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Nuovi talenti che si affacciano al mondo del fashion e dell'arte, tra tanti, un osservatorio speciale per il nuovo e vero talento Marta Jane Alesiani, che, alla Milano Fashion Week 2017, ha incantato con accenni e contaminazioni assorbite dalla mitologia greca.

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Fino al 13 marzo al Teatro Franco Parenti, Cassandra O del tempo divorato per la regia di Elisabetta Pozzi.

Arriva da lontano la storia di Cassandra, sacerdotessa con la facoltà della preveggenza figlia di Ecuba e di Priamo re di Troia, adorata dal dio Apollo che le donò l’arte profetica e in cambio le chiese di concedersi a lui.

Concessione che Cassandra gli rifiutò attirando le ire del dio che per punirla le sputò sulle labbra condannandola a non essere mai creduta e di fatto vanificando l’ascolto delle sue tragiche profezie.

Un destino avverso quello di questa giovane donna: invano tenterà di dissuadere i troiani dal fare entrare in città il maestoso cavallo di legno, inganno dei greci, che finirà per rivelarsi il mezzo per mano del quale Troia perirà bruciata nel fuoco.

Fatta prigioniera da Agamennone, di cui Cassandra profetizzerà la morte rimanendo inascoltata, giungerà con quest’ultimo a Micene dove troverà la morte insieme al re.

La Cassandra di Elisabetta Pozzi è una donna che si muove in uno spazio formato da cornici vuote, rotte, consumate da un tempo che ha mangiato la tela attraversando il confine del supporto utilizzato per proteggere l’opera d’arte.

Le cornici, all’apparenza inutili oggetti buoni solo a testimoniare l’usura dovuta al passaggio degli anni, si rivelano invece delle porte che lasciano passare il messaggio della sacerdotessa fino ad arrivare ai giorni nostri.

Infatti, la Cassandra in scena al Teatro Parenti non si mostra al pubblico con le vesti che richiamano la classicità greca ma si presenta con un abbigliamento moderno fatto di jeans e felpa.

Altrettanto moderno è il linguaggio usato per parlare agli uomini, parole che attingono tanto all’antica sorgente del pensiero umano, Seneca, Eschilo e Euripide, quanto ad una cifra stilistica dal sapore contemporaneo, T.S. Elliot, ChristaWolf, Jean Baudrillard, Wislawa Szymborska, Ghiannis Ritros.

Il mito di ieri diventa il termometro dei tempi di oggi, ci parla con la stessa schiettezza per metterci in guardia davanti agli ingannevoli cavalli di Troia che ogni giorno minano la nostra esistenza nonostante la felicità con cui apriamo loro le porte delle nostre case.

Cassandra vede il futuro dell’uomo moderno, egoista e vorace, cieco davanti alla pericolosa tela che egli stesso continua a tessere, incurante che questa lo imprigionerà decretandone la fine.

Una lucidità femminile disarmante ci chiede di rallentare la nostra folle corsa verso un futuro che bramiamo ma che pur affondando le sue radici nel passato ha nel presente il seme che dovremmo coltivare con l’intento di recuperare un’identità singola e collettiva sempre più alla deriva.

Cassandra però, oggi come ieri, continua a portare con sé la maledizione del suo dono: restare inascoltata.

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Un’ultima osservazione di carattere personale che ha colpito la mia attenzione.

Elisabetta Pozzi, che oltre all'interpretazione ha curato anche la drammaturgia e regia, ha i capelli color rosso e questo piccolo ma prezioso particolare mi ha immediatamente ricollegata al Sesto Senso film del 1999 diretto da M. Night Shyamalan e interpretato da uno straordinario Bruce Willis.

Nel film il regista usa il colore rosso come confine tra il mondo dei morti e quello dei vivi, la linea di passaggio tra ciò che è tangibile e ciò che è spirito.

Esattamente come Cassandra spirito incarnato dalla Pozzi capace di restituire corporeità a un messaggio che supera il tempo mortale e diventa intramontabile.

 

Raffaella Berardi

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La bellezza di una città come Milano è che ti offre infinite possibilità per passare la serata in mille modi differenti. C’è spazio per tutti e si riesce ad appagare i desideri di ognuno. Lunedì sera, per esempio, siamo andati a vedere l’ultimo spettacolo della compagnia Lost Movement, fondata e diretta dal giovane e talentuoso Nicolò Abbatista. “Vissi D’Arte – Balletto per concerto” è stata una piacevolissima sorpresa: gli otto componenti della compagnia, infatti, hanno danzato su musica dal vivo - cosa che, ahimè, in Italia si riesce a vedere molto poco - e sulle possenti corde vocali del soprano Antonella D’Amico e del tenore Damiano Lombardo, che hanno fatto tappa a Milano direttamente dall’Arena di Verona. Sette arie liriche, accompagnate dal pianoforte di Vittoria Primavera, hanno messo in luce il tema centrale di tutta la serata: l’Amore.

Facendo due chiacchere con Nicolò, è emerso che il centro delle sue creazioni è proprio la DONNA, vista come figura portante all’interno di questa frenetica società. Riflessione intensa e interessante, confermata poi da quel che abbiamo visto sul palco.

Le sette arie di opera lirica interpretate dagli artisti avevano come filo conduttore proprio questa approfondita visione della vita. Passando da una romantica “Tu che m’hai preso il cor” e dall’emozionante “O let me weep forever weep” – in cui ho particolarmente apprezzato l’utilizzo scenografico del “filo rosso” che andava a enfatizzare il legame tra tutti i danzatori, rendendolo ancora più forte e dinamico – fino ad arrivare all’intramontabile “Casta Diva”, interpretata egregiamente sia da Antonella D’Amico che dalle danzatrici, brillanti fluide e perfettamente in sintonia tra di loro.

Ogni passaggio era intervallato dal silenzio, in cui si riusciva a sentire il respiro dei danzatori, cosa che rendeva ogni coreografia particolarmente intensa ed emozionante. Il teatro danza incontra la danza contemporanea più tecnica, creando un movimento fluido ed espressivo che racchiude in sé tutto un particolare significato.

L’ultimo quadro è il meraviglioso “Libiamo ne’ lieti calici” dalla Traviata di Giuseppe Verdi: ironica sia nelle espressioni che nei movimenti, così da restare in tema perfettamente con l’ebrezza del brano, questa coreografia giocava moltissimo sulle dinamiche e sui cambi di livello e direzione, cosa che personalmente amo moltissimo.

Uno spettacolo non lunghissimo e decisamente ben riuscito, che con poco – senza grandissime luci, scenografie mozzafiato e costumi da cirque du soleil – è comunque riuscito a tenere alta l’attenzione del pubblico per tutto il tempo, senza pretendere troppo, né annoiare, cosa che di questi tempi è rara.

I Lost Movement, nonostante abbiano soltanto 4 anni di attività alle spalle, vantano già di 2 produzioni affermate che hanno fatto il giro d'Italia (Rossophilia e PopOff) e che a breve torneranno a calcare i nostri palcoscenici.

Lost Movement

Direzione artistica: Nicolo Abbatista

Danzatori: Chiara Borghini, Susanna Pieri, Samuele Arisci, Eleonora Mongitore, Mirta Boschetti, Christian Consalvo, Manuela Colleoni, Giorgia Varano.

www.lostmovement.it

Adele Di Giovanni

Venerdì 27 novembre è l’ennesima serata di debutto per la fitta stagione teatrale presentata dal Franco Parenti di Milano. “Il lavoro di Vivere” di Hanoch Levin, peraltro reduce del grande successo riscosso lo scorso anno, va in scena con la regia di Andrée Shammah e la ripresa di Carlo Cecchi, grande maestro del teatro italiano, protagonista dell’opera insieme a Fulvia Carotenuto e Massimo Loreto.

Hanoch Levin è uno dei più importanti autori e drammaturghi israeliani, il suo lavoro comprende commedie, tragedie, e cabaret satirici. L’idea di teatro che proponeva è irriverente, nei testi unisce spiritualità e cruda realtà, le situazioni più imbarazzanti celano la poesia dei suoi intenti. La critica verso la cultura borghese si fonde ai contrasti tra carne e spirito, facendo emergere la vera essenza dell’uomo meschino: colui che sogna di stare nel riflesso della luce della felicità altrui.

“Il lavoro di vivere” narra il rapporto di amore e odio tra due persone di mezza età, dalle quali il sentimento reciproco emerge solo a tratti, intervallato da dure parole, rimpianti ed insulti. L’opera si apre all’insegno del sarcasmo, i coniugi si rivolgono vicendevolmente con appellativi cattivi, provano rimorsi l’uno nei confronti dell’altra, ma allo stesso tempo non riescono a distaccarsi e a rompere il loro rapporto.

Yona accusa la moglie Leviva dei suoi insuccessi, ma al contempo prova pena per lei fino ad ammettere che «non riesce a vivere né con lei né senza di lei». L’uomo ritrova nella donna le sue origini, il duro rapporto con la sua terra, Israele, con la quale insiste il suo rapporto di amore e odio. Intorno a queste due persone ci sono dubbi, paure, prima la morte, ed il rimpianto di non aver raggiunto i propri obbiettivi, fino a porsi la più banale delle domande “Cosa è successo? Come siamo potuti arrivare a questo punto?”.

A risolvere i loro interrogativi interverrà un terzo personaggio, amico di Yona, che con sottile ironia e indirettamente, tratterà molti luoghi comuni del suo popolo. Lo spettatore ride di gusto, senza accorgersi che sta ridendo di sé stesso.

La scenografia di Gian Maurizio Fercioni ospiterà lo spettacolo fino al 13 dicembre, accompagnata dalle musiche di Michele Tadini, le luci di Gigi Saccomandi ed i costumi di Simona Dondoni.

 

“Il lavoro di Vivere” 27 novembre – 13 dicembre 2015

di Hanoch Levin

uno spettacolo di Andrée Ruth Shammah ripreso da Carlo Cecchi con Carlo Cecchi, Fulvia Carotenuto, Massimo Loreto collaborazione alle scene Gian Maurizio Fercioni collaborazione alle luci Gigi Saccomandi costumi Simona Dondoni musiche Michele Tadini Produzione Teatro Franco Parenti

 

INFO e PREVENDITE: Biglietti intero 32€; under26/over60 18 €; convenzionati 22,50€ (prevendita 1,50 €)

martedì ore 20.00; mercoledì ore 19.15; giovedì ore 20.30; venerdì ore 19.15; sabato ore 21.00; domenica ore 16.00; lunedì riposo

Tel : 02 59 99 52 06 E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Sito : http://www.teatrofrancoparenti.it Fb : http://www.facebook.com/teatrofrancoparenti

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In questi giorni su tutti i social networks non fa che girare l’hashtag #lovewins, in onore del passo storico degli Stati Uniti in merito alle unioni omosessuali, legalmente riconosciute in tutto il paese a stelle e strisce dallo scorso 26 giugno 2015, facendo così diventare gli USA il 21esimo paese al mondo che riconosce ufficialmente il matrimonio egualitario tra persone dello stesso sesso.

Una giornata storica, che segna l‘inizio di una possibile rivoluzione nel mondo intero, simbolo di uguaglianza e libertà di scegliere di amare chi si vuole. Tutto il popolo del web ha deciso di omaggiare questa decisione d’oltre oceano modificando la propria foto del profilo con i colori dell’arcobaleno, gli stessi della bandiera della pace che è simbolo del movimento di liberazione omosessuale.

L’amore tra persone dello stesso sesso, tuttavia, esiste da sempre, fin dai tempi dell’antica Grecia, dove addirittura non era nemmeno considerato uno scandalo, anzi era al pari dell’eterosessualità. Si trattava di una vera e propria ricerca del bello, quindi era del tutto indifferente se l’oggetto dell’amore di qualcuno fosse un uomo o una donna.

Si potrebbe pensare che in seguito qualcosa sia andato storto, eppure non è proprio così. Il fotografo francese Sebastien Lifshitz, infatti, ha realizzato un progetto originale e dal sapore del tutto delicato. Si tratta di una raccolta di foto, recuperate nei suoi viaggi non senza difficoltà nei vari mercatini delle pulci, che ritraggono la vita intima di coppie omosessuali negli anni ’50, periodo in cui questo argomento era senza dubbio un tabù.

Scatti unici, preziosi e rari che mostrano come in realtà, anche se “di nascosto”, l’amore è amore, in qualsiasi forma esso si presenti. Donne vestite da uomini, uomini ballerini vestiti da donne, che importa? Quel che salta subito all’occhio è lo sguardo sereno e felice di queste persone, che adesso, negli Stati Uniti, sarebbero state libere di esprimere a pieno questo loro sentimento, senza fare del male a nessuno, semplicemente godendosi una vita serena con la persona che hanno scelto.

“Il rischio era comunque alto anche soltanto facendo sviluppare il rullino, ma questo non ha fermato le coppie e la loro voglia di amarsi”, come afferma lo stesso Sebastien Lifshitz, che nel 2013 ha anche vinto il premio Cesar con il film “Invisibili”, presentato anche tra le proiezioni speciali del 65esimo festival di Cannes.

È ovvio che ognuno è libero di esprimere il proprio parere ed è libero di avere una propria opinione, ma nessuno ha il diritto di imporre a qualcun altro un proprio modo di essere, facendolo passare come unico e universale e anche quando questo è stato fatto, in passato, i risultati sono comunque stati a favore della libertà dell’individuo, come dimostrano queste foto.

“Un inno alla libertà, dove l’amore e la felicità sono presenti senza ferite”, dichiara l’artista e a vederle, immediatamente, si capisce il perché di queste parole. Queste foto hanno ispirato il documentario citato prima, poiché il regista, dopo averle osservate, si è appassionato alle storie dei protagonisti, decidendo così di girarvi un documentario a riguardo. Adesso la decisione di pubblicarle, per rendere partecipi tutti di questa realtà triste, tinta di colori cupi e nascosti, ma con stralci di serenità e passione, rappresentativa di tutti coloro che hanno trovato un posto nel mondo, a prescindere da quello che gli altri pensano.

 

Adele Di Giovanni

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"Cucinare ovvero un modo meraviglioso per potersi esprimere liberamente e per coccolare chi più amiamo." (cit. Mariagrazia Picchi) Il libro EasyChic nasce dalla personale ricerca del gusto di Mariagrazia Picchi, food stylist, consulente enogastronomica e fondatrice del rinomato Il Salotto Culinario di Parma.

EasyChic è la condivisione di ricette, di esperienze, di pensieri che “dentro e intorno a una casa si costruiscono e prendono forma”. Mariagrazia Picchi racconta di come la casa e la cucina siano uno spazio vitale importantissimo. Spazio di ricerca e di sperimentazione. Luoghi dove poter riflettere e dove far nascere esperienze polisensoriali. La cucina è un vero e proprio laboratorio dove mischiare, sperimentare e affinare i gusti.

EasyChic racconta l’emozione di prepararsi un piatto con le proprie mani. Racconta la vitalità dei prodotti, i loro profumi, i loro sapori. Racconta come nasce un piatto e come si porta in tavola.
 Dall’amore per il cibo all’arte del ricevere, EasyChic è un piccolo vademecum da tenere in cucina e da sfogliare ogni volta che si desidera stupire chi amiamo.

Sara Biondi

 

 

Sabato 21 marzo al Teatro Manzoni  ultimo appuntamento dedicato alla rassegna Manzoni Family con Cenerentola, una delle fiabe più amate dai bambini di tutto il mondo.

Uno spettacolo che aggiunge un tocco di originalità alla fiaba, infatti il finale, a sorpresa, sarà completamente diverso da quello che tutti conosciamo.

Danielle, ragazza bella ed educata, dopo la morte del padre rimane a vivere nella sua casa con la matrigna e le due sorellastre. Subito le donne le fanno capire di non essere una presenza gradita costringendola così, col passare dei giorni, a trasformarsi da padrona di casa a serva tuttofare. La ragazza si abituerà così tanto a questo ruolo da dimenticare il suo nome. Tutti ormai la chiamano Cenerentola, come la cenere con cui si sporca pulendo il camino.

Cenerentola è ormai allo stremo delle forze e non sa più che fare quando, inaspettatamente, suo padre risorge dalle ceneri aiutandola a liberarsi dalla schiavitù. Inoltre, sempre grazie al magico intervento del papà, la ragazza riesce a incontrare il Principe. Tra i due sboccierà l'amore e i protagonisti vivranno per sempre felici e contenti.

Per la regia di Michele Visone, uno spettacolo curato nei minimi dettagli, con attori giovani ma molto promettenti, che riuscirà a mettere d'accordo tutti, grandi e piccini.

 

ORARIO E BIGLIETTI:

sabato ore 15.30

adulti € 14,00  -  bambini  fino a 14 anni € 9,00  -  under 3 anni € 5,00

INFO:

Teatro Manzoni - via Alessandro Manzoni 42 Milano

tel. 02 7636901

www.teatromanzoni.it

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Ricorda l'Ivory più ispirato e meglio apprezzato il nuovo lavoro cinematografico di Saul Dibb che con Suite francese si mette alla prova con un genere assolutamente pericoloso e affascinante: la commedia umana. E la prova gli riesce davvero bene.

La pellicola è equilibrata in ogni suo dettaglio. Dalle partiture per pianoforte, alla riduzione della sceneggiatura di un romanzo misterioso e complicato come l'ultima opera dell'ebrea ucraina naturalizzata francese, dai costumi essenziali ed eterei ai paesaggi dell'incantevole campagna francese. La storia di Suite francese è romantica nella misura in cui lo può essere il racconto di un amore al tempo della guerra e di due amanti che il momento, la storia, le condizioni sociali e la propria cultura avrebbero voluto lontani e distanti l'uno dall'altro.

Invece la bella e triste Lucille, ospite della severa e scontrosa suocera e in attesa di suo marito prigioniero di guerra, incontra e ama Bruno Von Falck, ufficiale tedesco tra gli occupatori del piccolo paese francese e costretto ad essere ospitato a sua volta nella stessa casa della giovane donna. Saul Dibb allora importa nel suo lavoro cinematografico la magnificenza della tragedia greca e della sua struttura imponente che mette inevitabilmente tra gli uomini e gli amanti la moira, ovvero il fato o il destino al quale non ci si può sottrarre e al quale Lucille e Bruno comprendono benissimo di non potersi sottrarre. Allora il tragico si sublima in amore e passione e i due giovani si arrendono ai loro sentimenti e alla loro sorte quasi con sollievo.

Il breve romanzo di Nemirovsky in realtà è più passionale, più ostico in molte sue pagine, più introspettivo nella maniera in cui la stessa autrice, poi morta in campo di concentramento, desiderava denunciare o sfogare una certa propensione della cultura e della società francese al tempo della seconda guerra mondiale.

Dibb, al contrario, confeziona una pellicola morbida e ispirata, tragica ma leggera dove la straordinaria interpretazione di Michelle Williams concentra e raccoglie l'intero successo del film e il senso ultimo dell'opera stessa. Chi conosce la vita vera e personale dell'attrice non può allora che commuoversi ancora di più...ma questa è solo una concomitanza.

Antonia Del Sambro

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Il 21 febbraio, in occasione del Milano Clown Festival,  la Terrazza di Isolacasateatro ospiterà due eventi della manifestazione, quest'anno alla sua X Edizione.

Alle ore 17.00 potrete assistere a Eso es el amor, di Voilà l'enchantement, una storia d'amore di clown che mischiano acrobazie, danze e giocoleria. Lo spettacolo innovativo, originale e sorprendente si basa su una trama musicale che accompagna le vicende dei due clown. Come in un film in bianco e nero che trascina lo spettatore in un'atmosfera magica e bucolica e che riesce a trasmettere meravigliosi colori grazie alla gioia e alle risate.

Alle 18.00 è il turno della francese Iman Lizarazu e della sua spettacolare chioma leonina. Basquette Quese è una guerra poetica di un clown contro il sonno che non riesce ad arrivare. Per risolvere il problema si deve inventare una miriade di strategia esilaranti che la trascinano in un vortice di buffonate, piume volanti, giocoleria, flamenco e tango, anelli che volano. A questo magnifico caos si aggiunge Max, l'appendiabiti che prende vita. Col suo sorriso radioso e la sua allegria, Iman riesce a contagiare il pubblico e a trasportarlo con leggerenza nel mondo dell'impossibile.

sabato 21 febbraio 2015 dalle ore 17 - Ingresso libero

Isolacasateatro via Jacopo dal Verme 16, Milano - 1°piano M5 Isola M2 Porta Garibaldi Tram Linea 7-2 Bus: 90-91-92

Informazioni e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.milanoclownfestival.it www.isolacasateatro.org

  

Venerdì 13 e sabato 14 febbraio l'associazione Tangiro ci offre spettacoli sull'amore: saranno presentate le performance prodotte dal laboratorio del sabato iniziato a ottobre: "Le rose di San Valentino". Sono infatti le rose a indicarci la rotta dell’amore nel giorno dedicato agli innamorati, o meglio, i percorsi che le rose fanno passando di casa in casa, di mano in mano, da uomo a donna, attraversando situazioni diverse. Oggi è San Valentino e protagonista in scena è il “teatro privato”, quello che non si recita di fronte gli altri, ma che si vive in coppia a tu per tu, tra le mura domestiche. In questo giorno si deve dimostrare l’amore verso il partner: le rose quindi sono d'obbligo. A sostenere questo spettacolo ci sono coppie eccezionali, nete dalle menti di Cechov, Buzzati, Allen, Campanile, Valentin e dello stesso laboratorio. Esse in questo giorno speciale ci parlano, ci fanno riflettere ed emozionare. E ognuno in sala troverà una parte di sé, sulla scena.

La Spagnola

Scritto e interpretato da Mario Mantero e Giulia Prandi

L’orologio di Dino Buzzati

Interpretato da Paola Marioni e Gianfranco Proietti

Una Natura Enigmatica di Anton Cechov

Interpretato da Valeria Bonghi e Mario Mantero

Interiors di Woody Allen

Interpretato da Mauro Priolo e Giulia Prandi

Dramma Di Mezzanotte di Achille Campanile

Interpretato da Gianfranco Proietti e Paola Marioni

La Lepre Arrosto di Karl Valentin

Interpretato da Valeria Bonghi e Mauro Priolo

Un San Valentino Esplosivo

Scritto e interpretato dal laboratorio

 

Associazione Tangiro (Teatro da camera)

Via Hajech 10

Milano

Ingresso 10 euro

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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