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Il 26 maggio e il 9 giugno due appuntamenti imperdibili rispettivamente con gelato e con le granite all you can eat a 5 euro, da Tasta- Sicilia al naturale.

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La gelateria Tasta porta i sapori e i profumi della Sicilia direttamente nel centro di Milano, grazie allo chef glacier Peppe Flamingo.

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Passando per Milano: la storica gelateria ragusana ha portato anche qui il gusto per i sapori genuini lavorati con passione e creatività.

Quando si parla di Gae Aulenti è immediato il collegamento con Milano, l’architettura, il design, la razionalità tipica di chi fa del proprio lavoro la propria vita. Ambrosiana di adozione, Gae Aulenti, studia alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, luogo dove entra in contatto con alcune personalità determinanti per la sua carriera, uno su tutti Ernesto Nathan Rogers, anch’egli architetto, che lei stessa definisce il suo mentore, o meglio, suo “padre” accademicamente e professionalmente parlando. La sua ricerca stilistica si spinge oltre il razionalismo tipico del dopoguerra per aspirare al neo liberty: insieme ad altri architetti e designer in quegli anni realizza attraverso un utilizzo figurato delle forme, sia gli allestimenti per la XIII Triennale di Milano del ’64, sia svariati arredamenti durante gli anni Settanta. In un ambiente fortemente maschilista, Gae Aulenti emerge per le sue indiscusse abilità, per la sua innata capacità di giungere a soluzioni funzionali ed esteticamente apprezzabili. É una donna “Severa, e rigorosa, maschile nei tratti, i capelli tagliati come quelli dell’Auriga di Delfi. La “ magicienne des formes”, come la chiamano in Francia, miscelatrice di simmetrie e asimmetrie. La “pendolare del bello”, secondo un’altra etichetta, l’architetto della ragione, è una donna insieme aspra e cordiale, di semplicità francescana se non claustrale. Se le chiedi qual è il suo odore preferito, quello più inebriante, non ha esitazioni: l’odore del cemento. Il suo punto d’arrivo è la semplicità (“uno dei traguardi più difficili”). Dal particolare al generale, dal cucchiaio alla città era il motto del suo maestro Ernesto Nathan Rogers”, come riporta Laura Laurenzi, giornalista negli anni dell’ascesa dell’architetto. Pioniera in Italia e all’estero, collaborò con Renzo Piano ed altre figure di spicco come Joe Colombo, Marco Zanuso, Gaetano Pesce: realizza diversi pezzi di design per studi milanesi ed entra in contatto con Achille Castiglioni e Pierluigi Cerri. Negli anni centrali della sua carriera si delinea la vera personalità di Gae Aulenti, un architetto che non può prescindere dallo studio dell’arte, della letteratura, del teatro (collabora anche con Luca Ronconi), materie della quali “non può non interessarsi”. La sua ricerca si fonda sulla commistione di ragione ed estro, una fusione profonda tra reale e immaginario, osservazione del concreto e viaggio onirico. Gae Aulenti muore a 84 anni, dopo aver ricevuto diversi riconoscimenti a livello italiano ed internazionale. Rimane un simbolo di genialità ed emancipazione, noi di Neropsinto non possiamo che amarla.

Per riassumere il suo pensiero ecco una delle sue citazioni più sentite, il suo modo di vedere la sua professione, grande amore e passione della sua intera esistenza:

«L’architettura nella quale mi piacerebbe riconoscermi deriva da tre capacità fondamentali di ordine estetico e non morale. La prima capacità è quella analitica nel senso che dobbiamo saper riconoscere la continuità delle tracce urbane e geografiche sia concettuali che fisiche, come essenze specifiche dell’architettura […]. La seconda capacità è quella sintetica cioè quella di saper operare le sintesi necessarie a rendere prioritari ed evidenti i principi dell’architettura, in grado di contenere qualsiasi variazione e cercando di allontanare così dal progetto quel tanto di arbitrario che esso naturalmente possiede. La terza capacità è quella profetica, propria degli artisti, dei poeti, degli inventori. Se la tradizione di una cultura non è qualche cosa che si eredita passivamente, ma qualche cosa che si costruisce ogni giorno, questa terza capacità non può che essere una aspirazione. Una aspirazione a creare un effetto di continuità della cultura, a costruire le sue forme e le sue figure, con un contenuto personale e contemporaneo.»

L’utilizzo della plastica per creare complementi di arredo è stata una vera e propria rivoluzione: ha aperto le porte a una concezione più dinamica e innovativa dei materiali, ai materiali che si sottomettono al designer e non il contrario. Proprio per celebrare questa storia fatta di creatività e coraggio è stato scritto un libro “Kartell - The culture of Plastic”, che narra gli eventi che hanno portato la famosa azienda italiana a diventare una vera e propria auctoritas nel campo del design, vera pioniera dell’arredamento in plastica e dell’interior fitting. Fondata nel 1949 da Giulio Castelli, Kartell nata con l’intento di incarnare l’intuizione materica di Fontana, lo spirito innovatore del Futurismo e la voglia di osare. Una storia che è partita da un ingegnere chimico Giulio Castelli e che, anno dopo anno, ha collegato come un filo rosso i nomi di alcuni tra i più grandi designer al mondo, da Joe Colombo a Philippe Starck, da Gae Aulenti a Ettore Sottsass e poi ancora Marco Zanuso, Ron Arad, Antonio Citterio e Vico Magistretti. "Volevo fare qualcosa di nuovo con i nuovi materiali che il mercato stava rendendo disponibili, cercando di generare attraverso i miei prodotti bellezza, innovazione e soprattutto sorpresa”, dice il fondatore. Un libro importante arricchito anche da due saggi introduttivi: “I love Kartell” di Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia, e “La cultura della plastica” di Silvana Annichiarico. Il libro è un viaggio nella storia del marchio condotto attraverso il contributo di storici, architetti, designer e responsabili di produzione di uno dei nomi che hanno reso l'Italia celebre nel mondo. Un must have da collezione e un esempio lampante del migliore sogno Made in Italy.

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