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Al mare, in montagna o in collina, per la notte di San Lorenzo tutti hanno lo stesso programma: ammirare le stelle cadenti.

Pubblicato in Nigthlife
Giovedì, 30 Luglio 2015 12:01

Nan Goldin in mostra a Torino

La Galleria Guido Costa Projects di Torino ospiterà fino al 31 ottobre 2015 un’incredibile retrospettiva dedicata al lavoro di Nan Goldin, una delle più grandi fotografe donne universalmente note.

L’identità di una persona è qualcosa di strettamente connesso alla sua vita personale, alle esperienze che hanno segnato la sua storia, ai drammi subiti e al modo che ognuno di noi trova di sopravvivere al mondo e Nan Golgin è una che di storie da raccontare ne ha parecchie.

Artista statunitense, fotografa contemporanea per la precisione, nasce nel 1953 e passa la sua adolescenza a Boston, dove si forma alla School of The Museum of Fine Arts. Fin da subito capisce che non esiste alcuna distinzione tra vita e arte, poiché l’una diventa necessaria per la completa realizzazione dell’altra.

La sua fotografia nasce quindi come un vero e proprio diario quotidiano in pubblico e questa tipologia di rappresentazione del mondo l’accompagnerà tutta la vita. Verso la fine degli anni ’70, al Mudd Club diNew York, la Goldin inizia a esporre le sue opere, accompagnate da una colonna sonora punk, Ballad of Sexual Dependency, e la sua arte inizia sempre più a definire i contorni di quella figura che diverrà poi una delle icone delle fotografia contemporanea.

Considerata una dei Five of Boston, il suo stile è paragonabile a quello di Terry Richardson o Wolfang Tillmans e riesce a far emergere il lato più nascosto e trasgressivo della città di New York. Sceglie di esporre se stessa tanto quanto i suoi amici come parte di un ricordo vivo e tangibile, come si evince nel celebre “Autoritratto un mese dopo essere stata picchiata”, che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.

Gli anni ’80, si sa, negli Stati Uniti sono stati un periodo scottante, sia per quanto riguarda le contestazioni giovanili, che segnarono a pieno la “generazione difficile” dell’artista, ma anche per la diffusione inarrestabile dell’AIDS che portò Nan Goldin a realizzare il profondo potere della fotografia, legato alla capacità di mostrare il cambiamento delle persone, ma anche al doloroso ricordo di tutti coloro che aveva perso. Tuttavia, questo non le impedisce di organizzare nel 1989 la prima grande mostra fotografica sull’AIDS del mondo.

La storia di una donna che ha saputo fare della sua vita una vera e propria arte, che ha vinto la scommessa con la discriminazione di genere, facendo volare il suo nome sulle vette più alte della fotografia mondiale.

La mostra di Torino raccoglie moltissime delle sue opere, partendo dai primi anni della sua vita artistica, fino ad arrivare alle foto scattate nel corso degli ultimi 30 anni. Molte immagini sono inedite e la scelta dei soggetti è strettamente legata al suo modo di vivere.

“Le sue immagini sono lo specchio di se stessa e del mondo in cui ha vissuto”, afferma la giornalista americana Lily Tillman, uno sguardo interiore che ha dato vita a un vero e proprio genere artistico, diventato un’icona per tutti gli amanti della fotografia, ma anche soltanto per chi abbia voglia di osservare il mondo con gli occhi di una persona diversa da sé.

nan goldin / nan goldin

2 luglio 2015 – 24 ottobre 2015 la galleria resterà chiusa dall’1 al 31 agosto

Guido Costa Projects – Via Mazzini 24, Torino

Orari di apertura: dal lunedì al sabato, dalle 15.00 alle 19.00

Per info: http://www.guidocostaprojects.com/

Adele Di Giovanni

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Pubblicato in Cultura
Lunedì, 23 Febbraio 2015 18:09

Alison Moyet al Fabrique di Milano

Si sa quanto il fascino degli anni 80 sia vivo e vegeto ancora oggi, 35 anni dopo. Un'epoca sempre seducente, probabilmente a causa delle numerosissime novità che si sono susseguite in ambito culturale: dall'arte alla moda, dalla società alla musica. È sicuramente quest'ultima, la musica, ad incarnare l'aspetto che persino nel 2015 risulta maggiormente influenzato dagli 80s e il suo avvento della dance-elettronica, una vera rivoluzione che ha fatto di questo decennio un periodo pieno di icone e miti.

E proprio una di queste pietre miliari ben nota a chi gli anni 80 li ha vissuti arriverà per la prima volta al Fabrique di Milano il 24 febbraio. Lei è Alison Moyet, la metà femminile del duo electropop con Vince Clarke, gli Yazoo. Con singoli indimenticabili come "Don't go" "Only You" e "Situation" il gruppo è riuscito in pochi anni ad entrare nell'indimenticabile lista delle hit anni 80, grazie anche al riuscitissimo mix dei suoni elettronici di Clarke con la calda voce soul della Moyet. (Qui il link dell'indimenticabile "Don't go" https://www.youtube.com/watch?v=tLTGs4fqxBk)

Una voce potente, scura e inconfondibile, infatti, contraddistingue Alison Moyet, che già a metà degli 80s ha intrapreso la carriera solista orientandosi più sul pop e sulle rock ballads, senza più smettere di fare musica. Il debutto solista avviene nel 1984 con l'album Alf, campione di vendite, seguito da Raindancing, Hodoo e la raccolta di Singles nel '95 che ha raggiunto la numero 1 nella classifica britannica. L'ultima fatica dell'artista è datata 2013, The Minutes, ed è entrata direttamente in top 5 in UK.

E proprio presentando quest'album Alison Moyet si esibirà in esclusiva martedì 24 febbraio a Milano, in una delle diverse date del  The Minutes Tour 2015 che attraverserà diverse città europee tra Svezia, Germania, Belgio e Olanda.

Una carriera lunghissima e sempre votata a dare il massimo, quella della Moyet, che in qualche modo rimane sempre ancorata agli anni 80 e a quella atmosfera vintage inconfondibile. Un live che non si prospetta, però, nostalgico, o almeno non solo. Alison Moyet esibirà dal vivo tutta la sua creatività eclettica da artista vera, le influenze dei diversi decenni attraversati e la voglia di preparare per i fan italiani per la prima volta uno spettacolo indimenticabile.

Biglietto: 28€ + prevendita

www.ticketone.it

Info:

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

sito: www.livenation.it

tel: 0253006501

Fabrique Milano

via Fantoli 9, Milano

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Pubblicato in Musica

Kate Bush ritorna a calcare i palchi britannici ben 35 anni dopo il suo ultimo concerto con un imperdibile spettacolo denominato "Before The Dawn".

L'interprete di successi immortali quali "Running Up That Hill", "Cloudbusting" e “Wuthering Heights" ha annunciato in queste ore 15 date previste tra agosto e settembre al London's EventimApollo Hammersmith.

Un ritorno attesissimo, quello di Catherine "Kate" Bush, cantante e musicista eclettica, dotata di uno stile vocale idiosincratico che l'ha resa tra le interpreti più apprezzate della scena musicale britannica. Il suo stile musicale viaggia tra art rock, baroque pop ed experimental pop, a testimoniare la costante ricerca e crescita stilistica di un'artista, divenuta famosa a soli 19 anni, con il singolo di debutto "Wuthering Heights", ossia "Cime Tempestose".

Un brano che è anche un viaggio nel celebre romanzo di Emily Brontë, ambientato tra brughiere e colline battute dal vento, dove si consuma la passione tra Heathcliff e Catherine. Il video di accompagnamento ha contribuito ad accrescere il fascino della canzone con la Bush avvolta in un candido vestito bianco ed impegnata in eteree coreografie. Dieci album di studio dopo (l'ultimo, "50 words for snow", è del 2011), l'influenza musicale di Kate Bush è ancora vivida e presente, basti pensare alle sonorità di artiste come Florence Welch, Bat For Lashes, PJ Harvey e Goldfrapp.

Appuntamento imperdibile quindi per riscoprire l'artista che, nonostante i numerosi anni di assenza, è sempre rimasta nel cuore di tutti.

Indira Fassioni

INFO:

www.katebush.com

https://www.facebook.com/katebush

http://www.eventimapollo.com/

 

 

Pubblicato in Musica

Billy Idol, l’eterno ragazzo, il sogno erotico degli anni Ottanta, torna in Italia per due imperdibili date: il 9 giugno all’Ippodromo delle Capannelle a Roma (Rock in Roma) e il 10 giugno al Gran Teatro Geox di Padova.

Due serate per vivere (e rivivere) il sogno degli anni 80, decennio scintillante e sfavillante, dove il genio e la sregolatezza la facevano da padrone e dove le chitarre si univano ai sintetizzatori, in un tripudio di trasgressione.

Billy Idol ha segnato un’epoca, a partire dallo stage name scelto: idolo delle folle, angelo biondo inguainato in pantaloni di pelle aderenti.

Una manciata di hit lo hanno spedito nell’ Olimpo delle stelle, da “White wedding” a “Hot in the city”, fino a “Sweet Sixteen” e Dancing with myself”.

Le due serate italiane saranno arricchite dalla presenza del socio storico di Billy Idol, Steve Stevens alla chitarra solista, per due ore di musica, sudore e divertimento.

 

Billy Idol in concerto

 

9 giugno

Rock in Roma

Ippodromo delle Capannelle, Roma

Posto unico 34 euro + prevendita

 

10 giugno

Gran Teatro Geox Padova

Tribuna numerata 42,50 euro + prevendita;  parterre in piedi 34 euro + prevendita

 

Biglietti prossimamente in vendita sul circuito Ticketone e nei circuiti vendita autorizzati.

 

 

 

 

Pubblicato in Musica

«I’m going to the darklands to talk in rhyme with my chaotic soul» The Jesus & Mary Chain, Darklands, 1987

Fare luce sul buio pesto di un fenomeno che di nero non ha solo il total look, oltre ad essere una simpatica allegoria cui molti cronisti musicali ci hanno abituato, è un’impresa davvero impegnativa se ne consideriamo la portata. Per questo Simone Tosoni, ricercatore in sociologia presso l’Università Cattolica di Milano, e Emanuela Zuccalà, giornalista e scrittrice, hanno compiuto un lavoro davvero encomiabile nello svolgimento dell’indagine racchiusa nel loro Creature Simili, in libreria per Agenzia X Editore. Un’indagine inedita nello scenario della saggistica italiana, compiuta attraverso una serie di accorgimenti metodologici che ne fanno emergere il carattere dichiaratamente sociologico. Un’indagine su uno spaccato socio-culturale che ha segnato un decennio e condizionato irrimediabilmente quelli a venire, la controcultura dark. Nello specifico quattordici capitoli composti, in parte, dalle interviste somministrate a quei privilegiati che il dark, negli anni ottanta, l’hanno vissuto sulla propria pelle (dj, direttori di fanzine, fedelissimi della dark wave) ed, in parte, dalle pagine in cui prendono la parola direttamente gli autori, anch’essi figli di quel periodo ancora oggi così iconico. Tra i tanti interrogati ritroviamo ad esempio Andy, voce, tastierista e sax dei Bluvertigo, oggi impegnato nel progetto FluOn; Garbo, uno dei maggiori esponenti della new wave italiana anni ottanta; Davide Pietro Rossi, all’epoca di casa all’Hysterika ed altri locali emblematici per il movimento e oggi socio fondatore del noto Mono Bar di Milano; Donatella Bartolomei, dark solitaria oggi attrice ed autrice per il suo gruppo TeatrOblio. Il quadro delineato è davvero emozionante, non solo per chi sarà inevitabilmente colto da nostalgia e per chi, da neofita, vuole farsi una cultura in materia, ma anche per tutti coloro che sanno cogliere la portata rivoluzionaria di quel decennio e vogliono appagare la propria sete di conoscenza interessandosi di dinamiche mai trattate fin’oggi, oscure, controverse, marginali per scelta, ma in nessun caso trascurabili. Essere dark a Milano non era come esserlo in altre realtà regionali. Dato il suo carattere metropolitano, la città dava la possibilità di trovare più facilmente le proprie affinità elettive, è vero, ma al contempo caricava lo stile darkettone di un significato doppiamente antisociale, di contrapposizione al modello di gioventù, opulenta e felice,  ostentato dalla Milano da bere. Il clima che si respirava all’epoca era infatti una prerogativa assolutamente milanese. Mentre in piazzetta Liberty i ragazzi griffati Moncler e Timberland sembravano direttamente usciti dal film di Carlo Vanzina Yuppies, i giovani di successo, nella vicina Via Torino sfilavano tra non pochi sguardi, ora impietriti, ora nauseati, gli antipaninari, i dark. Con i capelli tinti di nero e cotonati, le unghie smaltate, gli stivaletti di cuoio, gli skinnyjeans strappati e customizzati con spillette e borchie, trovavano nell’estrema contrapposizione all’estetica dominante il primo punto di forza della propria identificazione. Il dark è stato una vera e propria ‘’tecnologia di individualizzazione’’, usando le parole degli autori, e la bellezza di questo libro sta proprio nella capacità di far comprendere al lettore questo messaggio di cui vuole essere portavoce. Oggi che i giovani wannabe dark ascoltano i Cure, ma non sanno niente di Albert Camus, comprano a caso magliette dei Dead Can Dance, senza conoscere lo spleen di Baudelaire, indossano Vivienne Westwood, ignorando le passerelle di sangue di JP Gaultier, quello di Creature Simili è un messaggio da diffondere urlando.

Al seguente link il booktrailer: http://www.youtube.com/watch?v=tY289Qzrjis

Creature Simili – il dark a Milano negli anni ottanta di Simone Tosoni, Emanuela Zuccalà AGENZIA X Editore Illustrazione di copertina di Ambra Garlaschelli Prezzo: 16 euro

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Boy George, il ragazzo terribile del pop inglese, torna sulle scene con un nuovo disco e una nuova consapevolezza di sè.

Il 52enne del Kent, artista camaleontico e precursore della commistione tra pop e reggae, presenta il suo nuovo album a 20 di distanza dalla sua ultima produzione in studio.

Il nuovo lavoro, "This Is What I Do" (uscito ad ottobre), è stato battezzato dalla stampa britannica come il comeback dell'anno ed è in effetti un compendio di quanto è accaduto negli ultimi anni alla popstar britannica, dall'arresto per aggressione ai lavori socialmente utili, dalla caduta nella spirale dell'alcol e della droga alla rinascita.

Rinascita. Questa è la parola giusta per descrivere il nuovo percorso di vita di George Alan O'Dowd, visibile sin dalle fotografie che circolano sul web e che accompagnano le sue molteplici interviste.

Un nuovo stile di vita, zero alcol e sigarette, yoga e meditazione hanno trasformato un "mostro" di 102 kg, dallo sguardo perso, in un uomo affascinante e dallo sguardo limpido, consapevole dei suoi limiti e delle sue fragilità.

Un percorso di rinascita avvenuto grazie anche all'appoggio di molte stars, come Elton John, e scelte che si sono rivelate oculate, come il rifiuto a partecipare all'edizione locale del Grande Fratello VIP.

Consapevolezza del presente ma anche del passato: icona gay per eccellenza, con il suo look androgino e i suoi testi ha influenzato il panorama sessuale degli ultimi trent'anni ed è stato un punto di riferimento per migliaia di giovani omosessuali.

I Culture Club faranno anche parte del suo (e del nostro) passato (non ci sarà una nuova reunion, giura), ma, nonostante ciò, chi riesce a star fermo quando partono le prime note di Do You Really Want To Hurt Me, Miss Me Blind a Karma Chameleon?

Nessuno.

Welcome Back Mr Boy George!

 

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L’ex Dire Straits David Knopfler ha annunciato di aver aggiunto altre quattro date italiane, oltre a quella già prestabilite del 13 luglio a Reggio Calabria, all’interno del programma per il suo Electric Guitar Tour 2013.

L’artista di Glasgow, accompagnato da Martin Ditcham alla batteria, Pete Shaw al basso e Harry Bogdanovs alla chitarra, porterà il suo rock a spasso per il Bel Paese, suonando in prestigiose location, sia in grandi città che in piccoli comuni.

Evento particolarmente interessante quello della data calabrese, la quale si svolgerà nel contesto del festival Fatti di Musica Radio Juke Box, arrivato alla sua ventisettesima edizione. Sede dell’evento, la meravigliosa Arena dello Stretto, splendida cornice appositamente scelta per regalare agli avventori un’esperienza indimenticabile, di musica ed emozioni.

Anche Mark Knopfler, fratello di David e con lui fondatore dei Dire Straits, band di culto del rock britannico anni ’80, ha suonato in Italia (Milano e Torino) e ha in programma un mini tour di 5 date, in partenza il 13 luglio.

 

Di seguito i dettagli di entrambi i tour:

 

David Knopfler

6   luglio  - Rovello (SA) - Ravello Festival - Belvedere di Villa Rufolo 10 luglio  - Roma - Festival Roma Vintage - Parco San Sebastiano 11 luglio - Calvello (PZ) - Le Parole dei Suoni - Castello 13 luglio - Reggio Calabria - Fatti di Musica - Arena dello Stretto 14 luglio- Marsala (TP) - Festival Città Europea del Vino - Complesso Monumentale S.Pietro

Mark Knopfler

 

12 luglio  - Anfiteatro Camerini (Villa Contarini) Piazzola sul Brenta - Padova 13 luglio -  Ippodromo delle capannelle - Roma 14 luglio - Napoli 16 luglio -  Teatro Antico - Taormina 19 luglio -  Piazza Napoleone "Summer Festival" - Lucca

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Martedì, 21 Maggio 2013 16:13

A tu per tu con Simone Pismo del Toilet Club

Nerospinto incontra Simone Pismo, tra gli ideatori di uno dei nostri club di Milano preferiti, il Toilet.

Tra nostalgie anni 80 e letture impegnate, Simone ci mostra un lato introspettivo di sé, aprendoci il suo mondo di grafico di giorno e comunicativo di notte.

Ciao Simone, presentati ai lettori e alle lettrici di Nerospinto

Da lunedì a giovedì: mi chiamo Simone, ho 35 anni, vivo da solo in un borgo alle porte di Bergamo; sono un grafico, faccio vita da ufficio e in settimana esco poco. Da venerdì alla domenica: sempre Simone, un po’ più giovane, mi trasferisco alle porte di Milano e di notte mi trovate al Toilet Club

Qual è il tuo ruolo all’interno del progetto Toilet?

Faccio sempre il grafico, mi occupo della comunicazione, delle scartoffie, di qualche relazione esterna, in serata sto all’entrata, sempre a che fare con le persone. In realtà i ruoli interni sono sempre condivisi: non faccio tutto questo da solo, ci aiutiamo tutti a vicenda

Il bello e il brutto del tuo mestiere?

Quale dei due? In generale il bello è che mi diverto sempre e il brutto è doversi far venire delle belle idee per forza, anche quando non c’è l’ispirazione né  la voglia (e ovviamente non sempre ci si riesce)

Ultimo libro letto?

Non sono un lettore assiduo, i libri che acquisto sono per lo più di consultazione. Quindi rispondo “M to M of M/M (Paris)”, Thames & Hudson Edizioni (in verità mi vergogno di citare le mie letture da scaffale Esselunga)

Ultimo cd acquistato?

Il greatest hits delle Perfume o delle Girls Aloud, non ricordo di preciso

Quali sono i tuoi punti di riferimento in campo musicale?

Ascolto parecchia musica, di svariati generi, ma niente come una buona canzone pop mi esalta di più. Cerco di rimanere aggiornato, ma in generale ammetto di essere un nostalgico: per me i riferimenti più alti arrivano ancora dagli anni ’80 e ’90

Cosa detesti in una donna? E cosa invece in un uomo?

Non faccio mai differenze di genere. Delle persone non detesto nulla di base, ma non riesco ad avere troppo a che fare con chi è troppo permaloso (un po’ come me), lunatico, indeciso, triste e depresso. Adoro invece chi sorride e prende le cose con leggerezza

Il tuo miglior difetto e il tuo peggior pregio?

È difficile parlare di se stessi in questo senso, comunque: miglior difetto: sono troppo preciso, organizzo tutto, anche la noia. Peggior pregio: credo di essere molto generoso, anche con chi conosco da poco

Stai partendo per un viaggio da eremita su di un’isola deserta e hai solo 5 minuti per decidere cosa mettere in valigia. Cosa scegli e perché

Cose di prima necessità, sicuramente qualcosa di comodo da indossare e lo spazzolino da denti. Poi della musica, cd, lettore e tante batterie

Se ti dico Nerospinto, cosa ti viene in mente?

La liquirizia e la pelle nera, ma non chiedermi perché

 

Pubblicato in Musica
Venerdì, 29 Marzo 2013 14:30

La polvere di stelle illumina Milano

Dal 5 aprile all'8 settembre 2013 il Museo del Novecento di Milano ospiterà Andy Warhol's Stardust, una mostra precedentemente allestita nella Dulwich Picture Gallery di Londra, che offrirà al pubblico un'esposizione di stampe relative ai più celebri nuclei e soggetti dell'artista Pop statunitense, risalenti al periodo compreso tra gli anni 60 e 80 del secolo scorso.

 

Dalle celebri lattine di zuppa Campell's a Flowers, il percorso si concentra sulla produzione seriale realizzata alla mitica Factory e si propone come un'occasione preziosa per riscoprire le tappe salienti della creazione di Warhol lungo tutto il secondo dopoguerra.

 

La polvere di stelle evocata dal titolo non si riferisce unicamente alla polvere di diamante utilizzata in molte stampe, ma è la capacità di Warhol di creare icone scintillanti e immortali.

Da Muhammad Alì, a Marilyn Monroe, alle copertine di “Interview”, «i suoi ritratti non sono documenti del presente quanto icone in attesa di futuro», come ha scritto David Bourdon nel 1975.

 

I volti e i nomi che Warhol rappresenta, esposti in mostra, non appartengono solo a persone: nel ventaglio dei suoi soggetti compaiono anche personaggi mitici - Myths -, eroi dei fumetti e dei cartoni animati per i quali la tecnica, il formato, il taglio dell’immagine e la tavolozza sono i medesimi utilizzati per le persone reali.

Il metodo è lo stesso: una visione orizzontale che non percepisce differenze di trattamento: l’approccio di Warhol uniforma e ridistribuisce i pesi, perché fermarsi alla superficie rende tutti sufficientemente attraenti e, soprattutto, importanti allo stesso modo.

 

 

Info su costi e orari:

 

Lunedì: dalle 14.30 alle 19.30

Da martedì a domenica: dalle 9.30 alle 19.30

Giovedì e sabato: fino alle 22.30

 

Ingresso: 5 Euro

 

 

Andy Warhol's Stardust

Museo del Novecento

Piazza del Duomo, Milano

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