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A Milano la mostra di Eracle Dartizio: "Morte di una stella e Altrove"

E' stata inaugurata ieri allo Studio Museo Francesco Messina di Via San Sisto 4/a la mostra site-specific MORTE DI UNA STELLA E ALTROVE di Eracle Dartizio, curata da Sabino Maria Frassà

Scrive il curatore: “Cosa ci fa comprendere meglio il nostro essere finiti e mortali se non la perdita della mamma?”(...) L’artista mette lo spettatore di fronte alla morte dell'universo: i cieli crollano travolgendo anche le sculture equestri di Francesco Messina, le “Pozzanghere” sono innalzate e finiscono per essere le uniche stelle e fonti di luce. Eracle Dartizio enfatizza ancor più tale drammaticità attraverso la ricerca dei materiali e il loro accostamento: l’opera “Supernova” è ad esempio composta dal tessuto più leggero al mondo e dal materiale più duro.” Prosegue Sabino Maria Frassà: “Alla Chiesa di San Sisto, oggi Studio Museo Francesco Messina, l’artista rappresenta la preghiera laica per l’uomo moderno, così consapevole della propria piccolezza di fronte all’universo, al mondo e alla storia umana. In questa preghiera non c’è spazio per le immagini. L’uomo è di fronte alla materia ed è da solo. Tutto ciò che lo circonda è materia, persino il cielo, spesso caricato di significati salvifici. Come ogni materia anche il cielo si trasformerà, collasserà, morirà. Ai cieli di Eracle Dartizio non ci si può quindi aggrappare. Eracle Dartizio non può che proporre di ricercare quell’altrove e quella speranza dentro se stessi. L’unica luce della mostra non sono infatti le stelle, bensì una pozzanghera, posta al centro della Chiesa».

In collaborazione con: Amaike Textile Industry, Ishikawa (J); Cafro srl, Fino Mornasco; Galleria Moitre, Torino; Silhouette Eyewear, Como.

Si ringrazia per la concessione dell’opera Pozzanghere: Fonderia Artistica Battaglia, Milano; Galleria Toselli, Milano.

ERACLE DARTIZIO

Eracle Dartizio, nato a Vaprio d’Adda nel 1989. Ha frequentato con borsa di studio la NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Nel 2012 si diploma con lode in Graphic Design & Art direction. Dal 2013 lavora in provincia di Milano. E’ stato in residenza artistica presso la Fonderia Artistica Battaglia, in collaborazione con il Premio Arte Laguna di Venezia. Nel 2014 è finalista del premio e lo stesso anno vince il Premio Arte Mondadori, promosso da Cairo Editore. Nel 2015 la UAL – University of the Arts London gli assegna una borsa di studio. Espone in Italia e all’estero. Si segnala: OLTRE (Istituto di Cultura Italiana, Budapest); Open 17 (Isola di San Servolo, Venezia); Milano Città Mondo (Fabbrica del Vapore, Milano). www.eracledartizio.com

Associazione cramum

Associazione cramum è nato come work in progress culturale nel novembre del 2012 per promuovere l'arte contemporanea in tutte le sue forme. L’associazione promuove e supporta i migliori giovani artisti che operano in Italia a prescindere dalla loro origine. L’obiettivo ultimo è mettere nelle condizioni questi talenti di vivere della propria arte. www.cramum.it |www.facebook.com/cramum/

Fondazione Giorgio Pardi

La Fondazione Giorgio Pardi lavora dal 2008 per migliorare la qualità della vita delle nuove generazioni. La Fondazione è un ente non-profit che ricorda il Professor Giorgio Pardi, combattendo la fuga di cervelli e sostenendo i migliori giovani in Italia. "Sapere, Saper Fare, Saper Essere. Gli italiani devono imparare a superare le divergenze e fare squadra per affrontare con successo un mondo sempre più complesso." www.amanutricresci.com

Info:

Studio Museo Francesco Messina Chiesa di San Sisto - Via San Sisto 4/A (Via Torino) Milano 13- 24 Gennaio 2016 da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Intervista con Eracle Dartizio

CZ: In un'intervista che hai rilasciato l'anno scorso a Sabino Maria Frassà, la quale mi permetto di considerare il tuo manifesto artistico, affermi, tra le altre cose, che l'Arte è una malattia in quanto recipiente totalitario e dispotico capace di spazzare via qualsiasi altro interesse. L'altra concezione interessante è quella della bellezza intesa non come fine a sé stessa, ma come strumento per dare forma a dei concetti universali sottostanti. Quindi sostanzialmente la tua estetica disdegna l'art pour l'art e al tempo stesso parte dalla sofferenza?

ED: Sì è vero, ma al dolore è necessario dare una chiave di lettura differente, innanzitutto deve divenire uno stimolo per creare qualcosa d'altro. Quindi la sofferenza non è contenuto, ma causa del contenuto. Invece, per quanto riguarda la bellezza, la concepisco come una trappola con cui avvicinare i fruitori della mia arte, è il miele sul bordo del bicchiere per fare prendere la medicina amara. Quindi non fine, ma mezzo. La bellezza è la superficie, che deve sottendere un contenuto e ciò che ti permette di scavare è il dolore.

CZ: Perché sei così interessato ai concetti di traslazione, variazione, silenzio, assenza e movimento? Possono considerarsi queste le tue strategie per trasformare la materia in arte?

ED: Sono i concetti attorno ai quali è ruotata la mia più recente esperienza di vita. Un interesse di natura intima, che però formalmente non vuole essere biografico. Più che le strategie, sono l'incipit iniziale da cui partire, sono l'origine. Strategia è la tecnica, come nel caso dell'opera “Supernova”, strategico è stato l'accostamento dei materiali.

CZ: So che nel 2013 hai realizzato un ciclo intitolato “Mother”, che presumibilmente avrà delle connessioni con la mostra inaugurata ieri. Vuoi commentare?

ED: I lavori che ho intitolato “Mother” costituiscono un ciclo che riguarda una mia esperienza personale drammatica. In alcune opere lavoravo servendomi dell'ironia ed è stato un modo per affrontare quello che stavo passando. Detto in maniera molto cinematografica l'arte mi ha salvato la vita. Senza l'arte non avrei sopportato quello che stavo passando.

CZ: in “Morte di una stella e altrove” parti dalla perdita di tua madre equiparata alla perdita dell'intero universo per riflettere, nelle parole di Sabino Maria Frassà, “sulla piccolezza dell'esperienza umana e sulla difficile e incessante ricerca di un 'altrove', di un rifugio e di una speranza.” Si tratta di una ricerca metafisica nell'arte? Dov'è altrove?

ED: Mi stai chiedendo qualcosa a cui solo i più grandi teologi, scienziati o filosofi riuscirebbero a dare una risposta. Si tratta di ricercare uno spazio, una dimensione, un'idea, che non ci appartiene nella sua completezza. Io non tento di rispondere, non cerco la risposta, ne subisco solo il fascino. Più che un altrove, un oltre, cerco qualcosa che sta sotto, più che protendermi verso l'alto, scavo. E' il discorso che facevamo prima sul dolore come forza propulsiva.

CZ: Nella mostra ci poni di fronte alla morte dell'universo e alla solitudine umana di fronte alla materia. Sempre nelle parole di Frassà: “i cieli crollano travolgendo anche le sculture equestri di Francesco Messina, le “pozzanghere” sono innalzate e finiscono per essere le uniche stelle e fonti di luce. L'artista enfatizza ancor più tale drammaticità attraverso la ricerca dei materiali e il loro accostamento: l’opera “Supernova” è ad esempio composta dal tessuto più leggero al mondo (stampa su super organza giapponese) e dal materiale più duro (rivestimento in nitruro di boro cubico). Vuoi parlarci di queste due opere?

ED: Le pozzanghere sono nate come un impulso gestuale che imprime qualcosa nella materia, l'argilla, con un gesto di forza. E questa impressione della materia l'ho accostata a una costruzione narrativa, quella dei paesini dell'hinterland milanese che impattano una zona della bassa Brianza. E il passaggio da “Pozzanghere” a "Supernova" è avvenuto identificando la pozzanghera come una porzione esatta di cielo. È stato un passaggio poetico dettato dall’urgenza di cercare un altrove. Le “Supernova”, le “Pozzanghere” e il loro relazionarsi sono una fiaba, due limiti poetici che sotto il nome di indagine artistica giocano con i limiti ontologici di nascita e morte. Gli oggetti astronomici sono un ottimo espediente metaforico per parlare della condizione umana, della nostra finitudine.

CZ: E' andare a cercare nell'infinito dell'universo qualcosa di confortante?

ED: Più che un conforto, è un punto di domanda. L'opposto di ciò che è definito. Non è un punto. È aperto. Non è detta l'ultima parola, la parola ultima non è, non esiste. Quindi nessun conforto, solo tantissimi dubbi.

Chiara Zanetti

Redazione Nerospinto

Sito web: www.nerospinto.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Direttore Responsabile
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