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Al Castello di Petroia, a Gubbio, in provincia di Perugia, si prospetta un week-end ed un ponte del 25 aprile molto emozionante: un vero e proprio viaggio tra le stelle.

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25 aprile al Teatro Franco Parenti, si esibirà live il quartetto di Nicole Mitchell, pluripremiata flautista

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Lunedì, 01 Dicembre 2014 22:12

Steve McCurry alla Villa Reale di Monza

Assistere alle sue mostre è un po’ come fare un viaggio: dopo l’ultima mostra realizzata a Milano al Palazzo della Regione, Steve McCurry torna alla Villa Reale di Monza dal 30 ottobre fino al 6 aprile.

La prima rassegna  italiana dedicata a Steve McCurry è stata allestita a Milano a Palazzo della Ragione nel 2009: una grande occasione per scoprire la sua inimitabile produzione fotografica, che va ben oltre la ragazza afghana dagli occhi verdi, icona apparsa qualche anno prima sulla copertina di Naural Geographic. Dopo cinque anni sono  500.000 i visitatori delle sue mostre.

In questi anni l'artista ha avuto occasione di ampliare i suoi orizzonti e soggetti, grazie ai numerosi viaggi dall’India alla Birmania, dall’Afghanistan alla Cambogia, ma anche in Giappone, in Italia, in Brasile, in Africa, e continuando una  ricerca iniziata negli anni 70 con il portfolio realizzato in India e poi con il primo importante reportage in Afghanistan.

Da qui l'idea di istituire una nuova mostra: il suo lavoro viene presentato in una prospettiva diversa, che, partendo dai suoi intramontabili ritratti, spazia in una ricerca senza fine dello spazio e dell’umanità.

La mostra si sviluppa a partire dai lavori più recenti di Steve McCurry e da una serie di soggetti in cui evidente è la sua assidua ricerca, anche se non mancano alcune delle immagini più conosciute, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, che è diventata una delle icone assolute della fotografia mondiale.

Nuova è la mostra e nuovissimo l'allestimento: progettato da Peter Bottazzi, le circa 150 le immagini  diventano parte integrante dell’architettura della Villa, nella quale si immergono completamente. Il percorso di visita si apre nel monumentale corridoio degli Appartamenti privati  con una sorprendente galleria di ritratti e si sviluppa nelle sale del Secondo piano nobile, ciascuna delle quali è allestita intorno ad un tema iconografico, con un richiamo alla scenografia teatrale e all’installazione di arte contemporanea.

In ogni scatto di McCurry è racchiuso un complesso universo di esperienze ed emozioni. Per questo motivo, oltre a essere uno dei più grandi maestri della fotografia del nostro tempo, è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, "si riconoscono". A questi l'autore consiglia di viaggiare proprio come ha fatto lui, spinto dalla voglia di perlustrare il mondo per poi cambiarlo in meglio. " Essere paziente" è il suo segreto: solo così infatti riesce a conquistare la fiducia delle persone che inevitabilmente si lasciano andare dinnanzi a lui e alla sua macchina fotografica.

Accanto ai suoi capolavori sorge anche una documentazione nella quale viene raccontata la sua vita e la sua professione.

Dal 30 ottobre 2014 al 6 aprile 2015 sarà possibile visitare la mostra, composta da immagini di grande formato, accompagnati da una autoguida e una serie di video illustrativi dell’esposizione.

 

 

Costo del biglietto:

Intero: 12 euro Ridotto: 10 Ridotto speciale: 4 euro

 

Mostra Steve Mccurry

Villa Reale di Monza

Dal 30 ottobre 2014 al 6 aprile 2015

 

 

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Pubblicato in Cultura
Martedì, 22 Gennaio 2013 01:40

Paolo Giordano

Ho incontrato Paolo Giordano la prima volta qualche anno fa, a San Giorgio Lomellina, in una sala gremita all’inverosimile per un incontro con l’autore organizzato dalla biblioteca locale. Era uscito da poco il suo primo romanzo, La solitudine dei numeri primi, e mi diede l’impressione di un ragazzo un po’ timido e impacciato, in imbarazzo davanti a quella grande quantità di gente venuta per ascoltare proprio lui. Rispondeva alle domande dell’intervistatrice con semplicità e chiarezza, quasi scusandosi del successo del suo libro. Ricordo di aver pensato che solo un giovane poteva scrivere in modo così attento e coinvolgente di altri giovani, solo un giovane poteva descrivere così bene le angosce di due giovani problematici come Mattia e Alice. Perché Mattia e Alice sono due giovani ‘speciali’, privi delle difese naturali necessarie per vivere nella società moderna e con i moderni coetanei. Mattia è un autistico ad alto funzionamento, un genio matematico che non riesce a stabilire rapporti normali con le persone che gli stanno intorno e che si porta dentro un grande segreto che pesa come un macigno: la scomparsa della sorella gemella handicappata che lui ha lasciato da sola in un parco quando erano bambini. Alice è prigioniera delle aspettative di un padre insensibile ai suoi bisogni e alle sue paure, e, soprattutto, inconsapevole del fatto che sua figlia sia caduta nel baratro dell’anoressia.

Mattia e Alice sono destinati ad incontrarsi, ma come due numeri primi gemelli, separati da un solo numero e quindi “vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero”. Le loro anime si cercano e si desiderano per tutto il libro, ma la loro condizione non permette loro di trovarsi davvero, ognuno rimane chiuso nella sua solitudine, che nessuno riesce a spezzare. Un libro che per certi versi non offre alcuno spiraglio di speranza, nessuna possibilità di felicità a chi è diverso, nessuna medicina da parte del tempo.

Ho rivisto Paolo Giordano il 28 ottobre scorso durante la trasmissione Che tempo che fa, mi è parso più maturo, sicuro di sé davanti alla telecamera, l’accento torinese era meno marcato. Anche il suo nuovo romanzo è un romanzo che parla di maturità e di maturazione, del passaggio dalla giovinezza all’età adulta, che qui avviene in modo inesorabile e traumatico. Il corpo umano è un romanzo nato durante i due reportage che Giordano ha fatto in Afghanistan per Vanity Fair, un romanzo di guerra combattuta contro un nemico e di guerre combattute contro sé stessi. I protagonisti de Il corpo umano sono ancora giovani: un gruppo di militari ventenni che partono per la missione in Afghanistan e vengono assegnati ad uno sperduto e pericoloso avamposto nel Gulistan, un recinto di sabbia in mezzo al nulla.

In un’atmosfera di noia angosciante, che ricorda Il deserto dei Tartari, i militari saranno sospesi in un silenzio assoluto, rotto solo dai rumori del loro corpo, e dovranno fare i conti con le loro speranze, con le loro paure e con i problemi che hanno lasciato in Italia. Alla fine del libro, al loro ritorno, avranno irreversibilmente attraversato la linea sottile che separa la giovinezza dall’età adulta e saranno persone nuove.

Questo seconda opera di Giordano, che esce cinque anni dopo la prima, fornisce la prova definitiva di come il ricercatore di fisica teorica sia in realtà uno scrittore adulto a suo agio con tematiche ed impianti narrativi diversi, abile a scandagliare il cuore dei suoi personaggi e a metterlo a nudo.

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