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Matteo Fato vince il 4° premio cramum

E’ l’ultimo giorno utile per visitare La Sala Affreschi di Palazzo Isimbardi che ospita la mostra internazionale “A chi parla l’arte contemporanea?” Matteo Fato ha vinto la 4′ edizione del premio cramum con la sua opera Cose Naturali.

L’artista, nato nel 1979 a Pescara, dove vive e lavora, è diplomato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, dove è docente dal 2003. L’inaugurazione della mostra, che si è tenuta il 10 di maggio, si è aperta con una sorpresa per i 10 finalisti: l’annuncio che il vincitore, chiunque esso fosse, avrebbe preso parte alla mostra internazionale OLTRE ROMA che si terrà a Palazzo Falconieri di Roma a novembre, curata da Sabino Maria Frassà. Tra gli artisti in mostra a Roma ci saranno nomi di richiamo come Alberto di Fabio, HH Lim, Franco Mazzucchelli e Magdalena Abakanowicz. Matteo Fato comincia così da subito il percorso di affiancamento e crescita professionale che si concluderà tra due anni con una mostra site-specific personale allo Studio Museo Francesco Messina di Milano. Prima di Matteo Fato, Daniele Salvalai, Paolo Peroni e Francesca Piovesan hanno vinto il premio cramum.

Il Premio cramum, diretto anche questa edizione da Sabino Maria Frassà, è promosso dalla Fondazione Giorgio Pardi e dall’Associazione cramum ed ha come scopo di sostenere i migliori giovani artisti in Italia e colmare il grave gap generazionale che affligge sempre più l’Italia. I 10 finalisti presenti a Palazzo Isimbardi fino al 20 maggio sono al fianco di 10 “maestri” dell’arte contemporanea come Ulla von Brandenburg, Szilárd Cseke, Emilio Isgrò, Andi Kacziba, Lin Ylin, Urs Luthi, Luigi Presicce, Laura de Santillana, Paolo Peroni, Francesca Piovesan.

La Giuria del premio ha analizzato le opere dei 10 finalisti: Gianluca Brando, Gianni Colangelo, Max Coppeta, Flora Deborah, Donatella De Rosa, Isabella Fabbri, Matteo Fato, Fabrizio Milani, Giuliana Storino, Kwangwoo Han. Vince Matteo Fato con la sua opera Cose naturali, che affronta l’analisi di un “oggetto” che si fa parola. L’oggetto viene scomposto e ricomposto attraverso la sua osservazione per mezzo di vari linguaggi. La pittura è lo spazio che rende reale la “voce” dell’immagine. E’ un tentativo di mettere in scena un allestimento per la pittura. Una natura morta del linguaggio, una cosa naturale della parola.

Sabino Maria Frassà, direttore del 4° Premio cramum e curatore della mostra:

“E’ sempre un’emozione conoscere l’esito della votazione! E’ imprevedibile l’esito finale frutto della scelta di 22 persone che votano in modo autonomo e segreto. Sono sicuro che anche Matteo Fato saprà bissare il successo di Daniele Salvalai, Paolo Peroni e Francesca Piovesan che hanno vinto il premio cramum. Cominceremo da subito a lavorare alla grande mostra di Roma e al progetto 2018 al Museo Francesco Messina, perché i grandi risultati anche nell’arte non sono frutto dell’improvvisazione, ma di lavoro di squadra, studio e dedizione”.

La Giuria era composta dai 10 artisti fuori concorso e da noti esponenti del mondo dell’arte: Leonardo Capano (IULM), Nushin Elahi (giornalista e curatrice dal Sud Africa), Julia Fabényi (direttrice Ludwig Múzeum di Budapest), Ingrid Gentile (curatrice indipendente),Rosa Ghezzi (giornalista), Katie Hill (Università di Oxford) Angela Madesani (IED e Brera), Michela Moro (Rai 5), Adriana Polveroni (giornalista), Iolanda Ratti (Museo del Novecento), Maria Fratelli (Studio Museo Francesco Messina), Renato Rizzo (giornalista), Alba Solaro (giornalista), Nicla Vassallo (Filosofa, Università di Genova), Sabino Maria Frassà (direttore e curatore del Premio) e Alberto Puricelli (socio fondatore Cramum). Partner di questa edizione sono stati: Città Metropolitana di Milano, Comune di Milano, Ludwig Muzeum di Budapest, Edicola Italiana, Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, Studio Museo Francesco Messina e Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.

IL PREMIO CRAMUM Cramum è una parola latina che significa “crema”, “la parte migliore del latte”. Il Premio cramum è stato ideato nel 2012 da Andi Kacziba e Sabino Maria Frassà proprio per sostenere i migliori giovani in Italia a prescindere dalla provenienza. Piaga dell’Italia è non solo la fuga di cervelli all’estero, ma anche la difficoltà di attrarre nuovi saperi (cervelli) dall’estero. La Fondazione Giorgio Pardi e l’Associazione cramum hanno da subito appoggiato il progetto, comprendendone la rilevanza e apprezzando anche il secondo obiettivo, colmare il gap generazionale. Il premio è stato pensato dall’inizio per mettere in relazione diverse generazioni di artisti. Gli artisti internazionali fuori concorso sono anche membri della Giuria che valuta i 10 giovani finalisti del Premio cramum. I giovani finalisti sono messi in relazione anche con noti curatori, giornalisti e direttori di Musei, che compongono la Giuria di ogni edizione del premio. Vincitori delle scorse edizioni sono stati: Daniele Salvalai, Paolo Peroni e Francesca Piovesan.

INTERVISTA A MATTEO FATO

CZ: Com’è nata la tua passione per la pittura? In concomitanza con l’inizio dei tuoi studi o precedentemente?

MF: Da che ricordo ho sempre disegnato, come linguaggio che mi permetteva di “parlare” in un certo senso; senza mi sentivo muto. La pittura poi è arrivata quando mi sono iscritto in Accademia a Urbino (dove ho la fortuna di essere tornato come docente); dal primo giorno in Accademia ho capito di aver trovato una nuova parola che mi permetteva di cominciare a parlare di ciò che ancora non conoscevo. Per quanto mi riguarda però non la definirei una “passione”, ma una scelta inevitabile.

CZ: So che dal 2003 sei docente di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Immagino che questa occupazione porti via un sacco di tempo. Riesci a conciliare la tua professione con il tuo essere artista?

MF: L’’attività di docente a Urbino, ripeto penso sia una grande fortuna, perché mi permette di dialogare di ciò in cui credo con persone che credono nella stessa “vita” e si trovano in un luogo perché vogliono esserci e, per la maggior parte dei casi appunto, non hanno scelta, possono essere solo lì. Inoltre l’Accademia di Urbino penso rappresenti una perla nel panorama delle Accademie Italiane per le professionalità che vi si possono trovare e come bellissimo luogo di dialogo culturale; per me ha rappresentato un momento fondamentale in cui si sono venute a creare le basi della mia ricerca. Di sicuro è un’attività impegnativa, non tanto per il tempo che richiede, ma per l’importanza delle questioni che vengono affrontate. Credo poi che per essere un buon docente in un Accademia di Belle Arti bisogna prima di tutto essere un professionista del proprio linguaggio che lavora attivamente; solo così può esserci un vero dialogo. Tutto il tempo in Accademia in realtà, in questo senso, è solo un piacere ed una fortuna poterlo vivere.

CZ: Mi sarebbe piaciuto veramente vedere la tua opera Cose naturali con cui ti sei aggiudicato la vittoria del premio cramum. Questo perché mi pare molto suggestiva e credo che dal vivo lo sia ancora di più. L’opera ritrae un orecchio in ascolto. C’è qualche messaggio subliminale in questa rappresentazione?

MF: L’opera Senza titolo (Cose Naturali), affronta l’analisi di un “oggetto” che si fa parola; l’oggetto viene scomposto e ricomposto attraverso la sua osservazione per mezzo di vari linguaggi. La pittura è lo spazio che rende reale la “voce” dell’immagine. Quello che cerco di rappresentare è un tentativo di mettere in scena un allestimento per la pittura. Una natura morta del linguaggio, una -cosa naturale- della parola.

CZ: Vuoi parlarci della sua genesi?

MF: La mia ricerca si è da sempre concentra sull’analisi di un’intesa tra immagine e parola, sul momento appena prima che il segno diventi linguaggio riconoscibile. Un “bilico” rappresentativo in cui il linguaggio viene addomesticato e disciplinato affinché possa trovare posa sul limite della realtà. Lo studio di L. Wittgenstein iniziato alcuni anni fa mi ha aiutato a rileggere le “parole” scritte durante il mio percorso che avevo lasciato tra parentesi ed a rivalutarle: per trovare una nuova dimensione “rallentata” nell’osservazione delle “cose” e dello spazio.

CZ: L’inaugurazione di questa edizione del premio cramum si è aperta con una sorpresa per i 10 finalisti: l’annuncio che il vincitore avrebbe preso parte alla mostra internazionale OLTRE ROMA che si terrà a Palazzo Falconieri di Roma a novembre, curata da Sabino Maria Frassà. Tra gli artisti in mostra ci saranno nomi di richiamo come Alberto di Fabio, HH Lim, Franco Mazzucchelli e Magdalena Abakanowicz. Cominci così da subito il percorso di affiancamento e crescita professionale che si concluderà tra due anni con una mostra site-specific personale allo Studio Museo Francesco Messina di Milano. Come ti senti al riguardo? Hai già qualche idea sui lavori che andrai a esporre?

MF: Sono stato molto sorpreso e contento di aver avuto la fortuna di partecipare e poi addirittura vincere il premio cramum; soprattutto penso che sia molto importante l’idea di identificare un premio per l’Arte Contemporanea come inizio di in percorso di ricerca che porterà poi a dei progetti espositivi così importanti come la mostra di Roma e la personale nello Studio Museo Francesco Messina. Stiamo ancora ragionando sulle opere che presenteremo, ma già da ora il “premio” più importante per me è proprio l’inizio di questo percorso di dialogo con il curatore del premio Sabino Maria Frassà. Inoltre sono ansioso di potermi confrontare con il Museo Messina, anche se come spazio è sicuramente non facile da affrontare, per tutta la storia che contiene, ma personalmente sono molto attratto dal lavorare con spazi non convenzionali che presuppongono un dover “s-piegare” la propria ricerca al luogo che la ospita. Questo apre sempre nuove strade inaspettate, e penso sia la cosa più importante. CZ: Se ne avessi la possibilità, cosa vorresti dire ai fruitori delle tue opere? MF: Di osservare e ascoltare.

CZ: Hai altri progetti per il futuro?

MF: Il progetto più importante è quello di poter continuare a lavorare; riuscire a farlo è il premio più grande.

Chiara Zanetti

Redazione Nerospinto

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