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I palchi e i club delle maggiori città di Italia, Europa e America accoglieranno presto le esibizioni di Francesco De Gregori, il cantautore che da più di 50 incanta il suo pubblico.

Pubblicato in Onstage
Lunedì, 13 Luglio 2015 14:58

Jennifer Lawrence è il nuovo volto Dior

Aspettando l’uscita dell’ultimo capitolo della saga Hunger Games, la protagonista Jennifer Lawrence regala ai suoi fans una novità da prima pagina.

L’attrice, già vincitrice di un Oscar per "Un Gelido Inverno" nel 2011, sarà infatti il nuovo volto di Lady Dior, la linea di borse della nota casa di moda francese. Proprio come il suo alter ego Katniss Everdeen dei romanzi di Susan Collins, la Lawrence diventa testimonial di una campagna dedicata al grande pubblico, anche se in questo caso lo scopo non sarà quello di sconfiggere una dittatura, ma quello di essere la portavoce di migliaia di donne.

L’analogia è se non altro curiosa, soprattutto per i fan della saga che hanno già iniziato a guardare in rete i teaser del film, che uscirà nelle sale cinematografiche solo il prossimo novembre. Una bellezza acqua e sapone, dal trucco leggero ed elegante, che negli scatti di Dior sembra essere ancora più eterea.

La giovane attrice statunitense, si sa, ama vestire i panni dell’eroina, come dimostra il ruolo di Mystica, all’interno della saga X-Men che la portò alla fama internazionale. Questa volta però non ci saranno armature, né archi con frecce da scoccare, né tantomeno superpoteri, ma dovrà convincere e stupire tutti quanti con il suo unico asso nella manica: la sua semplicità.

Visti i precedenti volti della casa francese, la scelta di passare il testimone a questa “donna d’azione” ha lasciato perplessi molti amanti della storica eleganza di Marion Cotillard o della sofisticata raffinatezza di Mila Kunis. Eppure, come tutti noi abbiamo imparato a osservare, le sfide non spaventano di certo Jennifer Lawrence, che proprio come le sue protagoniste sul grande schermo, che abbiano o no i super poteri, riesce sempre a convincere con ogni sua interpretazione.

La grintosa Katniss Everdeen, la più misteriosa Mystica, la dolcissima Tyffany Maxwell, de “Il Lato Positivo” al fianco di Bradley Cooper, sono soltanto degli esempi di quello che una giovane donna come lei può raggiungere. Perché recitare non vuol dire fingere; recitare, come qualsiasi arte che si rispetti, è regalare un pezzetto della propria anima al pubblico, cambiare se stessi anche solo per un personaggio. Gli attori non interpretano qualcun altro, gli attori diventano qualcun altro.

Per questo quando vediamo il volto di Jennifer Lawrence firmato Dior, vedremo attraverso i suoi occhi ogni singola sfaccettatura di ogni sua singola interpretazione. Il suo carattere combattivo fuoriuscirà dallo sguardo etereo di quel cartellone pubblicitario, perchè un volto non è e non dev’essere soltanto un viso anonimo, come direbbe lo stesso Chrstian Dior: “il segreto della bellezza consiste nell’essere interessante, nessun tipo di bellezza può essere attraente senza essere interessante”.

Adele Di Giovanni

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Pubblicato in Cultura
Mercoledì, 27 Febbraio 2013 17:24

La Notte degli Oscar 2013

Anche per questo 2013 è arrivata la Notte degli Oscar, la serata più glamour piena di star e starlette dell’anno, celebrata rigorosamente in quella magnificenza che è il Golden Theatre di Los Angeles, che è a sua volta la città con il maggior numero di gente famosa.

Tutto come da copione: abiti griffatissimi, donne bellissime e attori da mozzare il fiato.

I premi assegnati, però, sono una vera tristezza!

Andando per ordine, la migliore regia è stata vinta dal regista orientale Ang Lee per Vita di Pi, dico ma scherziamo? L’intero film si basa sulla bravura e l’ingegno di tecnici di tecnologia digitale, su effetti speciali fatti con i più avanzati programmi di elaborazione grafica e con pratiche di animazione che nulla hanno a che vedere con la regia intesa come scelta di movimenti di macchina, di inquadrature e di scrittura filmica; in questo caso, un esempio è Quarto Potere di Orson Welles o, per parlare di casa nostra, Sciuscià e Ladri di biciclette di De Sica.

Eppure, Vita di Pi, a ridosso tra scene reali e scene al computer, era candidata a ben undici statuette. Storia emozionante e originale, dicono alcuni. Forse, ma non si può premiare la regia, o meglio, non si può consegnare una statuetta d’oro a Ang Lee per la sua preziosa regia.

Resto d’accordo, ovviamente, alle candidature per gli effetti speciali e per la fotografia, premio quest’ultimo vinto dall’italiano Claudio Miranda, che se lo è meritato.

Proseguendo, il premio più ambito per il miglior film è andato a Argo, con una bella regia di un ispirato e redivivo Ben Affleck. Il film in effetti è bello, soprattutto è realizzato bene in quelli che restano i passaggi fondamentali, ovvero le ricostruzioni storiche degli eventi narrati.

Ed è qui che la mia perplessità sull’Oscar si fa avanti: vincere come miglior film non significa, infatti, pensare solo alla realizzazione della pellicola perfetta, ma presuppone che la stessa scaturisca da una sceneggiatura originale; invece Argo ha una sceneggiatura che si basa su un rifacimento precedente.

A Hollywood, però, quando nella stanza dei bottoni si decide chi deve vincere e chi deve perdere, di solito, non si guarda in faccia a nessuno. Ne sa qualcosa il povero Clooney surclassato lo scorso anno da un attore francese semisconosciuto! Così è stato anche per questo 2013, Argo vince come migliore film e viene premiato anche come migliore sceneggiatura non originale. Quando si dice essere scaltri! Oscar indovinati e indiscussi restano quelli al miglior attore protagonista, vinto da un superbo Daniel Day-Lewis nei panni di Lincoln e dalla migliore attrice protagonista, Jennifer Lawrence che nella pellicola Il lato positivo ha fatto vedere come si recita a una sopravvalutata Anne Hathaway smunta e afflitta nel musical Les Miserables, la quale, sempre perché siamo a Hollywood, ha preso il premio di consolazione, sempre d’oro, come migliore attrice non protagonista. Infine, due altri Oscar tutti meritati per due grandi professionisti del cinematografo, il primo andato al geniale Quentin Tarantino per la migliore sceneggiatura originale del film Django Unchained; la pellicola è un omaggio agli spaghetti western italiani ma rivisti e corretti dal regista americano in chiave splatter con l’alternarsi della realtà del vissuto e la finzione del fumetto e con uno sguardo all’apartheid attraverso la scelta del protagonista di colore che si affranca dai padroni bianchi. La seconda statuetta d’oro se la è conquistata la costumista Jacqueline Durran per i meravigliosi abiti del film Anna Karenina, la stylist inglese che aveva già vestito con successo Keira Kingthtley nel film Espiazione e Orgoglio e pregiudizio. Il costume creato dalla Durran per Anna Karenina è stato votato come il miglior costume della storia del cinema.

 

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