva, fanno pazzie, come nascondersi per spiarla o accompagnarla fino al treno per scoprire se parte da sola o no. Riceve decine di lettere al giorno, non solo da uomini che dichiarano amore e passione per lei ma anche da donne che le chiedono consigli o la insultano confondendo i ruoli cinematografici da donna perduta e fatale con la sua vita reale.

In effetti, qualche scandalo da cronaca nera e qualche ombra la toccano alla fine degli anni ’50, senza comunque coinvolgerla personalmente e soprattutto senza scalfire la sua carriera cinematografica che prosegue ad altissimi livelli anche nei decenni successivi nei quali lavora con registi del calibro di Pasolini, Pontecorvo, Bertolucci e Dario Argento. E poi nessuno sa che in realtà la splendida attrice continua ad avere nel cuore solo il suo primo amore, Carlo Cugnasca, aviatore caduto il Libia e primo fidanzato di Alida.

Sempre algida, meravigliosa e aristocratica Alida Valli riceve nel 1997 il Leone d’Oro alla carriera. Una carriera lunga e piena di successi negli anni più glamour del cinema italiano.

Alida Valli è la nostra ultima diva, le altre sono solo delle brave attrici.

Sabato, 09 Febbraio 2013 11:55

Broken City promosso da Nerospinto

Per una che idolatra Ellroy come me andare al cinema a vedere film noir che parlano di potere, corruzione, polizia e belle donne che tradiscono è praticamente un must.Ci vado a prescindere e senza farmi troppe domande.

È successo anche per Broken City, l’ultima fatica da regista di Allen Hughes, e naturalmente mi è piaciuto. Sicuramente perché è il mio genere di pellicola, certamente perché ci sono andata ben disposta e anche perché il film ha dei punti di forza che lo rendono piacevole e interessante da guardare.

Gli ingredienti affinché una pellicola possa dirsi buona o no sono molti, non sempre combaciano tra loro e non necessariamente devono essere tutti presenti. Broken City è promosso perché gli attori protagonisti, Mark Wahlberg e Russell Crowe, sono bravissimi, molto credibili e sanno dividersi la scena in maniera intelligente e saggia.

In Broken City però c’è molto altro: una fotografia strepitosa. Chi ama il noir come genere non può non farci caso perché il noir è essenzialmente un concetto letterario, ovvero è stato creato mettendo in fila parole che devono dare sensazioni e ricreare atmosfere.

Con le immagini, quindi, dovrebbe essere più facile, invece no: nella pellicola non sfugge niente.

Lo spettatore deve essere catturato anche di più del lettore perché quello che vede deve essere credibile, intenso, seducente. I film gialli non posso prescindere dall’ambientazione e Broken City risulta così anche, e soprattutto, un film di ambientazione dove le scene di azione e di suspense si mescolano e si intersecano a meraviglia con la location naturale data dalla città. La vera coprotagonista della pellicola con cui il detective privato e il sindaco devono fare i conti.

Un altro ottimo motivo per andare a vedere il film è che si tratta di una pellicola trasversale.

Non è I ponti di Madison Country né Il giustiziere della notte, non si deve discutere in famiglia per decidere a chi tocca scegliere il film da andare a vedere nel fine settimana.

Broken City mescola sapientemente azione e sentimento, sesso e potere, attori tenebrosi e attrici sensuali, così come deve fare un vero noir, che sia un libro o un film.

L’elemento meno convincente e debole della pellicola sono sicuramente i dialoghi e di conseguenza la storia del film: troppo semplice, troppo lineare, troppo prevedibile. E così, se lo spettatore si aspetta di rimanere in suspense per una trama che non si decide a decollare, alla fine del film si rende conto che a tenerlo in apprensione sono stati tanti altri elementi, come i movimenti di macchina, le scene di azione e il fatto di non sapere assolutamente se alla fine vincerà il cacciatore o la preda. Certo è che la città descritta e mostrata da Hughes non può indignare e non può sconvolgere più di tanto lo spettatore perché è lo specchio fedele della nostra società dove corrotti e corruttori si scambiano i ruoli e si cambiano di posto a velocità siderale.

Hughes non è ancora Clint Eastwood o Spike Lee, ma la prova di Broken City è buona e merita di essere vista.

Venerdì, 08 Febbraio 2013 19:17

L'incantesimo Sigur Rós arriva a Milano

Non ci sono storie. I Sigur Rós sono uno dei gruppi artefici della migliore musica ambient di sempre e noi di Nerospinto siamo tutti eccitati per il loro grande ritorno in Italia. I loro album sono un amalgama  affascinante frutto di una speculazione musicale attraverso molteplici  generi, tra il post rock,il dream pop e l’ambient, che fanno del risultato finale un sound sui generis che ha reso la loro musica unica . Non importa che non capiate una parola del celebre falsetto trascendentale di Jonsi Birgisson, sará perché non parliate islandese, sará perché non siete esperti di Hopelandic, un linguaggio inventato dalla band per meglio adattare la linea vocale a quella melodica , quello che conta è che nessuna barriera linguistica è mai stata in grado di ostacolare il totale coinvolgimento del pubblico di fronte ai loro paesaggi sonori atmosferici, profondamente emozionali, quasi onirici.

Valtari/rullo compressore del 2012, nonché follow-up di Með suð í eyrum við spilum endalaust del 2008 che li aveva visti cimentarsi in qualcosa di piú mainstream rispetto alla loro produzione precedente, è il sesto album della band che pone fine alla loro breve "pausa a tempo indeterminato". Se quello del 2008 poteva sembrare un prodotto piú commerciale, ne è prova lampante la traccia Gobbledigook , Valtari è sicuramente stato in grado di riportarli in una direzione opposta, quella che li ha resi celebri suscitando apprezzamenti da parte di famigerati colleghi del calibro di Björk che li aveva giá notati quando ancora erano poco conosciuti.  La sua gestazione è stata lunga: Valtari trova le sue radici in una collaborazione del 2003 con il Coro 16 del Barbican di Londra, e di fatto la registrazione è iniziata nel 2007, quando i Sigur Rós decidono di portare avanti l'idea di un album interamente corale. Ma altri progetti, e la mancanza di un obiettivo chiaro, ha impedito loro di compiere progressi significativi per un po ', è stato solo a due anni fa che risale la messa a punto del disco con i vari esperimenti che avevano condotto nel corso degli ultimi quattro anni e che hanno portato alla sua realizzazione. Il risultato finale è stato quello di otto canzoni per un totale di quasi un'ora, probabilmente il loro disco più ‘tranquillo’ e di conseguenza la loro uscita più sconcertante. Eppure, in un certo senso, questo è uno dei loro dischi più belli di una carriera che non è mai risultata a corto di eleganza. Gran parte dell'album suona come se fosse costituito da ciò che, negli anni precedenti, è stato qualificato come una lunga introduzione fluttuante alle canzoni. Pezzi che si sviluppano in un crescendo musicale che inizia il suo percorso molto lentamente per poi raggiungere il culmine nel falsetto tipico di  Jónsi, dai caldi suoni elettronici, a quelli irruenti della chitarra quasi percossa con l’archetto del violoncello che creano dissonanze ai limite della sperimentazione. Un album per lo piú strumentale dalle ambientazioni magiche che vuole mettere alla prova sia l’ascoltatore che le stesse capacitá indiscutibili e lungimiranti della band.

Risale a pochi giorni fa la notizia, direttamente da uno studio di registrazione di Los Angeles, che annuncia l’arrivo di # SR7 quello che dovrebbe essere il loro settimo album che vedrá la luce entro il 2013. Finora è stato chiamato come # SR7 , ma non è chiaro se il titolo sia stato utilizzato dalla band in attesa di quello ufficiale. Per ora possiamo cercare di ricostruirne il mood, anche se solo per poco,  con il teaser qui di seguito legato all’uscita di questa creazione e che allo stesso tempo promuove il tour e sembra possa essere un frammento di una versione in studio di 'Brennisteinn', pezzo che ha debuttato lo scorso anno in un concerto nella loro nativa Islanda.

http://www.youtube.com/watch?v=98iDL-lPtQo&feature=player_embedded#

I Sigur Ros approderanno a Milano il prossimo 19 febbraio portando con loro l’inconfondibile eterea alchimia delle loro melodie che prendono per mano l’ascoltatore accompagnandolo in un viaggio intriso di nostalgia e mai di tristezza, in quello che non mancherà di dimostrarsi uno show indimenticabile ad alto contenuto emozionale che ci trascinerà in una scaletta da lasciarci senza fiato.  (Popplagið,Ný Batterí,Hafsól,Olsen Olsen,Svefn-g-englar,Sæglópur,Hoppípolla,Með Blóðnasir,Njósnavélin,Glósóli,Vaka,Viðrar Vel Til Loftárása,Gong,Samskeyti,E bow,Heysátan,Takk…,Andvari,Svo Hljótt ) Impossibile non esserci!

 

Martedì 19 Febbraio 2013 Assago (MI) - MEDIOLANUM FORUM

Via Giuseppe di Vittorio, 6

Apertura porte Ore: 19.00 - Inizio Concerti Ore: 21.00

prezzi dei biglietti: parterre in piedi: 32 euro + diritti di prevendita

tribuna non numerata: 32 euro + diritti di prevendita

Biglietti in vendita su www.ticketone.it, www.vivaticket.it, www.ticket.it, www.geticket.it, www.bookingshow.it

Riapre a Milano Identità Golose, la nona edizione del Congresso Internazionale di Cucina d'Autore.  Un evento irrinunciabile che, da domenica 10 al 12 febbraio presso il Mi.Co Milano Congressi di via Gattamelata, presenterà come tema  Il valore rivoluzionario del rispetto.  Nel corso dei tre giorni si parlerà del rispetto per tutti gli attori e i soggetti che compongono la cultura dell’alimentazione sia a livello locale che globale, compresi i clienti e i ristoratori stessi.

Sul palco grandi professionisti del settore, stranieri e italiani. Esperti di cucina e pasticceria, maestri e artigiani del gusto, creatori di capolavori in grado di unire il sapore della tradizione alla magia della creatività, saranno pronti a cucinare e svelare al pubblico i segreti della cucina e della tavola.

Novità di quest’anno la partecipazione di Host, il Salone Internazionale dell'Ospitalità, che all’interno del Mi.Co terrà una serie di incontri e attività sul rispetto e sulla cucina creativa eco-sostenibile.

Come lo scorso anno,  si accompagneranno all’evento iniziative collaterali come il Milano Food&Wine Festival, dal 9 all'11 febbraio, percorso  enologico d’eccellenza, e  Ristoranti Fuori Congresso.

 

Identità Golose Milano, The International Chef Congress

Mi.Co Via Giovanni Gattamelata, 5 (Zona Fiera)  20145 Milano (MI)

Dal 10/02/2013 al 12/02/2013

Dalle ore 10.00 alle ore 19.00

 

Per info e prezzi:

www.identitagolose.it

Possibilità di iscriversi online o compilando e consegnando l'apposito modulo.

Avere l’opportunità di visitare un grande museo seduti comodamente sul divano, magari sorseggiando una bibita fresca, piacerebbe a tutti, anche a chi di arte non capisce molto o non è molto interessato. Questa è una delle possibilità che la rete offre grazie alla Galleria dell’arte perduta, ed è il caso di prenderla al volo visto che si tratta di un esperimento temporaneo.

La Galleria dell'arte perduta (Gallery of Lost Art) è una mostra on line temporanea che racconta le storie di opere d'arte che sono scomparse, sono andate distrutte, rubate, rifiutate dai committenti, respinte dai musei, cancellate, che sono state realizzate con materiali degradabili e quindi effimere: alcuni dei più importanti esempi di arte degli ultimi 100 anni non hanno avuto una lunga vita, ora è possibile ammirarli, conoscerli e studiarli sul web.

Questa galleria virtuale, visibile per un anno sul sito galleryoflostart.com, esplora alcune delle straordinarie e inconsuete circostanze che si nascondono dietro la scomparsa dei maggiori capolavori. Archivi di immagini, film, interviste, blog e saggi sono a disposizione del visitatore per esaminare e capire le opere di oltre 40  artisti del XX secolo.

Il sito è stato realizzato in formato digitale dagli studio ISO e prodotto dalla Tate Gallery in  collaborazione con Channel 4 e con il supporto dell'AHRC, The Arts and Humanities Research Council. La curatrice Jennifer Mundy afferma che la storia dell'arte tende ad essere la storia di ciò che è sopravvissuto; solitamente musei raccontano storie partendo dagli oggetti delle loro collezioni, ma questa esibizione si focalizza sul significato delle opere, sul loro valore per la storia dell'arte mondiale.

Sono dieci le sezioni in cui è diviso il museo virtuale: arte attaccata, distrutta, scaricata, effimera, cancellata, perduta, respinta, rubata, fugace, non realizzata. Per ognuna sono stati selezionati degli autori la cui opera viene sezionata, commentata, analizzata e studiata; viene data la possibilità di capire il motivo che ha spinto l’autore a muoversi su un terreno tanto fragile, a spingersi a indagare in un campo tanto difficile da capire. L’arte contemporanea ha questa componente che non tutti capiscono: è arte concettuale. Può essere povera, semplice, ma nasce sempre da un’esigenza di raccontare, spiegare, esemplificare un qualche messaggio o tema che  all'autore sta a cuore. Tra gli artisti presi in considerazione ci sono alcuni dei più importanti nomi dell’arte mondiale: Bacon, Braque, Christo e Jeanne-Cloude, Otto Dix, Frida Kahlo, Mirò, Henry Moore, Schiele, e molti altri.

Si tratta di un modo nuovo e sorprendente per conoscere l’arte e la sua storia, per comprendere meglio le motivazioni che hanno mosso gli artisti nel loro lavoro, per capire il perché di certe scelte stilistiche, formali, di contenuti e di materiali. Le schede tecniche, le descrizioni accurate, la narrazione della storia delle opere ci permette di conoscere a fondo alcuni degli aspetti dell’arte perduta, di quelle opere che non possiamo vedere nei musei ma che hanno fatto comunque la storia della storia dell’arte.

 

A noi di Nerospinto la Galleria dell’arte perduta piace perché è un progetto originale, stimolante e decisamente moderno. È un’idea nuova che speriamo possa essere presa in considerazione anche da altri musei nel mondo, magari per mostrare tutte quelle opere che continuano a giacere nella polvere di bui magazzini e non vengono esposte alla visione del grande pubblico.

 

 

Giovedì, 07 Febbraio 2013 16:28

Il primo lake Como film festival

Festival del Cinema. Venezia? Roma ? Cannes? No, Como con la sua prima edizione del Lake Como Film Festival. Il lago di Como per bellezza e storia è stato set di importanti pellicole cinematografiche internazionali come Casinò Royal, Una vita difficile, Guerre stellari, Ocean’s Twelve e tantissimi altri capolavori. Registi del calibro di Woody Allen, Sergio Leone, Alfred Hitchcok, Luchino Visconti hanno scelto la cornice comasca per scene di alcuni loro film.

Le ville e le dimore storiche del Lario (da Villa Pliniana a Villa del Balbianello, da Villa Serbelloni a Villa Olmo e non solo) sono state anche per numerosi spot pubblicitari di noti brand del mondo della moda, un nome su tutti Hermes.

Il lago di Como sale così alla ribalta con la prima edizione del Lake Como Film Festival, un Festival dedicato al Cinema di paesaggio con proiezioni di pellicole classiche, anteprime e mostre che si svolgerà a luglio 2013. Ideato ed organizzato dall'Associazione culturale “Lago di Como Film Festival”, l’evento proporrà un vasto ed interessante programma con pellicole di alto livello in location da sogno. Filo conduttore e tema del Festival è “Cinema e Paesaggio”: preponderante la sezione “Panoramiche Film”, che si svolgerà dal 15 al 25 luglio a Villa Olmo con 7 serate di proiezioni all’aperto.

Gli spettacoli saranno preceduti e seguiti da incontri e aperitivi con registi, attori, sceneggiatori. Unita a Villa Olmo, attraverso “Il Kilometro della Conoscenza”, la bellissima Villa del Grumello che ospiterà la sezione ‘Panoramiche Doc”, proiezioni pomeridiane di 7 documentari focalizzati sul tema del paesaggio. Dal 1° al 14 luglio vi sarà un’anticipazione della rassegna, dal titolo “I giardini del cinema” con un itinerario che si snoda tra i luoghi del Lago di Como.

L’idea di valorizzare il cinema a Como con la creazione del Lake Como Film Festival, è nata nel 2012 con la pubblicazione della guida “Le stelle del Lago di Como”, edita dalla Camera di Commercio di Como. La guida presenta una quindicina di film girati in splendide location del Lago e ha come obbiettivo la valorizzazione del cineturismo lariano.

Avere l’opportunità di visitare un grande museo seduti comodamente sul divano, magari sorseggiando una bibita fresca, piacerebbe a tutti, anche a chi di arte non capisce molto o non è molto interessato. Questa è una delle possibilità che la rete offre grazie alla Galleria dell’arte perduta, ed è il caso di prenderla al volo visto che si tratta di un esperimento temporaneo.

 

La Galleria dell'arte perduta è una mostra on line temporanea che racconta le storie di opere d'arte che sono scomparse, sono andate distrutte, rubate, rifiutate dai committenti, respinte dai musei, cancellate, che sono state realizzate con materiali degradabili e quindi effimere: alcuni dei più importanti esempi di arte degli ultimi 100 anni non hanno avuto una lunga vita, ora è possibile ammirarli, conoscerli e studiarli sul web.

Questa galleria virtuale, visibile per un anno sul sito galleryflostart.com, esplora alcune delle straordinarie e inconsuete circostanze che si nascondono dietro la scomparsa dei maggiori capolavori. Archivi di immagini, film, interviste, blog e saggi sono a disposizione del visitatore per esaminare e capire le opere di oltre 40  artisti del XX secolo.

Il sito è stato realizzato in formato digitale dagli studio ISO e prodotto dalla Tate Gallery in  collaborazione con Channel 4 e con il supporto dell'AHRC, The Arts and Humanities Research Council. La curatrice Jennifer Mundy afferma che la storia dell'arte tende ad essere la storia di ciò che è sopravvissuto; solitamente musei raccontano storie partendo dagli oggetti delle loro collezioni, ma questa esibizione si focalizza sul significato delle opere, sul loro valore per la storia dell'arte mondiale.

 

Sono dieci le sezioni in cui è diviso il museo virtuale: arte attaccata, distrutta, scaricata, effimera, cancellata, perduta, respinta, rubata, fugace, non realizzata.

Per ogni sezione sono stati selezionati degli autori la cui opera viene sezionata, commentata, analizzata e studiata. Viene data la possibilità di capire il motivo che ha spinto l’autore a muoversi su un terreno tanto fragile, a spingersi a indagare in un campo tanto difficile da capire. L’arte contemporanea ha questa componente che non tutti capiscono: è arte concettuale. Può essere povera, semplice, ma nasce sempre da un’esigenza di raccontare, spiegare, esemplificare un qualche messaggio o tema che all’autore sta a cuore.

Tra gli artisti presi in considerazione ci sono alcuni dei più importanti nomi dell’arte mondiale: Bacon, Braque, Christo e Jeanne-Cloude, Otto Dix, Frida Kahlo, Mirò, Henry Moore, Schiele, e molti altri.

Si tratta di un modo nuovo e sorprendente per conoscere l’arte e la sua storia, per comprendere meglio le motivazioni che hanno mosso gli artisti nel loro lavoro, per capire il perché di certe scelte stilistiche, formali, di contenuti e di materiali. Le schede tecniche, le descrizioni accurate, la narrazione della storia delle opere ci permette di conoscere a fondo alcuni degli aspetti dell’arte perduta, di quelle opere che non possiamo vedere nei musei ma che hanno fatto comunque la storia della storia dell’arte.

 

A noi di Nerospinto la Galleria dell’arte perduta piace perché è un progetto originale, stimolante e decisamente moderno. È un’idea nuova che speriamo possa essere presa in considerazione anche da altri musei nel mondo, magari per mostrare tutte quelle opere che continuano a giacere nella polvere di bui magazzini e non vengono esposte alla visione del grande pubblico.

 

 

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